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Con la maxi-commessa di Seul anche Spm va a medaglia

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SPORT & IMPRESA

Con la maxi-commessa di Seul anche Spm va a medaglia

Reti di protezione e materassi per fortuna non le sono serviti. Nel caso, la sicurezza di Sofia Goggia sarebbe stata comunque affidata al made in Italy, così come del resto il suo pettorale. È infatti la varesina Spm ad aver fornito a Seul il materiale tecnico necessario per l’allestimento delle principali discipline, discesa libera inclusa. Storia davvero unica quella dell’azienda, nata nel 1954 per lavorare sigilli in plastica e metallo (Spm, appunto) e oggi diventato brand di riferimento globale in due nicchie di mercato oggettivamente distanti: i sistemi di sicurezza negli sport invernali e gli “stemmi” per il mondo dell’auto. «Ma alla base - spiega Giovanni Berutti , seconda generazione imprenditoriale - ci sono le competenze nella lavorazione e nello stampaggio, grazie alle quali riusciamo a competere». Ai massimi livelli, come dimostra l’ultima commessa in Corea del Sud, per garantire alle Olimpiadi invernali di PyeongChang il materiale chiave per gareggiare: dalle reti di protezione ai materassi, dai pali da slalom ai teli per le porte, dai delimitatori delle corsie alle transenne. Per finire con i pettorali, 20mila, che gli atleti indossano in tutte le discipline. «Solo per la discesa libera - spiega l’imprenditore - sono stati previsti 18 chilometri di protezioni, realizzate osservando stringenti regole di sicurezza, che nel tempo si sono evolute. Area che noi presidiamo con una continua attività di ricerca, con calcoli complessi che devono tenere conto degli impatti sulle reti fisse e su quelle mobili».

Solo negli ultimi sei mesi da Varese sono partiti una decina di container diretti in Corea del Sud, «tutti per via aerea - aggiunge Berutti - perché il cliente ha preso molte decisioni all’ultimo momento». La commessa, di portata triennale (quasi 2,5 milioni), ha contribuito a spingere i ricavi di Spm al nuovo massimo storico (28 milioni), allargando ancora il perimetro dell’organico (208), aumentato di quasi trenta unità negli ultimi due anni.

L’ingresso nel mondo degli sport alpini è un risultato dell’ingegno, esito di un brevetto del 1979 del padre di Giovanni, Giampiero: il palo snodabile per lo sci che ha rivoluzionato le gare di questo sport. Da lì in poi gli sviluppi si sono allargati a sistemi di sicurezza, teli e protezioni, consentendo all’azienda di vincere più volte le gare per fornire materiale a mondiali, campionati e Olimpiadi. «Oggi - spiega l’imprenditore - in almeno sei gare su dieci di coppa del mondo ci sono i nostri prodotti».

La parte preponderante del business è però altrove, nella fornitura di stemmi e loghi per i costruttori di auto di tutto il mondo, producendo emblemi, sigle o targhette per interni, frontali, cofani o ancora ruote. In Italia, ad esempio, con la Maserati Levante, per cui l’azienda produce quasi tutti i loghi. Oppure con Porsche: grazie ad una maxi-commessa appena finalizzata, fino al 2024 l’emblema sul volante di tutte le vetture della casa di Stoccarda sarà “made in Varese”. Ma il cliente più estroso e in questi giorni probabilmente più prestigioso è certamente la statunitense Tesla, che ha scelto Spm come fornitore degli emblemi delle ruote del nuovo modello. Loghi che attualmente sono in viaggio verso Marte, insieme alla Roadster “pilotata” da Starman.

Successi che l’azienda vuole cavalcare fino in fondo senza distrazioni, preparandosi al futuro con una nuova tornata di investimenti tra nuovi spazi produttivi e macchinari “connessi”. «Mai abbiamo investito tanto come in questo biennio - spiega l’imprenditore - perché l’apparato di incentivazione 4.0 è effettivamente formidabile. L’occasione è unica: o lo fai adesso, oppure mai più».

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