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Al Sud aumentano le emissioni di mini-bond

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Al Sud aumentano le emissioni di mini-bond

«È necessario far crescere le piccole imprese e la finanza innovativa può essere molto utile in questo senso», così la pensa Carlo Robiglio, presidente della Piccola Industria di Confindustria, ha detto il leader delle pmi italiane che ha partecipato ieri al seminario “Finanza innovativa per la crescita delle imprese: i minibond”, promosso dall’Unione industriali di Napoli.

Il 4° Report italiano sui Mini-bond del Politecnico di Milano ha registrato 467 emissioni totali di cui 398 sotto i 50 milioni, in particolare censisce 170 emissioni di pmi nel 2017 e 147 sotto i 50 milioni. Si individua, insomma, una tendenza in crescita, in concomitanza anche con il rafforzarsi dei segnali di ripresa economica. Secondo l’Osservatorio Mini-Bond, inoltre, nel 2017 le società italiane che si sono finanziate attraverso emissioni obbligazionarie di importo inferiore a € 50 milioni hanno raccolto 3,2 miliardi. Gran parte delle imprese emittenti sono localizzate al Nord, ma anche le regioni del Mezzogiorno hanno dato il loro contributo. Le imprese localizzate al Sud, che hanno collocato mini-bond nel 2017, sempre per importi sotto i 50 milioni, sono state 15, con un buon aumento rispetto al 2016 (erano 10) e hanno raccolto 270 milioni. La Campania nello specifico è la regione più rappresentata al Sud, con 9 emittenti nel 2017. Due di queste avevano già collocato titoli sul mercato in anni precedenti (Tecnocap e Proma) mentre le altre sono alla prima esperienza sul mercato. Quasi tutte sono imprese manifatturiere. «Le potenzialità per lo sviluppo del mercato dei mini-bond sono interessanti nelle regioni del Mezzogiorno – dice Giancarlo Giudici, professore associato di finanza, direttore scientifico dell’Osservatorio Mini-Bond – perché in Campania non mancano Pmi sane che operano in settori tradizionali dell’industria, come la filiera agroalimentare, la meccanica, il tessile-abbigliamento-moda, che attraverso i mini-bond potrebbero finanziare progetti di sviluppo di medio-lungo termine e aprire le porte al mondo degli investitori istituzionali, e perché no in futuro anche al mercato borsistico».

«Per ripartire, dopo la crisi, c’è bisogno di liquidità. Il supporto del credito e della finanza innovativa è dunque fondamentale. Tanto più che gli affidamenti bancari sono spesso concessi soprattutto in base ai dati “storici”, cioè gli ultimi bilanci già chiusi, non esaltanti negli ultimi anni a causa della crisi», precisa il presidente di Confindustria Campania, Ambrogio Prezioso.

Esemplari alcuni casi. Marco Molino, dg di Boni Spa, azienda piemontese che opera nel facility management, racconta un’esperinza di forte accelerazione della crescita in seguito all’emissione di titoli obbligazionari. Mentre dal Sud giunge la testimonianza di Mychoice, impresa che produce borse e accessori di alta gamma: ha varato un piano che parte dalla emissione di mini- bond, per poi, nel medio periodo, sbarcare in Borsa. «Abbiamo deciso di attuare un piano di espansione puntando sulla finanza alternativa – racconta Mariano Di Lillo – in vista dell’acquisizione di una conceria e dell’integrazione di filiera». Mychoice conta un organico di 250 addetti e un fatturato realizzato per l’85% all’estero.
Altro esempio di impresa meridionale che ha già emesso mini-bond è quello di Proma, che produce componenti per auto, in particolar modo per Fca. Proma, con il supporto di Sace e del Fondo di sviluppo per l’export, ha emesso bond per 10 milioni serviti a ampliare la sede in Sud America e allo sviluppo di nuove attività.

Quale il ruolo delle istituzioni? «La presenza di una Finanziaria regionale induce le pmi a diversificare le fonti di approvvigionamento di denaro», fa notare Alessandro Imbimbo della Frigiolini & partners. Una provocazione a cui replica l’assessore alle Attività produttive della Regione Campania, Amedeo Lepore, che annuncia: «La controllata Sviluppo Campania sarà trasformata in una Finanziaria regionale. E avrà le risorse necessarie per operare in questa veste».

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