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Edilizia, fuga dal contratto Effetto dumping nei cantieri

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Edilizia, fuga dal contratto Effetto dumping nei cantieri

«Le sembra normale che una delle società che ha fatto la pavimentazione dove sono state insediate le casette per i terremotati di Amatrice abbia applicato ai lavoratori il contratto del verde, quello dei florovivaisti? Fare un massetto, lo sa anche un bambino di 10 anni, è un’opera edilizia e il contratto deve quindi essere quello dell’edilizia». Stefano Macale è un segretario nazionale della Filca Cisl e, girando nei cantieri d’Italia, si è imbattuto in molte storie che possono essere messe tutte insieme sotto il cappello del dumping contrattuale: nell’edilizia, questo fenomeno riguarda un lavoratore su cinque che svolge lavori edili ma ha un contratto della meccanica o dei multiservizi, per non dire un contratto pirata. «L’anno scorso nei cantieri ci sono stati 800mila accessi - calcola Macale -. Contando che fisiologicamente un 30% dei lavoratori che accedono ai cantieri appartiene a categorie diverse dall’edilizia, mancano all’appello del nostro contratto oltre il 20% dei lavoratori». Proprio per questo Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil hanno fatto una proposta di legge per l’applicazione di un solo contratto per tutti i lavoratori in cantiere.

Nelle costruzioni, più che in altri settori, la crisi ha lasciato il segno. Il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, ricorda che «dall’inizio della crisi ad oggi abbiamo perso oltre 600mila addetti diretti. Fino al 2008 lavoravano in edilizia più di un milione di persone, oggi sono circa 500mila gli addetti». Dato questo quadro generale, la fuga dal contratto delle costruzioni mette a rischio la competitività delle imprese. «Quando si eseguono lavorazioni previste dal nostro contratto di lavoro va applicato il nostro contratto. L’uso di contratti alternativi fa sì che vi sia una diversa regolazione che grava sulla competitività delle imprese che rispettano le regole», continua Buia. E questo non è di poca importanza sia nel pubblico che nel privato. Con una differenza perché «nel pubblico siamo riusciti a inserire una norma nel codice appalti che prevede che si usi il contratto dell’edilizia per le lavorazioni previste dal nostro contratto - precisa Buia -. Nel privato, invece, c’è maggiore anarchia e non vi è stato finora un intervento del legislatore che abbia chiarito questi concetti. Noi non pretendiamo, sia chiaro, che ai lavoratori di altre categorie industriali, che entrano nei cantieri, venga applicato il nostro contratto, ma è una distorsione del mercato vedere operai che hanno il contratto dei meccanici e fanno opere edili. Il legislatore deve però normare con chiarezza le sfaccettature del nostro settore, altrimenti le imprese di costruzioni saranno così penalizzate da non poter sostenere il peso della concorrenza».

Nell’edilizia il dumping contrattuale interseca due fenomeni. Il primo è quello dei contratti cosiddetti pirata che in questo settore sono più difficili da applicare che in altri per via della «filiera di controlli in grado di garantire al sistema delle costruzioni legalità, sicurezza e affidabilità», spiega Macale. Come? «Ogni singolo contratto transita per le casse edili territorialmente competenti e proprio queste sono a tutti gli effetti luogo di applicazione e rispetto del contratto e di quanto vi è contenuto e offrono la possibilità di mappare in tempo reale la regolarità delle imprese con tutto ciò che ne consegue in termini di rilascio o meno del Durc, ossia il documento unico di regolarità contributiva», precisa il sindacalista.

Nella banca dati dei contratti del Cnel, sotto questo comparto, sono raggruppati 64 accordi di cui 43 appartengono specificamente all’area edilizia. Una minima parte di questi sono firmati dai confederali e dalle organizzazioni datoriali rappresentative del settore ossia Ance, cooperative e artigiani. Al di là di questo fenomeno che ha un peso tutto sommato contenuto, proprio per via della peculiare caratteristica della bilateralità in questo settore, è lo scambio dei contratti il vero tema che alimenta il fenomeno del dumping contrattuale. Con ricadute pesanti proprio per via del poderoso sistema della bilateralità, rappresentato innanzitutto dalle casse edili. Un aspetto che, forse per chi non ragiona in una logica di sistema, è solo un costo in più.

Ci sono infatti contratti che, a conti fatti, risultano più convenienti di quello dell’edilizia. La Filca Cisl ha calcolato che il contratto metalmeccanico ha una differenza del premio Inail, rispetto a quello dell’edilizia di ben 7 punti percentuali. Quello dei multiservizi di 9 punti. C’è poi da aggiungere il differenziale contributivo Inps: secondo il calcolo del sindacato, a fronte di un versamento pari al 32,08%, risultante dall’applicazione del contratto metalmeccanico, il contratto edile è chiamato a versare il 35,08% (mentre il contratto multiservizi si attesta al di sotto della quota del 30%). Senza poi dimenticare altri fattori propri dell’edilizia. Il primo è la bilateralità, a cui va aggiunta la cassa integrazione per evento meteorologico, come la possibilità di poter andare in pensionamento anticipato, consentita per i lavori usuranti. Un ultimo fattore da citare, non meno importante, è la formazione. Il contratto dell’edilizia prevede infatti per chi accede per la prima volta a un cantiere una formazione preventiva obbligatoria di 16 ore, presso gli enti paritetici. Non è prevista da altri contratti, ma è una priorità perché serve per migliorare salute e sicurezza.

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