Economia

Dove andranno a finire le scorie nucleari? Pronta la lista segreta

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Rifiuti radioattivi

Dove andranno a finire le scorie nucleari? Pronta la lista segreta

Fermento per il deposito nazionale in cui in teoria bisognerà riunire le scorie radioattive ora disperse in più di 20 depositi in tutt'Italia, dal Piemonte alla Sicilia. Nei giorni scorsi il ministro uscente dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha annunciato per i prossimi giorni la pubblicazione di un documento attesissimo, contesissimo, scottantissimo e in ritardissimo: la Cnapi. Questa sigla impronunciabile che pare più il nome di un personaggio dei cartoni o di una merendina mediocre significa Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (appunto Cnapi) ed è la mappa dei luoghi che hanno tutte le caratteristiche per ospitare il capannone in cui riunire i fusti pieni di scorie, oggetti, scarti e cianfrusaglie radioattive.

Decine di luoghi adatti
Quali sono i luoghi idonei? La carta è ancora sotto segreto assoluto, con sanzioni per chi ne rivelasse i dettagli. Però si sa che sono poco più di 60 località, forse una settantina, distribuite in tutta Italia. Luoghi poco abitati, con una sismicità modesta, senza rischi di frane o di alluvioni. Una spolverata di decine di piccole aree dal Piemonte alla Calabria, soprattutto sulle colline del versante adriatico dell'Appennino, e due aree più estese, una fra Toscana e Lazio e l'altra fra Puglia e Basilicata.
I tempi di decisione sono fissati dal decreto legislativo 31 del 2010 (e successive modifiche), che ha individuato la procedura per realizzare anche in Italia — come impongono i trattati internazionali — il deposito centralizzato in cui conservare in modo sicuro i rifiuti radioattivi.

Anni di ritardo
In teoria, per decreto la carta Cnapi avrebbe dovuto essere consegnata dalla Sogin al Governo entro il 2 gennaio 2015 per avviare la prima grande consultazione pubblica che vorrebbe portare i sindaci e i cittadini a candidarsi per ospitare l'ambìto e temuto investimento. La Sogin ha consegnato ma opportunità politiche, paura di solleticare il ventre molle delle proteste Nimby, il clima perenne di campagna elettorale hanno indotto a tenere la mappa chiusa nella cassaforte dei diversi Governi che si sono alternati. Però il ministro Calenda ha deciso di aprire quella cassaforte non appena si fosse chiusa la partita elettorale del 4 marzo, cioè ora.

Il documento è stato ritoccato dall'Ispra, l'istituto scientifico ambientale dello Stato, dopo i terremoti che negli anni scorsi hanno cambiato la mappatura sismica e dopo altri adeguamenti. Per esempio lo scavo di una profonda trincea mineraria ha diviso in due un'area idonea, rendendo ciascuna delle due metà troppo piccola per rientrare nei criteri.
Vidimata dall'Ispra, ora la carta Cnapi è sotto l'osservazione dei due ministeri e attende il via libera dell'Ambiente per il giro finale di firme, controfirme e bolli. In teoria la carta potrebbe essere pubblicata questa settimana, se non verranno fatte valere le stesse paure (meglio: opportunità politiche) che l'hanno tenuta in frigorifero dal gennaio 2015.

Ospedali, parafulmini, rilevatori e altre radioattività
Ma serve davvero il deposito? Tra in po' la Francia e l'Inghilterra ci rimanderanno indietro 800 metri cubi di scorie ritrattate e condizionate del combustibile delle quattro vecchie centrali italiane. In tutto sono 17mila metri cubi di rifiuti ad alta radioattività. Ma il problema vero sono i rifiuti radioattivi a media e bassa attività, quelli che si producono ogni giorno: reagenti farmaceutici, mezzi diagnostici degli ospedali come la risonanza magnetica nucleare, terapie nucleari, radiografie industriali. Perfino i parafulmini e i rilevatori di fumo che lampeggiano sul soffitto di cabine di nave e camere d'albergo contengono americio radioattivo. Sul totale di 78mila metri cubi a bassa e media attività, circa 33mila metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45mila metri cubi verranno prodotti nei prossimi 50 anni.
Tutto questo materiale oggi viene accumulato in alcuni centri provvisori, come l'area vercellese di Saluggia o i depositi nucleari della Casaccia alle porte di Roma.

La verifica dell’Ispra
Nei giorni scorsi l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha trasmesso ai ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico il suo parere su di un aggiornamento della carta Cnapi predisposta dalla Sogin, la società incaricata della dismissione degli impianti nucleari e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. La Sogin, ha spiegato l'Ispra sul suo sito il 5 marzo, ha apportato alcune modifiche alla mappa del 2015 per motivi come la diversa configurazione della sismicità, come dimostrato da quanto accaduto ad Amatrice e a Norcia. Dopo aver verificato e validato i risultati cartografici, l’altra settimana l’Ispra ha trasmesso ai ministeri la nuova bozza della mappa «senza formulare rilievi».

Il pressing del ministro Calenda
Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda conta di pubblicare entro questa settimana il decreto per la Carta nazionale per le aree potenzialmente
idonee al deposito nucleare di superficie. «Il documento ci sta arrivando. Ha fatto delle correzioni l’Ispra e le ha rimandate al ministero dell’Ambiente che ora deve rimandarla a noi — ha detto l’altro giorno Calenda — e appena lo farà, faremo il decreto ministeriale Ambiente-Sviluppo».

