Economia

Parma Capitale della cultura 2020 accelera la corsa del turismo emiliano

  • Abbonati
  • Accedi
ATTRATTIVITÀ

Parma Capitale della cultura 2020 accelera la corsa del turismo emiliano

(Ansa)
(Ansa)

La nomina di Parma a Capitale italiana della Cultura 2020 è un riconoscimento al lavoro svolto da tutta la comunità ducale per risalire la china che dal 2003, anno del crac Parmalat, e per un intero decennio ha visto la città agli onori delle cronache nazionali solo per le leccornie alimentari, dal parmigiano al prosciutto oppure per bancarotte (dal Parma calcio alle partecipate del Comune) o per la débacle sull’inceneritore. La vittoria è l’occasione giusta per riportare alla grandeur storica una culla europea di arte e di politica, capitale per secoli – coi Farnese, coi Borbone, con Napoleone – e per prendersi una rivincita non tanto contro città bellissime come Agrigento e Macerata, tra le dieci finaliste cui Parma ha sottratto il titolo di Capitale nel 2020, o contro Pistoia, cui lo scorso anno aveva dovuto chinare il capo perdendo la possibilità di festeggiare i 22oo anni di fondazione, ma contro il ruolo di gregario che si è ritrovata a svolgere lungo l’esplosiva via Emilia.

Parma si mette infatti alla guida, con il progetto premiato “La cultura batte tempo”, non solo delle altre due candidate confinanti escluse, Piacenza e Reggio Emilia, ma di tutta l’Emilia-Romagna come motore di cultura, economia e turismo. Per accelerare ulteriormente il passo della regione dopo un 2017 record non solo per crescita del Pil (+1,8%) , ma per flussi di visitatori, come hanno appena certificato i dati dell’Osservatorio turistico regionale : 57 milioni di presenze registrate lo scorso anno (+6,3% sul 2016) e 12,8 milioni di arrivi (+7,1%), performance che riportano la Riviera (con 42 milioni di presenze) agli anni d’oro del boom tedesco, anche se ora sono russi, polacchi e cechi a prediligere i bagni romagnoli. Le città d’arte come Parma mettono a segno incrementi a due cifre, ma è l’attrattività dei distretti industriali la vera sorpresa, perché tra la motor valley e Ceramic Land si registrano incrementi di presenze superiori al 16 per cento.

«Il riconoscimento del Mibact e il suo contributo economico di un milione di euro, darà una forte scossa alle risorse private per la città: finora sono stati previsti investimenti privati per 2,5 milioni di euro, più altri 1,8 pubblici, ma sono convinto ne arriveranno altri, perché essere Capitale della cultura è un’occasione unica di visibilità e sono sicuro che gli imprenditori sapranno sfruttare l’effeto volàno che si creerà», sottolinea il sindacato Federico Pizzarotti, nel 2012 primo sindaco grillino d’Italia, riconfermato per il secondo mandato nel 2017 con il movimento “Effetto Parma”. «Confermo anche la volontà di tutta l’amministrazione parmigiana di lavorare con Piacenza e Reggio Emilia – aggiunge il primo cittadino – con cui tra l’altro condividiamo già un unico tavolo turistico attraverso “Destinazione Emilia”, per mettere a fattor comune anche i loro progetti per il programma del 2020 e sfruttare i punti di contatto, massimizzare gli eventi. Siamo ufficialmente tre province ma agli occhi di un turista internazionale i nostri confini non esistono, siamo un unico sistema».

La “piccola Parigi”, la ricca città di provincia di 2oomila abitanti, cuore mondiale della food valley, ha dunque l’occasione di mettere a sistema il suo patrimonio alimentare (sancito nel 2015 con il primo titolo Unesco in Italia di Città Creativa della gastronomia), quello musicale (Verdi e Toscanini n primis), quello architettonico (Duomo, Battistero) e artistico (dipinti del Parmigianino), con il mondo del welfare, dell’università, della ricerca. Un po’ quello che da due anni stanno cercando di fare industriali come Barilla, Chiesi, Dallara, affiancati da Fondazione Cariparma, cittadini, studenti, commercianti con la piattaforma “Parma, io ci sto!” per il rilancio corale e condiviso dell’identità della città e per recuperare lo spirito pionieristico dell’antica capitale, investendo su quattro filoni: agroalimentare, formazione e innovazione, musica e cultura, turismo e tempo libero. «Il fatto che tre città dell’Emilia-Romagna siano arrivate alle finali - sottolinea il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – è la dimostrazione della vivacità e della crescita culturale del territorio, che si conferma un vasto campo di “energie diffuse». Energie diffuse: il punto di forza nonché il titolo della campagna di comunicazione avviata per l'Anno del patrimonio culturale europeo, e che vedrà il suo culmine nella settimana della cultura in Emilia-Romagna, dal 7 al 14 ottobre 2018.

© Riproduzione riservata