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Allianz nuovo socio della Scala. Solo il Met fa meglio per fondi privati

CULTURA E IMPRESA

Allianz nuovo socio della Scala. Solo il Met fa meglio per fondi privati

Un nuovo socio fondatore permanente per la Scala di Milano. Con l’ingresso di Allianz Italia sale a dodici il numero di soci che contribuiscono alle attività della Fondazione con un minimo di 6 milioni di euro ciascuno(in cinque anni) e che, insieme con gli altri soci e partner privati della Fondazione, fanno della Scala il secondo teatro al mondo per contributi privati (dopo il Metropolitan di New York, che però gode di un diverso sistema di sgravi fiscali) e uno dei pochi in cui questo contributo supera le risorse messe a disposizione della istituzioni pubbliche. Basti pensare che, su un bilancio di 125 milioni, il contributo di Stato, Comune e Regione è di circa 41 milioni di euro, mentre quello derivante da biglietti e abbonamenti è di 39 milioni. Il resto arriva da imprese e sostenitori, anche singoli, italiani e internazionali.

La notizia del nuovo socio – il primo “fondatore permanente” ad aggiungersi dopo l’ingresso di Tod’s nel 2011 – ha però, per il teatro e per la città stessa, un significato che va al di là del valore puramente finanziario. «L’arrivo di Allianz Italia rappresenta un nuovo elemento di forza per il nostro teatro, ma è anche la conferma del momento di prestigio che sta vivendo Milano – ha detto il sindaco Giuseppe Sala, che è anche presidente della Fondazione scaligera –, della sua capacità di attrarre interesse e capitali anche da parte di grandi gruppi internazionali».L’operazione consolida infatti la presenza del gruppo in città: la multinazionale ha già investito su un altro simbolo del suo cambiamento, la Torre Isozaki nell’area di CityLife, dove è in corso il trasferimento dei dipendenti dalla sede storica, che dovrebbe concludersi in primavera con l’arrivo, in totale, di 2.800 persone.

«Per noi è un grande onore poter unire il nostro marchio a una istituzione così prestigiosa», ha commentato l’ad di Allianz spa, Giacomo Campora, ricordando che il gruppo non è nuovo alla collaborazione con il teatro scaligero ma che, ora, ha deciso di aumentare il proprio impegno, in linea con la strategia di investimenti sulla città e sul Paese seguita dal gruppo. «Crediamo molto nel modello Milano come esempio di sviluppo per tutto il Paese – ha aggiunto l’ad – e crediamo sia un dovere, da parte di gruppi come Allianz, sostenere i simboli della sua eccellenza anche culturale come la Scala». La società contribuirà al bilancio del teatro con l’apporto di 1,2 milioni l’anno per cinque anni, per un totale, appunto, di 6 milioni. In cambio, in quanto fondatore permanente, avrà dieci voti in assemblea e il diritto a sedere nel cda. Diritto al momento non esercitato, dal momento che, in base allo statuto della Fondazione, per farlo è necessario versare un contributo minimo di 3 milioni l’anno.

Soddisfatto il sovrintendente del teatro, Alexander Pereira: «La Scala non potrebbe sopravvivere senza l’apporto fondamentale dei suoi sostenitori privati – ha detto –, tante aziende italiane e internazionali, ma anche tante persone che credono in quello che facciamo». A partire dalla stagione che ha coinciso con Expo 2015 e con l’insediamento alla direzione di Pereira, la Fondazione scaligera ha infatti aumentato la produzione artistica e di conseguenza le risorse a bilancio: il budget preventivo 2018 è di 123,5 milioni (contro i 107,7 milioni del 2014), mentre il piano triennale 2018-2020 approvato dal cda lo scorso dicembre prevede 125 milioni nel 2019 e 127 milioni nel 2020. Proprio l’attuale sovrintendenza ha accelerato del resto la strategia di cooptazione di nuovi soci, con l’ingresso, negli ultimi tre anni, di cinque “fondatori sostenitori”, che garantiscono cioè un contributo di 600mila euro ciascuno: Dolce&Gabbana e Kuehne und Nagel nel 2015, Bmw e Luxottica nel 2016, Ubi Banca e Bracco nel 2017.

«I Conti sono in ordine – ha precisato il sindaco Sala – e il sostegno di privati Allianz è importantissimo, dato che per le istituzioni pubbliche è sempre più difficile trovare le risorse necessarie». Ma anche perché, in base ai nuovi criteri di ripartizione del Fus (il Fondo unico per lo spettacolo), la capacità dei teatri di ottenere finanziamenti privati sarà uno dei punti presi in considerazione dal Ministero al momento dell’assegnazione dei fondi

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