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Dati e creatività per innovare: tra le aziende si diffonde il…

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Dati e creatività per innovare: tra le aziende si diffonde il «Design Thinking»

Il termine è di quelli complicati, un po’ astratti, la cui associazione ad azioni e operazioni concrete è tutt’altro che immediata. Eppure, il «Design Thinking» si sta diffondendo con grande rapidità tra le aziende, sia come strumento adottato per affrontare i processi di innovazione, sia viceversa come offerta di servizi a sostegno di tali processi. Lo rileva il nuovo Osservatorio del Politecnico di Milano dedicato proprio al Design Thinking.

Vediamo innanzitutto di che cosa si tratta: con questo termine si indica un approccio alternativo ai processi di innovazione, adottabile da manager, imprenditori o consulenti, «che punta a integrare capacità analitiche, supportate da metodologie e tecniche quantitative, con attitudini creative basate su processi di inferenza più sintetici e diretti», si legge nell’Osservatorio.

«Il Design Thinking è ciò che aiuta imprese e consumatori a orientarsi in un mondo sommerso dalla tecnologia e dall’informazione – spiega Roberto Verganti, responsabile Scientifico dell’Osservatorio Design Thinking for Business -. Le imprese italiane non devono farsi trovare impreparate, perché in un’epoca di crescente pervasività della tecnologia e dell’informazione, il valore aggiunto di un’impresa sarà la capacità di coinvolgere i lavoratori nei processi creativi e nei cambiamenti organizzativi e creare prodotti e servizi che abbiano un valore e un significato per gli utenti».

Alla base del Design Thinking, osserva Francesco Zurlo, responsabile scientifico
dell’Osservatorio Design Thinking for Business, «c’è un cambiamento di prospettiva in grado di supportare modelli e atteggiamenti manageriali innovativi –. Le imprese erano già consapevoli di non poter sopravvivere senza innovare, ma spesso tendevano a concentrarsi prevalentemente sullo sviluppo di nuove idee piuttosto che sulla loro capacità di creare valore. In questo senso la ricerca dimostra come il Design Thinking possa supportare non solo i processi creativi, ma anche la fase di esecuzione e l'accelerazione dei processi di
innovazione».

Sulla base del campione analizzato dal Politecnico (60 aziende che adottano il Design Thinking e 150 start up che offrono strumenti e soluzioni di questo genere), sono stati evidenziati quattro modelli principali di DEsign Thinking, a seconda delle necessità. il «Creative Problem Solving» è l’approccio più diffuso (l’81% del campione) e consiste nell’innovare comprendendo i bisogni dell’utente e immaginando la più elevata gamma di soluzioni possibili per rispondere alle sue esigenze, per poi restringere il campo fino a trovare la
soluzione dominant.È il sistema preferito dagli studi di design. La «Sprint Execution» (49%) è invece un approccio che punta a realizzare un prodotto pronto per essere lanciato sul mercato e in linea con le esigenze degli utenti, che viene poi migliorato dopo aver analizzato l’interazione e la reazione dei consumatori. È l’approccio scelto dalla totalità delle agenzie digitali analizzate. Il terzo modello (34%, adottato soprattutto dai consulenti strategici) è la «Creative Confidence», che punta principalmente sul coinvolgimento delle persone per creare e alimentare una cultura organizzativa e una mentalità adatte ad affrontare con fiducia i processi di innovazione . Infine, l’«Innovation of Meaning», è l’approccio col quale le imprese ridefiniscono la visione aziendale, i messaggi e i valori legati ai prodotti e ai servizi che offrono.

Va detto che, delle 150 start up a livello internazionale individuate dal Politecnico (che hanno raccolto finanziamenti per 908 milioni di euro), solo tre sono italiane. Segno che il nostro Paese è ancora in ritardo su questo ambito.

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