L’Ambiente più cauto
Giorni fa il ministero dell’Ambiente ha risposto in modo abbastanza asettico. Alla proposta della Carta nazionale per le aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi si sta lavorando. Dice in via ufficiosa il ministero dell'Ambiente: «Ci sono una serie di adempimenti ancora in corso, al termine dei quali si potrà procedere».

Interviene lo Sviluppo economico
Con una lunga nota, il ministero dello Sviluppo economico spiega che il deposito nazionale dove saranno conferiti i rifiuti radioattivi prodotti in Italia «è una struttura necessaria per il Paese dal momento che, una volta realizzata, consentirà di gestire in modo più sicuro, razionale e controllato i rifiuti radioattivi in Italia». Il deposito è inoltre previsto anche per il rientro in Italia dei rifiuti radioattivi derivanti dal riprocessamento del combustibile nucleare all'estero, rispettando così gli impegni assunti dal Governo italiano. «Il ritardo nell'avvio dell'iter rallenta la razionalizzazione della gestione dei rifiuti radioattivi, aumenta il costo per il sistema (a carico delle bollette elettriche, per la parte connesse alle ex centrali nucleari), ritarda la liberazione delle aree attualmente sedi di depositi temporanei», dice lo Sviluppo economico; il Governo uscente «intende completare, nei limiti temporali del mandato, le fasi che è possibile concludere, evitando stalli e ulteriori ritardi».

La Basilicata insorge in anticipo: il livello di pressione
Ed ecco le prima manifestazioni di opposizione Nimby. Non c’è ancora la carta Cnapi, non è ancora stato avviato il processo di raccolta delle candidature dei sindaci e dei cittadini che vorranno ospitare l’impianto e già partono le contestazioni. «La scelta del Deposito nazionale deve escludere la Basilicata per via dell'alto livello di pressione alla quale è già sottoposta», ha detto l'assessore regionale all'Ambiente, Francesco Pietrantuono, secondo il quale la pressione subita dalla sua regione evidentemente è maggiore rispetto a quella delle altre zone del Paese. Nel 2003 la Basilicata insorse contro il progetto di scavare in una zona geologicamente sicura un deposito sotterraneo nell’area di Scanzano Ionico. «Pertanto, sia sul piano tecnico che politico, confermo il no, senza alcun tentennamento da parte del governo regionale, al deposito unico di scorie nucleari in Basilicata». Dice ancora l’assessore: «Non solo il grande no corale di Scanzano, ma anche le osservazioni alla Valutazione ambientale strategica (Vas) al Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Abbiamo lavorato l'intero mese di agosto dello scorso anno, con ripetuti incontri, con l'Anci, i sindaci lucani, tutti gli ordini professionali, le associazioni e le proloco, a motivare nel merito le correzioni da fare al programma che portavano con se un motivato no al deposito unico. Abbiamo sostenuto, nelle osservazioni, che la Vas sul Programma nazionale si portava dietro anche la guida tecnica numero 29 dell'Ispra, che prevedeva i criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività. Abbiamo asserito, inoltre, che già in base ad alcuni dei criteri escludenti previsti, la Basilicata non può ospitare un Deposito nazionale. Abbiamo fatto notare, sempre nelle osservazioni alla Vas, che altri criteri considerati nella guida tecnica come “di approfondimento” vanno considerati come “di esclusione”».

La Sardegna insorge in anticipo: la peggiore umiliazione possibile
I sardi sono convinti che toccherà a loro. Ogni volta che si sfiora il tema del deposito si attivano comitati nimby e politici locali. Anche stavolta. Il comitato sardo Nonucle Noscorie si prepara a una «nuova mobilitazione, lanciando un’allerta ai sardi perché tengano alta l'attenzione sul tema». Il ministro Calenda infatti non ha fatto alcun cenno «alla esclusione della Sardegna dai siti possibili,
nonostante la netta ed esplicita indisponibilità dimostrata da tutto il popolo sardo. Sappia il ministro e il governo, ormai scaduto e bocciato dal voto, che in nessun caso i sardi rinunceranno alla tutela della volontà già espressa dal popolo isolano. Volontà di indisponibilità al nucleare dichiarata con chiarezza, non solo con la mobilitazione di massa ma anche con atti ufficiali che più volte il Comitato Nonucle-Noscorie si è premurato di ricordare».
È interessante sottolineare che secondo questo comitato chi ospita un deposito di scorie nucleari, come la ventina di località in cui sono dispersi oggi gli stoccaggi atomici, è umiliato e devastato: il comitato Nonucle Noscorie «non permetterà che la Sardegna sia umiliata dal peggiore gravame che potrebbe essere imposto ad un territorio e ad un popolo, che venga distrutta la nostra immagine, la nostra economia, la nostra salute la nostra libertà di autodeterminazione».

Calenda risponde al comitato sardo
«Di Sardegna non ho parlato, non conosco le località incluse nella mappa. La valutazione è stata tecnica e non politica». Così su Twitter il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha risposto all’ipotesi che la Sardegna possa essere (così afferma il comitato nimby) «umiliata dal peggiore gravame che potrebbe essere imposto ad un territorio e ad un popolo, che venga distrutta la nostra immagine, la nostra economia, la nostra salute la nostra libertà di autodeterminazione».

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