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Carta, l’allarme delle imprese: «Nuovi impianti o si…

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DOPO LO STOP DELLA CINA alle importazioni

Carta, l’allarme delle imprese: «Nuovi impianti o si ferma il riciclo»

Ansa
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La raccolta differenziata della carta? Così non va. A dirlo non è l’Italia né l’Europa, ma la Cina. Il Paese asiatico nelle settimane scorse ha chiuso le frontiere all’import di carta riciclata di bassa qualità - cioè piena di impurità, come riviste, fogli e giornali che finiscono nei cassonetti per la carta racchiusi in sacchetti di plastica o mescolati con altri materiali - e l’Italia riciclona si è trovata con un surplus di carta da macero, prezzi crollati, e il riaccendersi del dibattito su cosa fare per riequilibrare un mercato che a livello nazionale vale 7 milioni di tonnellate di carta raccolta ogni anno (e in Europa arriva a 60 milioni di tonnellate annue).

La carta riciclata è strategica per produrre cartone per imballaggi e, in qualche caso, viene utilizzata anche per fare carta igienica, tovaglioli e fazzoletti. Ma l’Italia (e l’Europa) ne raccoglie più di quella che riutilizza, per questo finora aveva puntato sull’export (1,9 milioni di tonnellate annue esportate dal Belpaese, 10 milioni di tonnellate esportate dall’Europa). Ora lo stop della Cina - che continua però a importare carta riciclata di buona qualità come i rifili bianchi e da stampa - impone un cambio di strategia. In due direzioni: «Vanno migliorati i sistemi di raccolta della carta e vanno fatti gli impianti per recuperare gli scarti da riciclo», sollecita Assocarta, l’associazione che riunisce le aziende produttrici.

Gli ostacoli a una raccolta migliore
Il primo punto – il miglioramento dei sistemi di raccolta – non è facile da realizzare, perché si tratta di educare i cittadini a non mettere giornali e riviste da riciclare dentro i sacchetti, a non buttare nella raccolta della carta depliant con parti di plastica, cellophan o parti metalliche; e si tratta anche di migliorare l’attività di selezione fatta dalle aziende che raccolgono la carta riciclata. In Europa, poi, l’obiettivo diventa ancora più difficile, visto che in molti Paesi ci sono sistemi di raccolta misti, in cui la carta viene recuperata insieme alla plastica o ad altri materiali. «La carta di scarsa qualità non può essere riciclata in modo sostenibile», afferma Assocarta.

Se tutta la carta riciclata diventerà di qualità, nel rispetto dei requisiti richiesti dalle normative europee (En 643), secondo gli industriali cartari si otterrebbero due risultati: si potrebbero alimentare le cartiere europee, che negli ultimi vent’anni hanno intensificato l’utilizzo di carta per il riciclo e che ora sono pronte ad accrescere ancora la capacità di riciclo; e si potrà riprendere a esportare. Il presupposto di tutto questo però è uno solo: costruire gli impianti per bruciare gli scarti del riciclo, cioè quei pezzetti di plastica, metallo, fibre sintetiche che “inquinano” la carta e che durante il processo di riciclaggio si trasformano in un fango da smaltire in discarica o negli inceneritori. «Il nuovo atteggiamento della Cina – spiega Massimo Medugno, direttore di Assocarta – porta a due considerazioni: innanzitutto, non possiamo considerare la Cina come nostro retrobottega, visto che resta il primo produttore mondiale di carta con 105 milioni di tonnellate all’anno contro i 90 milioni di tonnellate dell’Europa; in secondo luogo, l’Italia e l’Europa devono pensare a fare una politica industriale sul riciclo: non basta raccogliere la carta, bisogna farlo meglio e bisogna chiudere il cerchio costruendo gli impianti per smaltire gli scarti da riciclo».

Il rischio di una fuga all’estero degli investimenti
Altrimenti, è la conclusione, l’economia circolare resterà solo un bello slogan da sbandierare a ogni occasione. E gli investimenti voleranno altrove, come dimostra il caso della lucchese Lucart che nei mesi scorsi ha comprato un’azienda spagnola che possiede un impianto di disionchiostrazione e produce carta igienica e per uso domestico da carta riciclata, e ha spiegato l’operazione all’estero con le difficoltà incontrate in Italia. Il distretto cartario di Lucca, in particolare, soffre da anni la mancanza di un impianto per smaltire il pulper, i fanghi che risultano al termine del processo di riciclo della carta. «Nelle istituzioni spagnole – ha detto Massimo Pasquini, amministratore delegato di Lucart – abbiamo trovato grande disponibilità e grande competenza».

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