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Diventa italiano il pioniere delle viti hi-tech per aerei

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Diventa italiano il pioniere delle viti hi-tech per aerei

Il sogno americano, cantavano Simon&Garfunkel, era da cercare altrove: da Saginaw si partiva, in autostop. Cinquant’anni dopo il viaggio in America di UmbraGroup è invece diretto proprio qui, nel cuore del Michigan manifatturiero, sede di uno dei nomi mitici dell’aeronautica a stelle e strisce. Il gruppo hi-tech italiano rileva infatti Thomson Aerospace & Defence, pioniere assoluto del comparto attraverso l’invenzione delle viti a ricircolo di sfere, settore in cui la multinazionale di Foligno in ambito aeronautico è nel frattempo divenuta leader globale con oltre il 70% di quota di mercato.

Acquisizione per nulla banale anzitutto in termini dimensionali, perché riguarda una società da 180 addetti e 40 milioni di dollari di ricavi, un “booster” in grado di spingere il perimetro di UmbraGroup per la prima volta oltre quota 200 milioni di euro. Aggiungendo però valore soprattutto in termini strategici.

«Con le turbolenze attuali sia in ambito geopolitico che valutario - spiega l’amministratore delegato Antonio Baldaccini - un rafforzamento della nostra presenza diretta negli Stati Uniti è fondamentale. Significa avere non solo ricavi ma anche parte dei costi in dollari, e poi servire in maniera più puntuale il mercato locale dell’aeronautica civile e della difesa, per noi fondamentali. Si tratta di entrare in altre piattaforme, allargando la presenza per alcune in cui siamo già presenti, come ad esempio il Boeing 787».

UmbraGroup, nato 46 anni fa, è cresciuto nel tempo grazie a sviluppo organico e acquisizioni (cinque dal 1996), arrivando ad occupare oltre mille addetti nel mondo, di cui più di 700 a Foligno, quartier generale e principale polo produttivo. I ricavi sono lievitati progressivamente, già ben oltre i livelli pre-crisi, con un nuovo record assoluto realizzato nel 2017, a quota 170 milioni di euro. Vendite effettuate per la quasi totalità oltreconfine, rifornendo i maggiori gruppi dell’aeronautica globale: da Boeing ad Airbus, da Bombardier a Lockheed Martin. Il gruppo, presente in numerosi programmi globali, realizza cuscinetti, attuatori elettromeccanici, sfere in acciaio, elettromandrini e teste di fresatura. E nelle viti hi-tech a ricircolo di sfere per l’aeronautica vanta una leadership assoluta.

«Abbiamo abbandonato all’inizio dell’anno il nostro nome “storico”, Umbra Cuscinetti - spiega l’ad - che ormai ci stava stretto e non esprimeva più la varietà delle nostre produzioni. Che si allargheranno ancora, perché tra i nostri obiettivi nei prossimi anni c’è sempre la crescita per linee esterne, arrivando a creare un gruppo da 300 milioni di ricavi» I progetti per Thomson Aerospace & Defence, rilevata dal gruppo Meggitt al termine di un percorso di avvicinamento durato 12 mesi (operazione gestita da Oaklins Arietti in qualità di advisor buy-side), prevedono un rinnovo graduale del parco macchine, con un investimento di 3-4 milioni di dollari all’anno. Mentre in parallelo è aperto il dialogo con le istituzioni locali per valutare la costruzione di un nuovo impianto. L’azienda, fondata nel 1939, ha acquisito da subito un ruolo rilevante nel settore fornendo una tecnologia rivoluzionaria: le viti a ricircolo di sfere (l’attrito radente si trasforma in volvente, abbattendo il valore della coppia di azionamento), applicate ad esempio sul leggendario B-29, bombardiere strategico sviluppato da Boing negli anni ’40. «Sono stati i primi al mondo in questa applicazione, dove noi siamo diventati leader - spiega Baldaccini - e attualmente si tratta dei nostri principali concorrenti. Ecco perché siamo orgogliosi di questa operazione, che consolida il nostro ruolo e pone le basi per un ulteriore percorso di crescita». In Italia il gruppo è presente a Foligno (un sito produttivo e uno di assemblaggio) ma anche in Campania, con un centro di ricerca e a Terni, con un laboratorio di test. All’estero sono ora quattro i siti produttivi, due in Germania e altrettanti negli Stati Uniti, con Saginaw ad aggiungersi all’impianto di Everett (Seattle). «Anche negli anni della crisi siamo sempre riusciti a crescere ad investire - spiega l’ad - così come stiamo continuando a fare anche ora. I primi mesi del 2018 vedono nell’area dei cuscinetti un progresso del 20%, superiore al budget. Già in pochi mesi in Italia siamo saliti da 700 a 735 unità, credo che a fine anno potremo arrivare a quota 750».

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