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Raccolta di fondi per salvare il greco della Calabria dall’estinzione

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Raccolta di fondi per salvare il greco della Calabria dall’estinzione

Sos dalla Calabria che parla il greco. L’allarme parte dalla Bovesia, l’area ellenofona al sud della regione dove gli anziani si esprimono ancora nella lingua di 2000 anni fa. Ma i giovani la stanno abbandonando. Un patrimonio immateriale a rischio di estinzione.
Per questo Maria Olimpia Squillaci, linguista di Bova, in provincia di Reggio Calabria – un lungo dottorato a Cambridge (sul contatto tra greco di Calabria e dialetto calabrese) e un nuovo incarico allo Smithsonian Institution Center for Folklife and Cultural Heritage di Washington per un progetto sul greko e sul griko (varianti calabrese e salentina) – lancia un crowdfunding molto speciale: “Adotta il greco di Calabria: se mi parli vivo”. Raccolta fondi per sostenere una scuola di greco calabrese permanente, per formare innanzitutto i ragazzi del posto. Come pure i linguisti che già arrivano da tutto il mondo per partecipare alle summer school organizzate dalla studiosa.

Una campagna che ha effetti immediati anche sulla valorizzazione del territorio: 16 comuni, da Reggio Calabria a Cardeto, dove fino ai primi del ’900 il greco prevaleva sull’italiano. Di generazione in generazione in quella estremità meridionale dell’Aspromonte i residenti hanno salvato lingua e cultura. Sono minoranza linguistica e maggioranza culturale. E attirano viaggiatori. Molti sono greci, turisti delle origini.
A Bova, in particolare, i dati Istat del 2017 dicono che lo spopolamento si è fermato. E il Pil è aumentato. Nel borgo, abitato da 400 anime, arrivano nuovi residenti: un giapponese sta acquistando un rudere da ristrutturare, come già hanno fatto degli svizzeri e un tedesco. Di recente sono stati aperti 4 bed and breakfast e 8 ristoranti. Da anni, nel centro storico è attivo il primo museo dedicato alla lingua greco calabra, intitolato a Gerhard Rohlfs, studioso del grecanico come continuazione della lingua magnogreca. Lo dirige Pasquale Faenza, storico dell’arte e conservatore di beni culturali, coniugando etnografia – e dunque l’oralità - e arte contemporanea. Operativo il Gal, l’agenzia di sviluppo locale che promuove ambiente, cultura, artigianato, turismo sostenibile con iniziative di respiro internazionale. Il comune ha investito fondi europei per il recupero del centro storico e delle tradizioni. Il Parco nazionale dell’Aspromonte valorizza e protegge una eccezionale biodiversità e i pesaggi lunari delle fiumare. Tutta l’area grecanica è entrata nella sperimentazione delle Strategia nazionale dellearee interne.

L’idea è arrivata durante un viaggio in Messico: la ricercatrice calabrese era in compagnia di 3 studiosi impegnati in progetti di rivitalizzazione di lingue minoritarie. Justyna Olko della facoltà di “Artes Liberales” dell’Università di Varsavia, Tomasz Wicherkiewicz del dipartimento di “Language Policy & Minority Studies” della Adam Mickiewicz University della città di Poznań e John Sullivan, direttore dell’istituto messicano di entonologia di Zacatecas, discutevano di minoranze slave e della lingua nahuatl, quella parlata dagli Aztechi. «Perché non adottate anche il greco calabrese, ho detto così, tanto per interessarli alla mia lingua – racconta Maria Olimpia Squillaci - L’hanno trovata un’idea geniale. E con il loro incoraggiamento mi sono messa all’opera».
Il progetto, oltre alla scuola, prevede la realizzazione della Casa della Filoxenia, ispirata al concetto tutto magnogreco di accoglienza dello straniero (a cura di Alessandra Ghibaudi): un centro di documentazione e discussione, in un antico palazzo nobiliare concesso in uso dal Comune. A Palazzo Mesiani è già pronto “I glossa greka meletài to simero”, la lingua greca legge il presente, un percorso esperienziale che consentirà di ascoltare le storie, le voci dei migranti, di rileggerne le lettere.

A sostenere Maria Olimpia Squillaci c’è un gruppo di grecanici irriducibili. Alcuni frequentano l’università al Nord, altri vivono all’estero (in Inghilterra, California). Partecipano alle lezioni di greko via Skype. Per far partire un corso stabile, però, servono 40mila euro. È un tentativo di recupero identiario: «La nostra lingua, come altre varietà dialettali italiane che rischiano di scomparire, desta molto interesse in Europa», spiega la studiosa che del greko conosce le radici e le forme invisibili, quelle che risalgono alle strutture sintattiche più antiche. Parla il greko parla anche in famiglia.
Nelle sue classi applica il metodo montessoriano dell’imparare facendo. E così adesso insegna il greko (con l’alfabeto latino) in cucina: “dommu to alevri” passami la farina, “dommu to spomì” prendi il pane. Anche sul profilo facebook “to ddomadi greko” i post sono in lingua antica e così le chat sui gruppi whatsapp. Difendono la grecità con orgoglio. I membri dell’associazione ellenofona locale Jalò tu Vua (che vuol dire Bova Marina), coinvolta nel progetto, sono tutti per statuto parlanti greko. Fra i fondatori, il padre di Maria Olimpia, Tito Squillaci, il medico che ha combattuto l’epidemia di Ebola in Sierra Leone.
Insieme porteranno in scena al teatro Proskenion di Reggio Calabria Il Ciclope di Euripide. Recitato a gradazione: dal greco classico a quello calabrese, dal dialetto all’italiano.

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