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In Europa riesplode la guerra dello zucchero nel vino

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In Europa riesplode la guerra dello zucchero nel vino

L’Italia fa riesplodere la guerra Ue sullo zucchero nel vino. Una contrapposizione che da oltre trent’anni contrappone produttori del Nord e del Sud Europa e che in tempi recenti era stata composta all’interno delle diverse riforme dell’Organizzazione comune di mercato del vino. Stavolta invece si è improvvisamente riaccesa. La scintilla è stata un negoziato molto tecnico: quello sulle regole per indicare gli ingredienti del vino in etichetta. Lunedì infatti sarà presentata al Commissario Ue alla Salute, Vytenis Andriukaitis, una proposta messa a punto dall’intera filiera del vino europea riunita nelle due associazioni Ceev (per la parte industriale) e Copa Cogeca (che invece rappresenta i produttori agricoli e i rappresentanti della cooperazione).

Da fonti che hanno partecipato ai negoziati è emerso che su molti punti della proposta era stato individuato un compromesso tranne che su uno: l’indicazione dello zucchero. Per i produttori dei paesi mediterranei (ai quali il ricorso allo zucchero è vietato) l’utilizzo del saccarosio per “arricchire” il contenuto alcolico dei vini va – quantomeno - indicato in etichetta. Per i produttori invece del Nord Europa (ai quali lo “zuccheraggio” è consentito) l’uso del saccarosio non lascia residui nel vino e quindi non va annoverato tra gli ingredienti.

“Per i produttori dei paesi mediterranei l’uso del saccarosio per “arricchire” il contenuto alcolico va indicato in etichetta”

 

La questione è ben più complessa della semplice aggiunta o meno di zucchero ai mosti d’uva. La pratica dell’arricchimento con saccarosio infatti consente di innalzare la gradazione alcolica dei vini che prodotti in aree meno vocate o esposte a climi più freddi spesso non presentano la gradazione alcolica minima per essere immessi in commercio. E questo avviene nei paesi del Nord Europa come Germania e Austria e anche in parte della Francia. Il ricorso allo zucchero è espressamente invece vietato nei paesi Mediterranei nei quali i climi più caldi favoriscono una maggiore gradazione alcolica naturale nelle uve.

La realtà però è che spesso anche nei paesi Mediterranei come l’Italia, in particolare nelle regioni settentrionali e in annate sfavorevoli, il contenuto alcolico naturale dei mosti d’uva risulta insufficiente. Anche in quei casi si può effettuare l’arricchimento ma soltanto ricorrendo ad altri mosti d’uva (spesso prodotti in regioni del Sud) che presentano un contenuto di alcol più elevato.
La differente opzione non è priva di conseguenze. Innanzitutto perché arricchire un vino ricorrendo allo zucchero invece che a mosti d’uva presenta costi molto inferiori e finisce per generare così un significativo vantaggio competitivo a favore di chi può ricorrere all’aggiunta di saccarosio.
Da qui innumerevoli battaglie prima per cercare di ridurre o cancellare la pratica dello zuccheraggio, poi per cercare di obbligare chi utilizza lo zuccheraggio almeno ad indicarlo in etichetta. Tutte offensive che nel tempo sono rigorosamente fallite. Come rischia di fallire anche l’ultima chance quella di obbligare chi ricorre al saccarosio all’indicazione in etichetta nell’ambito di un nuovo regolamento proprio sulla menzione in etichetta degli ingredienti del vino.

«Ipotesi sulla quale il Copa Cogeca ha chiesto un voto a maggioranza tra i produttori agricoli e le cooperative europee – spiega la coordinatrice del settore vino dell’Alleanza delle cooperative italiane, Ruenza Santandrea –. Un voto al quale non abbiamo voluto partecipare prima ancora di risultare sconfitti. Il punto è che nel dibattito su quali siano gli ingredienti del vino risulta prevalente la posizione di chi, a differenza nostra, non ritiene tale lo zucchero. Noi invece siamo convinti che se un’azienda ricorre al saccarosio lo debba indicare in etichetta. È per questo che, coerentemente con la difesa degli interessi italiani, abbiamo deciso di fare un passo indietro».

“Occorre smascherare in etichetta l’inganno dell’aggiunta dello zucchero. I consumatori lo devono sapere”

Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti 

Ancora più dura la Coldiretti secondo cui «occorre smascherare in etichetta l’inganno dell’aggiunta di zucchero». «La revisione delle norme sull’etichettatura delle dichiarazioni nutrizionali e degli ingredienti – ha spiegato il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo - va colta per consentire finalmente ai consumatori di sapere se il vino che bevono è stato ottenuto o meno con l’aggiunta di zucchero. Nascondere queste informazioni sarebbe un inganno per il mercato e per i produttori che non ricorrendo allo zuccheraggio subiscono una concorrenza sleale».

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