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Italia strategica per Novartis: sul piatto 200 milioni in tre anni

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Italia strategica per Novartis: sul piatto 200 milioni in tre anni

«Se investi vuol dire che ci credi. Ecco perché per l’Italia vedo soprattutto opportunità». Pasquale Frega da poche settimane è alla guida di Novartis Italia, incarico assunto proprio mentre il colosso della farmaceutica globale (quasi 50 miliardi di dollari di ricavi e 126mila addetti) è alle prese con un riorientamento strategico non banale, che ha prodotto un dimezzamento del numero delle divisioni per concentrarsi sulle attività “core”: farmaceutica e oncologia, Sandoz (farmaci generici) e Alcon (cura dell’occhio).

«E in questo quadro - spiega il manager - in Italia il gruppo rilancia, con 200 milioni di investimenti in ricerca e sviluppo tre anni, altre assunzioni, il potenziamento del sito di Torre Annunziata con una nuova produzione».

Italia confermata dunque come perno strategico, forte di 1,64 miliardi di ricavi e più di 150 milioni di export, realizzati grazie all’attività dei siti di Rovereto e Torre Annunziata.

«Eccellenze assolute - spiega Frega - che non a caso producono per tutto il mondo. Rovereto è il più grande sito globale in un principio attivo generico chiave per gli antibiotici (acido clavulanico), da Torre Annunziata riforniamo il globo, ad eccezione degli Usa, con uno dei prodotti strategici del gruppo, un farmaco per lo scompenso cardiaco».

Il possibile riassetto produttivo globale della multinazionale potrebbe dunque in realtà premiare il nostro paese, che già del resto “incassa” nel sito campano una nuova linea per pillole contro l’ipertensione (a regime 28 milioni di compresse all’anno) dedicata al mercato giapponese. «Nel mondo abbiamo oltre 60 siti - spiega Frega - e il board potrebbe fare delle scelte. Ma i segnali che arrivano per l’Italia sono positivi. Anche perché- ricordo - qui per produttività siamo nettamente primi: investire qui significa confermare che l’Italia è strategica».

Nessuna incertezza da parte della multinazionale neppure alla luce delle incognite post-voto, digeribili guardando alla storia recente del Paese. «C’è attenzione per quanto accade - chiarisce il manager - non direi grande preoccupazione. Anche perché i continui cambi di Governo sono per noi una prassi. Ma questo non ha impedito al Paese nel tempo di diventare la seconda manifattura europea».

L’auspicio è che il nuovo esecutivo provi a rimettere mano al sistema di finanziamento della spesa farmaceutica, dove il ruolo affidato ai portafogli privati è ritenuto eccessivo.

«Il sistema va ripensato - aggiunge - perché occorre sfruttare meglio le risorse esistenti, riflettere su ciò che manca e applicare in concreto il concetto finalmente previsto dall’ultima Legge di Stabilità: una terapia si valuta tenendo conto anche della riduzione dei costi indiretti».

Valutazione cruciale, in effetti, perché se un giorno di ospedale costa in media 1500 euro, la riduzione del periodo di ricovero produce anche risultati economici, non soltanto clinici.

Gli investimenti del gruppo in Italia saranno destinati soprattutto all’attività di ricerca e sviluppo, collaborando con centri di ricerca e strutture ospedaliere per la realizzazione di studi clinici, investendo nella raccolta dei dati, nella formazione dei medici e ovviamente nella fornitura di farmaci avanzati.

Attività chiave, per Novartis, che solo nel 2017 ha destinato a quest'area in Italia investimenti per 61 milioni realizzando 224 studi e coinvolgendo oltre 10.000 pazienti.

«Per qualsiasi gruppo farmaceutico - spiega - la presenza in Italia è ormai diventata imprescindibile. Qui si realizza un quinto degli studi clinici europei. Ma qui, soprattutto, esiste un know-how di altissimo livello, con università che preparano al meglio i giovani e una qualità di pubblicazioni scientifiche al top europeo, in qualche caso anche mondiale. Chi, come noi, vuole spingere l’acceleratore sulla ricerca, non può che puntare sull’Italia».

Tra i piani di sviluppo anche quelli legati al mondo 4.0, nello specifico orientati alla gestione digitale del percorso diagnostico-terapeutico. Big data che a livello globale sono una delle priorità del gruppo (60 progetti sui 400 europei sono realizzati in Italia) e che fanno guardare con interesse anche al nuovo polo della ricerca in fase di creazione nell’area Expo alle porte di Milano.

«L’innovazione è una via obbligata - aggiunge Frega - anche in funzione della sostenibilità del Sistema Sanitario nazionale, che grazie al mondo digitale può realizzare grandi risparmi. Ecco perché continueremo ad investire in big data, studi clinici e formazione del personale presso le strutture. Così come continueremo ad impegnarci nella promozione dell’innovazione altrui». Lo schema adottato in questo caso è una piattaforma di training e accelerazione (BioUpper), per sostenere e finanziare progetti innovativi nel campo delle Scienze della Vita. Iniziativa arrivata alla terza edizione, in partnership con Fondazione Cariplo e (da quest’anno) Ibm. Insieme erogheranno ai tre vincitori 540mila euro in servizi.

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