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Svolta per Menarini: da giugno al vertice un manager esterno

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Svolta per Menarini: da giugno al vertice un manager esterno

La multinazionale farmaceutica Menarini cambia strategia e affida, per la prima volta, la guida operativa a un manager esterno alla famiglia Aleotti: si tratta di Eric Cornut, svizzero, 61 anni, dal 2016 direttore generale della federazione europea delle associazioni dell’industria farmaceutica (Efpia), designato come presidente al posto di Lucia Aleotti (che resterà in cda). Il cambio di governance – ha comunicato l’azienda - sarà operativo da giugno.

Cornut conosce bene Menarini, visto che nove mesi fa è entrato come indipendente nel consiglio d’amministrazione dell’azienda fiorentina, e ha maturato una lunga esperienza (27 anni) come top manager di Novartis Pharma, multinazionale con una forte presenza nella ricerca oncologica che oggi rappresenta la nuova frontiera di sviluppo di Menarini.

È proprio l’esperienza accumulata da Cornut che ora, secondo Lucia Aleotti, è necessaria al gruppo per «cogliere i segnali provenienti dal contesto competitivo».

«Menarini sta crescendo in molte aree geografiche e in nuove aree di ricerca, sia farmaceutiche che tecnologiche – afferma la presidente –. Eric Cornut ha già una grande esperienza trasversale in queste aree e potrà dare all’azienda una spinta ulteriore». Menarini ha chiuso il 2017 con 3,6 miliardi di ricavi (+3%), per il 73% realizzati all’estero, 500 milioni di margine operativo lordo, 17mila dipendenti nel mondo e 16 stabilimenti produttivi. Prima azienda farmaceutica a capitale italiano, 13ª in Europa e 35ª nel mondo, è presente in 136 Paesi.

L’arrivo di un presidente esterno (con deleghe che ancora non sono state rese note, anche se saranno quelle del capo-azienda) segna un cambio strategico ma non deve essere letto, secondo la proprietà, come un allontanamento degli Aleotti dall’azienda: «Nessun disimpegno della famiglia – sottolinea Alberto Giovanni Aleotti, fratello di Lucia e vicepresidente Menarini – anzi potremo dedicare più tempo e energie alla ricerca di possibili acquisizioni strategiche, unendo la dinamicità e i valori di un’azienda familiare all’esperienza del futuro presidente».

Negli ultimi 25 anni il gruppo fiorentino ha moltiplicato fatturato e mercati, anche grazie a numerose acquisizioni, dalla Germania alla Turchia, da Singapore all’Italia (tra cui Euticals Lodichem) agli Usa, investendo non solo sulla produzione farmaceutica ma soprattutto sulla ricerca e sviluppo.

In particolare gli sforzi si sono concentrati sulla ricerca oncologica, declinata dapprima nell’accordo per lo sviluppo di cinque anticorpi monoclonali stretto nel 2012 con la società biotecnologica Oxford BioTherapeutics, che ha previsto un investimento di 800 milioni nell’arco di dieci anni. A quell’accordo ha fatto seguito l’acquisizione della startup bolognese Silicon Biosystems, inventore della tecnologia DepArray per isolare e analizzare le cellule tumorali rare con un semplice prelievo del sangue, così da studiare soluzioni terapeutiche personalizzate e, nel dicembre 2016, quella della tecnologia Cellsearch Ctc, dall’americana Janseen Diagnostics. È così passata alla multinazionale fiorentina l’unica strumentazione (con marchio Ce) per la rilevazione delle cellule tumorali circolanti nei pazienti oncologici, a partire da una biopsia, insieme con la gestione dello stabilimento produttivo e del laboratorio per la diagnostica oncologica di Huntingdon Valley, a Philadelphia.

La strada biotecnologica imboccata da Menarini – che Lucia Aleotti ha sempre definito «una logica naturale visto che il mercato va in quella direzione» – spiega dunque l’arrivo di Cornut, che definisce Menarini «un’azienda unica nel contesto internazionale con un potenziale di sviluppo invidiabile» e si dice «onorato di poter contribuire a questo percorso di evoluzione e crescita dell’azienda».

Un percorso che rafforza la strada di separazione tra proprietà e gestione operativa, già imboccata nel giugno scorso con la nomina di un consigliere indipendente dopo la vicenda giudiziaria che ha investito la famiglia Aleotti. L’inchiesta per reati fiscali ha coinvolto l’ex patron dell’azienda Alberto Aleotti (scomparso nel 2014), e i figli Lucia e Alberto Giovanni, condannati rispettivamente in primo grado a dieci anni e sei mesi e sette anni e mezzo dal Tribunale di Firenze nel settembre 2016.

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