Economia

Mozzarella e miele globali, opportunità da 15 miliardi

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INDAGINE DELOITTE

Mozzarella e miele globali, opportunità da 15 miliardi

Le mozzarelle dell’azienda casearia piemontese Casa Radicci destinate ai mercati di Cina, Corea e Giappone devono passare, prima della spedizione, per un tunnel di congelamento: dopo avere subito un trattamento a base di azoto liquido - si chiama Iqf, cioè individual quick freezing, un congelamento rapido pezzo per pezzo - vengono imballate e quindi inviate ai clienti con gli occhi a mandorla. L’export pesa oggi per il 10% sulle vendite di questa media azienda alimentare (fattura 50 milioni) piemontese, «ma con il nuovo piano triennale - spiega l’amministratore delegato, Carlo Radicci - puntiamo a triplicarlo. Ricerca e sviluppo, ma anche la capacità di selezionare personale adeguato e preparato al cambiamento, sono le leve della nostra strategia di crescita».

Radicci è una delle tante case history che testimoniano la capacità dell’industria alimentare italiana di fare innovazione. Storie di successo passate al microscopio da Deloitte che nei giorni scorsi ha pubblicato la quarta edizione dell’Osservatorio Food&Agricolture. «La maggior parte di queste aziende - spiegano i curatori dell’indagine, Eugenio Puddu e Paolo Gibello - condivide le stesse caratteristiche, vale a dire il possesso di certificazioni di qualità riconosciute sui mercati, la ricerca di un approccio sostenibile, e la presenza sul mercato da più di un decennio». Queste aziende, secondo le previsioni dell’indagine di Deloitte, hanno un potenziale di crescita di 15 miliardi di euro nel prossimo triennio.

In Italia le aziende attive nell’agroalimentare sono circa 8.300, per un fatturato aggregato pari a circa 125 miliardi e un numero di dipendenti che supera quota 340mila. Nel quinquennio 2012–16 il fatturato del settore è aumentato del 22 per cento. «In un momento in cui il settore sta dando prova di forza e vitalità - aggiunge Puddu - per le aziende è tempo di cogliere le potenzialità prodotte dall’innovazione in ambito produttivo e distributivo, ma anche rinnovando l’attenzione nei confronti di un consumatore sempre più consapevole, informato e capace di apprezzare prodotti di qualità e rispettosi dell'ambiente».

Tutte le diverse specializzazioni del cluster hanno riportato performance positive negli ultimi anni, in particolare quella dei prodotti dietetici (+56%), quella del tè e del caffè (+35%) e quella delle conserve (+41%). «I vecchi paradigmi interpretativi - sintetizza Gibello - sono da rimuovere. Queste sono aziende che sanno interpretare la trasformazione digitale, innovando a 360 gradi, non solo nella produzione ma anche nella distribuzione, nel rapporto con i clienti, nel packaging».

Il rapporto ha messo a confronto le esperienze di innovazione di realtà leader nel proprio settore di riferimento. Paradigmatiche, da questo punto di vista, storie aziendali come quella di Mutti (pomodoro), che solo nel 2016 ha investito 2,5 milioni nella filiera, valorizzando il merito attraverso modalità condivise di incentivazione: riconoscimenti economici per gli agricoltori conferenti, che hanno agito in termini di buone pratiche di programmazione, raccolta e carico. Altro caso di eccellenza è quello di Noberasco (frutta secca e disidratata) che ha lavorato sul prodotto, cercando risposte adeguate ai macrotrend che caratterizzano il consumo: «abbiamo dovuto rinforzare la ricerca e il purchasing - spiega il ceo, Matteo Noberasco -, con l’obiettivo di proprre sul mercato soluzioni e prodotti sempre più nuovi». Tra i case history isolati dall’indagine di Deloitte anche quello di Matrunita (miele): gli investimenti sulla supply chain hanno permesso all’azienda di essere presente nei principali Paesi produttori, dove il miele viene acquisito direttamente, senza ricorrere a intermediari.

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