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Passadore fa entrare in banca il pilates per i dipendenti

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credito e welfare

Passadore fa entrare in banca il pilates per i dipendenti

In banca adesso si fa pilates. Nessun errore, è proprio così, pilates. Siamo nel quartiere Piccapietra, a Genova, nella banca dove gli Npl non sono un problema e si pensa al benessere dei lavoratori. Ancora una volta nessun errore, è proprio così. Alla Banca Passadore i non performing loan non sono un tema e gli indicatori del 2017 (il bilancio deve ancora essere approvato) saranno in miglioramento rispetto al 2016, quando la raccolta diretta è stata 2,444 miliardi, quella indiretta 4,400 miliardi, gli impieghi 1,7 miliardi, il patrimonio 167,622 milioni, l’utile netto 15,143 milioni.

È una gestione fondata sulla prudenza quella della famiglia che guida la banca dal 1888, quando fu fondata dal capostipite Luigi, il cui ritratto, che sovrasta enormi libri contabili di inizio 900, accoglie i clienti nella sede genovese. Tutta marmi pregiati, bianchi e neri, intrecciati in bellissime geometrie, e lussuose boiserie. Soffitti foderati, anche loro, per attutire i suoni perché qui, dove entra ed esce una clientela molto facoltosa, la privacy va oltre la linea gialla. E se la banca chiuderà il 2017 con risultati record, per il sesto anno consecutivo, è il segno, dicono i top manager, che i suoi lavoratori (400), hanno lavorato bene. In un contesto come questo, ha preso corpo il tema del rafforzamento della condivisione dei risultati, al di là dell’integrativo negoziata con il sindacato che comprende, tra l’altro, il premio, le polizze sanitarie integrative, la previdenza complementare. Le forme sono molteplici, ma tutte guardano alla valorizzazione del tempo liberato. Come conferma l’hr manager, Pierfranco Ramone, «i lavoratori sono sempre più attenti al work life balance e, in maniera proattiva, abbiamo cercato di costruire intorno a loro una rosa di benefit e servizi che potessero aumentare il loro benessere». In puro stile Passadore.

Se entriamo nella sede di Genova, all’ultimo piano, attraversata l’area dei salottini, dove i clienti si accomodano per discutere della gestione dei propri beni, ci si ritrova in un salone delimitato da ampie vetrate che si aprono su un roofgarden: qui si può passare la pausa pranzo, all’ombra dei grandi ombrelloni bianchi, su comode sedie a sdraio. Un nido aziendale a totale carico dell’azienda accoglie i figli dei dipendenti della sede genovese (nelle altre 23 filiali c’è un contributo per chi ha figli al nido). All’ingresso, ad accogliere i bancari c’è un concierge che si occupa del ritiro della spesa, dei pacchi, delle analisi e dei farmaci, così come dei servizi postali e di commissioni varie. L’elenco è lungo e arriva fino al fiore all’occhiello del pacchetto benessere, la palestra, che ha trovato spazio dove un tempo sorgeva l’ufficio posta. Prendendo il posto delle lettere cartacee, le mail hanno contribuito a liberare un ampio spazio al piano terra, dove è stata ricavata una palestra con attrezzi di ultima generazione e una sala corsi: in pausa pranzo o dopo il lavoro i bancari vengono qui ad allenarsi con le macchine o a fare pilates. A seguirli è uno di loro, Massimo Lambiase, bancario diplomato Isef che dopo quasi 40 anni tra titoli e bonifici, adesso si dedica alla sua grande passione, lo sport. Il trainer dei loro bancari i Passadore lo hanno cercato all’interno, con la stessa attenzione con cui selezionano ogni nuovo dipendente.

Il turn over qui è molto basso (dal 2013 il rapporto entrate uscite è stato mediamente di 4 a 1, spiega Ramone) e gli investimenti in formazione e tecnologia sono una chiara priorità. Un intero piano della sede di Genova è occupato dagli ingegneri della banca Passadore che sviluppano programmi, implementano la sicurezza e sviluppano le app. Senza alcuna mira a spingere il cliente a fare da sé o a immaginarsi la robobanca perché questa è la banca della relazione personale e della consulenza personalizzata. E sui lavoratori si ragiona in termini di retention e benessere.

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