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Dossier Un anno di grandi manovre

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    Dossier | N. 4 articoliRapporto Private banking

    Un anno di grandi manovre

    Per molti protagonisti del private banking, il 2018 sarà l’anno della concretizzazione di progetti importanti. «Abbiamo archiviato uno dei migliori anni di sempre - spiega Gian Maria Mossa, ad di Banca Generali - con una crescita a doppia cifra, in tutte le principali voci di redditività, forti di un modello di business dalla crescita sostenibile. Guardiamo al 2018 con una prospettiva di sviluppo secondo alcune direttrici chiare, per superare i 60 miliardi di masse totali». Come? Nel piano di Mossa, un ruolo forte lo avrà la consulenza a pagamento. Per aumentarla, si farà leva sui servizi, anche non finanziari (dall’immobiliare alla consulenza d’impresa, fino a quella fiscale); sull’innovazione di prodotto, con la piattaforma lussemburghese, in un’ottica di protezione e diversificazione; sul miglioramento dell’attività nell’ambito del risparmio amministrato. «Siamo pronti a mettere a frutto - aggiunge il manager - le partnership con Saxobank e Bpn Paribas». Nel 2017, le masse di Banca Generali hanno raggiunto i 55,6 miliardi, l’utile netto i 204,1 milioni, le management fees i 587,1 milioni (+19%).

    Progetti ambiziosi anche per Mediolanum, che vuole diventare la banca delle Pmi. «Nel nostro Paese ci sono tante eccellenze imprenditoriali, spesso di medio calibro, che oggi sono chiamate a sfide diverse rispetto al passato - spiega l’ad, Massimo Doris -. Sfide che necessitano di flussi e stock di capitali stabili e di medio-lungo termine. Noi vogliamo essere al fianco delle Pmi in tutte quelle operazioni straordinarie e funzionali per dotarsi di un corretto assetto in termini di capitali».

    Un primo step è stato messo in piedi con l’acquisizione di una piccola ma dinamica realtà presente sul mercato e con la costituzione di una struttura interna di corporate & investment banking, affidata a Diego Selva, ex capo dell’investment banking di Bank of America Merrill Lynch, il quale sta già lavorando per ampliare il team. «È un progetto in progress, ma si è già conclusa positivamente la prima operazione di M&A e ci aspettiamo risultati interessanti nel corso del 2018 - aggiunge Doris -. Nel 2018 abbiamo già in calendario meeting con esperti e opinion maker, con l’obiettivo di illustrare i vantaggi dei Pir, grazie ai quali gli imprenditori in target possono intercettare enormi flussi di capitali in alternativa al canale bancario. La prima tappa è a Verona, il primo marzo».

    Banca Mediolanum ha nella sua customer base un’elevata componente di piccoli-medi imprenditori, serviti dai banker sul fronte dei risparmi privati; con l’area del wealth management, l’obiettivo è seguirli a 360 gradi. Nel 2017 le commissioni di gestione hanno raggiunto i 976 milioni (+15% sul 2016), grazie alla raccolta netta record in fondi e gestioni con 5,8 miliardi (anche grazie alla spinta dei Pir). L’utile netto consolidato è stato pari a 380 milioni (-3% sul 2016) mentre il totale delle masse gestite e amministrate è salito a 75,7 miliardi.

    Private banking e risparmio gestito assumono sempre più importanza anche all’interno del Gruppo Mediobanca. Nel primo semestre 2017/18, il wealth management costituisce il 25% dei ricavi consolidati, con un Roac (return on allocated capital) del 12% (pari a 1,2 miliardi). Anche in questo caso, l’obiettivo al 2019 è ambizioso: essere un operatore visibile e profittevole, con un Roac di gruppo al 20%. La clientela ad alto reddito è seguita da Mediobanca Private banking, con un’offerta integrata private banking-mid corporate. L’unità ha recentemente lanciato il progetto Equity partners investment club, il club deal a cui partecipa Mediobanca come sponsor, con clienti di spicco della banca con l’obiettivo di investire in medie aziende, principalmente del made in Italy, del valore compreso tra 200 e 300 milioni. In questa prima fase, il progetto prevede di selezionare per l’investimento cinque o sei aziende e contempla l’acquisizione sia di partecipazioni di minoranza sia di quote di controllo, a seconda delle realtà che verranno prossimamente individuate. Per ogni operazione è previsto un impegno di 80-100 milioni, all’interno delle quali Mediobanca parteciperà con il 20% mentre il restante 80% è coperto da famiglie di imprenditori clienti della banca milanese (con importi minimi di 5 milioni). Infine, Mediobanca presidia il segmento Hnwi (high net worth individual) con le attività private di Compagnie Monégasque de Banque e le attività di multi-family office di Spafid.

    Tra i piccoli, Banca Finnat punta ad aumentare in tre anni il numero di banker, da 43 a 70, e le masse dagli attuali 4 a 6,2 miliardi. L’espansione avverrà in particolare nel nord Italia e si guarda alla Svizzera per eventuali acquisizioni di piccole boutique. Anche Banca Finnat presidia il settore delle Pmi: è specialist su Aim di 35 titoli su 70 quotati.

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