Economia

I pagamenti nell’era digitale corrono verso i 100 miliardi

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addio al contante

I pagamenti nell’era digitale corrono verso i 100 miliardi

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È il 2017 l’anno della maturità per i pagamenti digitali più innovativi, quelli contactless e in mobilità. Complessivamente lo scorso anno sono trasferiti in operazioni di compravendita per beni e servizi consumer e tra persone 46 miliardi di euro, con un +50% sul 2016. Se questo trend resterà costante nel 2020 si raggiungeranno i 100 miliardi. Con le più tradizionali carte di credito e debito si è arrivati, secondo le stime preliminari, a 220 miliardi (+10%).

Di fatto, il 28% dei consumi delle famiglie italiane è stato saldato con una tessera di plastica che viene usata un po’ più spesso. Il numero di pagamenti pro capite con carta lo scorso anno ha raggiunto le 57,4 transazioni contro 50,7 del 2016. L’Italia nell’area Ue si posiziona nella parte bassa della classifica e conquista la 24a posizione, ma sorpassa la Germania. C’è però un calo dell’importo medio a 62,6 euro dai 64,5 euro dell’anno prima. È quanto rivela l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano che sarà presentato mercoledì.

«In Europa il numero delle transazioni pro capite è intorno alle cento l’anno ma in Svezia e Danimarca si superano le 300 - segnala Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce -. Siamo tra i primi per capillarità delle infrastrutture e per numero di Pos per milione di abitanti. Gli strumenti ci sono, ora si deve lavorare per fare percepire a esercenti e clienti i benefici».

Gli incrementi registrati dipendono in buona parte dal successo delle forme più innovative dei pagamenti digitali, in particolare quelli legati all’ecommerce e quelli in mobilità con lo smartphone (si veda il grafico accanto). I primi hanno superato di poco i 20 miliardi (+10%), mentre quelli in mobilità sfiorano i 7 miliardi con un +60 per cento. Spiccano il volo (+150%) quelli contactless (sia con tessera che smartphone) a 18 miliardi, con 400 milioni di transazioni, e oggi sembrano avere imboccato una curva di crescita esponenziale. Secondo le previsioni del Politecnico nel 2020 varranno tra i 50 e i 90 miliardi.

Ci sono poi gli incassi transati con i mobile Pos utilizzati da artigiani, tassisti e professionisti, arrivano a 900 milioni (+9%). I terminali attivi sono circa 90mila (+6%) e, se l’offerta si evolverà, nel 2020 si arriverà a un transato tra i 1,1 e i 1,3 miliardi. «I consumatori segnalano difficoltà nel saldare in elettronico, a volte il Pos non è presente o non funziona - avverte la responsabile dell’Osservatorio -. Per convincere esercenti, artigiani, professionisti e consumatori servono incentivi e altri benefici per fare evolvere l’approccio culturale. C’è molto da lavorare e bisogna dare uno o più motivi validi perché questa modalità venga accettata».

C’è poi il recente filone dei trasferimenti di cash tra privati come, per esempio, con la app di PostePay. Un segmento in cui sono stati scambiati nel 2017 solo 50 milioni, con un raddoppio sul 2016, ma in prospettiva potrebbe crescere in modo dirompente grazie ai millennials. «I giovani sono predisposti culturalmente a pagare in digitale, acquistano online e alcune volte lo fanno per ragioni di etica sociale e di lotta al sommerso - premette Valeria Portale -. Abbiamo anche osservato che piace agli adulti e il maggior numero degli utenti di mobile wallet è tra i 25 e i 54 anni. Il servizio conquista e si diffonde con il passaparola».

C’è un’altra area che ha tutti i presupposti per una crescita dirompente: è quella del mobile remote commerce. Secondo l’Osservatorio sono stati superati i 5,8 miliardi (+65%) di transato, pari a un quarto dell’ecommerce nazionale. Questo è solo l’inizio perché entro il 2020 l’ecommerce in mobilità varrà tra gli 13 e i 16 miliardi. O più se si affermeranno app come Ikea Place che permette di “vedere” il mobile nell’ambiente di casa propria e di acquistarlo con un click.

Con lo smartphone si pagano anche servizi come il parcheggio, il biglietto del bus, i bollettini, le ricariche telefoniche, il car sharing o il taxi. Sono tutti mobile remote payment che complessivamente si avvicinano agli 800 milioni (+35%) di transato. Certo, il trend di crescita negli ultimi anni vede un certo rallentando, ma il mix sta adattandosi alle nuove abitudini. Si fanno più ricariche e cresce la componente dei servizi in mobilità, dal parcheggio al bike sharing.

Lo scorso anno ha anche visto un debutto: quello dei pagamenti di prossimità con smartphone nei negozi che hanno fatto segnare 70 milioni di transato. A dare il via è stato l’arrivo di Apple Pay, ma non mancano le piattaforme nazionali come Jiffy e Satispay, start up che ha intermediato più della metà del valore 2017. Nel giro di pochi mesi sono state introdotte decine di soluzioni e, se questa modalità prenderà piede, tra tre anni potrebbe intermediare tra i 3,2 e i 6,5 miliardi. È destino che i borsellini rapidamente si trasformeranno in digitali.

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