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Al Sud decolla il contratto di filiera dedicato al grano tenero

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Al Sud decolla il contratto di filiera dedicato al grano tenero

Un contratto di filiera per il grano tenero italiano per tutelare i redditi degli agricoltori da un lato e fornire con continuità all’industria molitoria una materia prima con caratteristiche qualitative elevate. Quindi lo strumento del contratto di filiera già ampiamente utilizzato nel segmento del grano duro (la materia prima per la produzione di pasta) sbarca ora anche nel segmento del frumento tenero (che invece è la commodity dedicata al settore dolciario e degli altri prodotti da forno).

È quanto è stato presentato nei giorni scorsi nell’antica residenza dei Borbone (oggetto in questi anni di un lungo e approfondito restauro) del Real sito di Carditello a San Tammaro in provincia di Caserta con capofila il Molino Caputo di Napoli per la parte industriale e la Green Farm di Grottaminarda (Avellino) che ha messo insieme oltre 60 aziende agricole di Campania, Puglia, Molise, Basilicata e Lazio. Il contratto partito lo scorso anno con la partnership del Consorzio agrario di Latina ha effettuato un’importante accelerazione quest’anno con la crescita del numero di aziende agricole coinvolte e delle rispettive superfici. Gli ettari interessati in questo secondo anno sono giunti a quota 1.500 e l’obiettivo è arrivare superare la soglia dei 3mila ettari il prossimo anno. L’altro importante step appena realizzato è il lancio di un marchio ad hoc: Grano Nostrum.

Un lavoro di squadra che ha cominciato a dare frutti

«Grazie a un fitto lavoro di squadra – ha detto l’Ad del Molino Caputo, Antimo Caputo - supportato dallo studio delle diverse specie varietali, della scelta dei mezzi tecnici e della gestione dello stoccaggio, il tutto rispettando il forte legame con il territorio, a due anni dal primo contratto di filiera in Campania, sono già stati ampiamente raggiunti gli obiettivi quantitativi di produzione. Tutto ci lascia ben sperare che le coltivazioni dedicate al “Grano Nostrum” possano agevolmente raggiungere i 3mila ettari nell’annata 2018-19».

Un disciplinare di produzione improntato alla qualità
A entrare nei dettagli tecnici del contratto di filiera l’amministratore della Green Farm (l’azienda che ha coordinato la componente agricola del contratto), Michele Mennino. «Gli imprenditori agricoli che aderiscono al nostro contratto di filiera – ha spiegato Mennino – anche grazie allo staff di tecnici e consulenti messi a disposizione degli agricoltori si sono impegnati a produrre frumento tenero con un valore di 300 W (che indica la forza del grano e che colloca il prodotto al secondo posto in una scala di quattro), almeno il 13% di proteine e un valore P/L di 0,80 (indice quest’ultimo che classifica il prodotto come ’soft’ e quindi risulta più semplice da lavorare per il molino perché richiede una minore quantità di acqua). Tutti elementi insomma che delineano un prodotto con caratteristiche di elevata qualità».

Agli agricoltori riconosciute quotazioni elevate e premi

Alle aziende che riescono soddisfare questi requisiti il contratto di filiera Grano Nostrum garantisce, il ritiro dell’intera produzione, un prezzo di ritiro parametrato sul fixing della Borsa merci di Bologna (considerata in Italia per i listini dei cereali più favorevole ai produttori). Quotazioni alle quali va aggiunta una premialità di 2 euro a quintale al raggiungimento delle caratteristiche qualitative previste dal contratto e dal disciplinare di produzione. «Che le condizioni assicurate dal nostro contratto siano quantomeno ben viste da parte delle aziende agricole – ha aggiunto Caputo – è dimostrato dal fatto che diversi produttori di grano duro, in particolare in Puglia, che generalmente spuntano prezzi superiori (anche a fronte di rese per ettaro più basse rispetto al frumento tenero), stanno guardando con sempre maggiore interesse al nostro accordo. E questo sia per l’attuale trend dei prezzi del grano duro, non particolarmente favorevole, sia per le condizioni del nostro contratto che si applica per giunta a un prodotto che offre rese per ettaro superiori e che quindi può garantire una redditività maggiore».

Un prodotto dedicato alla Pizza napoletana
Il molino Caputo ha da sempre il proprio core business nelle farine dedicate alla Pizza napoletana, prodotto che sta conoscendo in questi anni una grande diffusione anche all’estero. «Stiamo vivendo anche grazie al recente riconoscimento Unesco un momento molto positivo – ha aggiunto il maestro pizzaiolo, Gino Sorbillo – che speriamo continui. Molto del merito va anche ad imprese come il Molino Caputo che offre alle pizzerie un prodotto che definirei ’sartoriale’ costruito cioè sulle nostre esigenze e che ci ha dato di certo una grande mano nell’uscire dall’angolo nel quale i pizzaioli, rispetto agli chef, spesso nel passato sono stati relegati».

«Il contratto di filiera Grano Nostrum – ha concluso il presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio – può rappresentare una grande chance per il mondo agricolo meridionale che attraverso un grano tenero 100% italiano potrà anche una maggiore spinta a proseguire il proprio decisivo ruolo di presidio dei territori».

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