Impresa & Territori

Entro il mese di aprile il verdetto Ue sul dossier Mittal-Ilva

  • Abbonati
  • Accedi
SIDERURGIA

Entro il mese di aprile il verdetto Ue sul dossier Mittal-Ilva

(Ansa)
(Ansa)

La Dg Competition della Commissioneeuropea chiama in audizione i vertici di ArcelorMittal. Obiettivo: chiarire i contorni dell’operazione Ilva nell’ambito dell’indagine antitrust avviata dagli uffici dell’Unione europea, in vista della scadenza ufficiale prevista per il 4 aprile (è stata prorogata di 5 giorni lavorativi rispetto all’iniziale deadline del 23 marzo). L’incontro - presenti tra gli altri il cfo Aditya Mittal con una squadra di avvocati e di economisti, il commissario dell’Ilva Enrico Laghi e il responsabile del settore fusioni per la Commissione, Carles Esteva Mosso - si è tenuto ieri a Bruxelles .

Siamo circa a metà del percorso inaugurato dalla Dg competition lo scorso 8 novembre con l’annuncio dell’avvio della «fase due» dell’analisi del dossier. Gli operatori presenti al vertice di ieri hanno cercato di chiarire i dubbi della Commissione sull’eventualità che l’operazione comporti un rischio di concentrazione di mercato. Secondo fonti vicine al tavolo, l’occasione è servita per approfondire le posizioni di Mittal e di Ilva: nel giudizio di alcuni consulenti che hanno partecipato alla riunione il tema antitrust dovrebbe essere ampiamente superabile se il dossier sarà valutato secondo regole e prassi consuete.

Una prima analisi di Bruxelles sul dossier ha messo in luce nei mesi scorsi alcune criticità nell’offerta combinata di ArcelorMittal e di Ilva per laminati a caldo a freddo e zincati. Sarebbe però soprattutto su questo ultimo segmento, secondo molti osservatori, che ArcelorMittal si troverebbe, dopo l’acquisizione di Ilva, a superare nei fatti una soglia di concentrazione critica, in particolare nel mercato del sud Europa. In Italia ArcelorMittal possiede già, secondo le ricostruzioni di Platts, una quota di mercato del 38%, che si unisce a quella di Ilva (8%) e di Marcegaglia (6%) partner di Mittal in Am Investco Italy.

L’operazione Ilva è stata notificata alla Commissione lo scorso 21 settembre. Un mese dopo, il 19 ottobre, ArcelorMittal ha presentato una serie di impegni per rispondere ad alcune delle riserve preliminari della Commissione, la quale tuttavia non li ha ritenuti «sufficienti a fugare i seri dubbi che nutre in merito alla compatibilità dell’operazione con il regolamento Ue sulle concentrazioni» e non li ha sottoposti a verifica di mercato. La Commissione ha quindi avviato un’indagine approfondita sul tema, che richiede almeno 90 giorni lavorativi di analisi, quindi fino al 23 marzo, per adottare una decisione (la scadenza è stata poi posticipata di cinque giorni lavorativi, quindi fino al 4 aprile).

Gli accordi tra Am Investco Italy e i commissari straordinari di Ilva prevedono che la cordata non possa cercare «rimedi» al rischio concentrazione cedendo asset Ilva. In queste settimane ArcelorMittal si è mossa su altre strade, raggiungendo un accordo con Arvedi per la cessione dell’impianto della ex Magona di Piombino, che comprende laminazione, decapaggio e tre linee di zincatura. L’azienda toscana ha recentemente comunicato ai sindacati di avere conferito questi asset in un nuovo veicolo societario «nell’ambito dell’operazione finalizzata all’ottenimento dell’autorizzazione, da parte della Commissione europea ai sensi delle norme antitrust, all’acquisizione degli asset dell’Ilva in amministrazione straordinaria. Subordinatamente all’avveramento di questa condizione - prosegue la comunicazione - è intenzione di ArcelorMittal Piombino procedere al conferimento e successivamente cedere l’intero capitale» del veicolo societario a Finarvedi, holding di controllo del gruppo siderurgico cremonese.

Sempre in ottica di rimedio antitrust, a dicembre Aditya Mittal avrebbe incontrato a Roma i vertici di Cdp raggiungendo un accordo non vincolante (definito, in termini tecnici, term sheet) per valutare un investimento di 100 milioni da parte dell’ente nella cordata Am Investco Italy, corrispondente a una quota del 5-6%. L’operazione, sommata ad un’analoga mossa, già annunciata, di Intesa Sanpaolo nel capitale di Am, consentirebbe a Marcegaglia di ridurre, se non liquidare del tutto, la propria partecipazione nella compagine, eliminando così alla fonte il rischio che l’impianto di Ravenna del gruppo mantovano possa creare ulteriore concentrazione nel mercato degli zincati.

Non è escluso che l’esame dei rimedi, che dovrebbero essere presentati ufficialmente a inizio marzo, faccia slittare il verdetto di qualche settimana (comunque non oltre aprile) visto che siamo già oltre la metà dei 90 giorni previsti dall’indagine. Secondo il regolamento, è possibile estendere di altri 15 giorni lavorativi la normale durata di 90 giorni se la controparte offre rimedi in una fase avanzata. Un’ulteriore dilazione di 20 giorni è possibile invece su richiesta della controparte.

© Riproduzione riservata