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Cessione Lucchini, Jindal prende tempo per firmare

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SIDERURGIA

Cessione Lucchini, Jindal prende tempo per firmare

Cevital e Jindal south west hanno trovato un’intesa per il passaggio di proprietà degli asset della ex Lucchini. Il gruppo algerino è pronto a cedere l’intero sito produttivo di Piombino (oggi controllato dalla società Aferpi) agli indiani. L’accordo (giuridicamente si dovrebbe trattare di una lettera d’impegno) dovrà ora essere ratificato dai rispettivi Consigli di amministrazione e sarà necessaria una due diligence, che richiederà circa tre settimane di tempo.

«L’accordo per la cessione sarà firmato questa mattina per ragioni di fuso orario - aveva detto ieri sera il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, al termine di una trattativa durata l’intera giornata -, il closing è previsto entro fine marzo. Sono soddisfatto, anche se in questi casi dobbiamo essere prudenti» ha aggiunto.

Questa mattina la doccia fredda, con la firma del chairman del gruppo indiano, Sajjan Jindal. Alla domanda se ci siano rischi per l’operazione, Calenda ha risposto: «spero non ci siano ma ci vuole prudenza , finche non vedo la firma ci sono sempre rischi. Abbiamo atteso la firma da parte di Jindal - ha detto il ministro lasciando la sede del Mise - che però era in Corea del Sud e sta rientrando in India dove deve riunire il board. Loro hanno in mano il
documento firmato dall’Algeria». Fonti vicine alo staff di Jindal in Italia hanno riferito che «la firma ci sarà, samo in buona fede, bisogna solo definire i dettagli». A sua volta il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, «gli indiani hanno chiesto tempo per effettuare alcuni approfondimenti circa i termini dell’intesa».

L’intesa di massima è stata raggiunta ieri al tavolo del Mise, convocato per accelerare una transizione dalla gestione Cevital a una nuova fase che negli ultimi mesi si era arenata nelle secche di uno scontro giuridico tra il Governo e l’attuale proprietà algerina, bollata come «inadempiente» dallo stesso esecutivo.

Al tavolo di ieri Calenda si è presentato con una bozza di istanza di ammissione all’amministrazione straordinaria già in tasca, ma con l’obiettivo di favorire un accordo tra Jsw e il gruppo algerino. Il dialogo tra i due soggetti è proseguito nelle ultime settimane tra alti e bassi senza che ci sia mai stata veramente la sensazione di una vera accelerazione; a mantenere la distanza tra le parti, secondo il parere di fonti vicine alla trattativa, è stata soprattutto la divergenza sul prezzo. Ieri il Mise ha favorito la stretta finale, invitando a una riunione «ristretta», a margine del tavolo, il rappresentante di Jsw in Italia, Virendar Bubbal e l’amministratore delegato di Cevital, Said Benikene, collegati via telefono con i rispettivi staff legali in India e in Algeria.

Se l’intesa sarà validata da Jindal, la scadenza in agenda per il futuro della ex Lucchini è quindi fissata al 31 marzo. Successivamente al closing, fanno sapere i sindacati esprimendo un giudizio positivo sull’intesa, potrà partire il confronto sindacale riguardo il piano industriale e gli investimenti necessari per il rilancio dell'impianto.

I programmi di Jsw per Piombino sono stati illustrati la scorsa estate in via ufficiosa al sindaco Massimo Giuliani e al presidente della Regione Enrico Rossi, oltre che al commissario della ex Lucchini, Piero Nardi e ad alcuni esponenti del Governo. Jsw (ha perso in cordata con AcciaItalia la gara per gli asset Ilva) avrebbe manifestato l’intenzione di riavviare l’altoforno, spento da quattro anni . Secondo le prime indiscrezioni, i treni vergella e barre non sono al centro degli interessi del gruppo indiano, mentre per il treno rotaie non è da escludere un ruolo per Rfi, che in questi messi ha approcciato il dossier.

Il gruppo indiano ha invece intenzione di investire in un nuovo laminatoio per produrre coils. Il core business di Jsw, che in generale punta a portare da 18 a 40 milioni di tonnellate la capacità produttiva del gruppo, sono i laminati piani. La perdita di alcuni clienti (Marcegaglia, per esempio, comprava 400-500mila tonnellate, ora dirottate su Ilva) e la graduale chiusura delle frontiere europee ha convinto l’operatore indiano della necessità di una base produttiva in Europa.

Resta da sciogliere il nodo del rapporto con il territorio. L’altoforno è spento da tempo e il riavvio potrebbe essere mal tollerato da parte della città (anche se un’eventuale ripartenza dovrebbe avvenire senza l’utilizzo della cokeria, ma con importazione di carbon coke, di cui Jsw pare abbia grande disponibilità). La «variante Aferpi», approvata dal Consiglio comunale piombinese per agevolare il piano industriale ipotizzato dal gruppo algerino, prevede però lo spostamento dell’area a caldo lontano dalla città (in località «Padule»), ipotesi che rischia di rallentare la messa a terra degli investimenti di Jindal, che ha bisogno di essere operativa in breve tempo, per sfruttare la fase positiva di mercato ed eventualmente arginare il rilancio di Ilva ad opera di ArcelorMittal. La sconfitta nella gara per Taranto brucia ancora, e Piombino è un’occasione strategica.

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