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Agrinnova, da Torino la caccia ai parassiti che minacciano la biosicurezza

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Agrinnova, da Torino la caccia ai parassiti che minacciano la biosicurezza

Le serre
Le serre

Un centro di competenza “ante-litteram”, specializzato sulla biosicurezza in agricoltura e sui patogeni che attaccano le colture orticole. Il team di Agroinnova, sessanta persone tra ricercatori e tecnici, fa questo di mestiere: andare a caccia di spore e studiare i metodi per limitare il più possibile i danni sui raccolti. Una struttura agile, con un presidente, Angelo Garibaldi, e un direttore, Maria Lodovica Gullino, in grado di gestire in media 15 progetti di ricerca all’anno e con entrate proprie - risorse dell’Unione europea nel 60% dei casi, per il resto risorse di privati e pmi - intorno ai tre milioni .

Un centro di competenza come quelli immaginati dalla riforma del ministro Calenda, ma nato in realtà 16 anni fa. «Le emergenze fitosanitarie sono continue - racconta il direttore Gullino - e l’arrivo di nuovi parassiti è legato alla globalizzazione e alla maggiore circolazione delle merci oltre che al fatto che la quasi totalità di sementi è prodotta in Africa, o in Asia, e questo naturalmente porta un carico di parassiti tipici di altre zone climatiche». Un esempio su tutti, la peronospora del basilico. «In questi anni - aggiunge Gullino - ci siamo focalizzati sui nuovi parassiti e per alcune tipologie, come i patogeni dell'insalata, in particolare le fusariosi della lattuga, siamo diventati un riferimento internazionale».

Agroinnova lavora su patogeni emergenti, è l'ente capofila del progetto europeo Emphasis, focalizzato sulla biosicurezza, e da pochi giorni si è aggiudicato, come partner di un ente francese, un nuovo progetto destinato a sviluppare metodi innovativi per la diagnosi, basati su tecniche molecolari, sulle nanotecnologie e sulla sensoristica. «In futuro - anticipa Gullino - avremo sempre più bisogno di metodi di diagnosi rapidi, che non abbiano bisogno di passaggi in laboratorio ma possano essere utilizzati sul campo». Le tecniche di difesa delle coltura, così come del florovivaismo, vanno dal trattamento dei semi agli interventi direttamente sulla pianta, «con l'obiettivo - aggiunge Gullino - di ridurre l'uso di agenti chimici e favorire meccanismi di resistenza e della pianta». La ricerca va in questa direzione: tecniche di difesa alternative a quella chimica, come gli induttori di resistenza o i metodi biologici, ma anche collaborazione con l'industria chimica per lo sviluppo di prodotti a basso impatto ambientale. L'agriterrorismo poi, aggiunge Gullino, è un rischio reale: «È importante far crescere la consapevolezza e aiutare le imprese a organizzarsi».

La capacità di fare rete con almeno una dozzina di altri centri di ricerca e con numerose aziende è la forza di Agroinnova, grazie anche ai 29 membri del Consiglio scientifico e ai rapporti di collaborazione costruiti negli anni, tra questi la partnership con DOW Agroscieces, azienda in capo al gigante della chimica DowDuPont. «Agroinnova e DOW sono stati partner nell'ambito di grossi progetti europei per sviluppare tecniche innovative per la disinfestazione dei terreni - spiega Gullino - inoltre Agroinnova ha organizzato e svolto per DOW una Plant Pathology Academy, corsi di approfondimento per i ricercatori DOW, nell'ambito delle iniziative di formazione che svolgiamo per conto dei privati».

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