Economia

L’alimentare traina la ripresa dell’industria italiana

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i settori del made in italy

L’alimentare traina la ripresa dell’industria italiana

L’alimentare traina la ripresa italiana in questo inizio di 2018 ed è tornato ai livelli di produzione del 2007. Lo dicono i dati del centro studi di Federalimentare: «Nei primi due mesi del 2018 l’industria alimentare italiana è cresciuta del 4,9%, contro un aumento della produzione totale nazionale del 3,4%», ha annunciato il vicepresidente dell’associazione, Antonio Ferraioli, intervenuto ieri alla presentazione ufficiale dell’edizione 2018 di Cibus, la fiera internazionale del settore di scena a Parma dal 7 al 10 maggio.

Non solo la produzione dunque continua a crescere, dopo aver messo a segno lo scorso anno un fatturato di 137 miliardi (+3,8% rispetto al 2016), ma cresce anche l’export, vero motore dello sviluppo del settore: «Dopo l’aumento del 6,3% registrato nel 2017, con vendite all’estero pari a 31,9 miliardi di euro - ha aggiunto il vicepresidente Ferraioli - per il 2018 ci attendiamo una crescita delle nostre esportazioni attorno al 5,6%». Una percentuale più che lusinghiera, segno che l’agroalimentare italiano non si aspetta poi grossi contraccolpi dalla guerra commerciale in corso fra Stati Uniti e Cina.

Se la domanda proveniente dal mercato interno rimane pressoché stagnante, tanto che per il 2018 Federalimentare si attende un rialzo nell’ordine dello «zero virgola», le aspettative del comparto sono tutte sui mercati internazionali, che già oggi assicurano quasi un quarto del fatturato del comparto. E crescono: negli ultimi dieci anni l’export agroalimentare italiano ha fatto un balzo del 75,7%, contro un aumento delle esportazioni dell’industria italiana nel suo complesso del 24%. «Il nostro futuro è sempre più nell’export, come dimostra anche la crescita del 12,8% messa a segno dall’agroalimentare italiano nei primi due mesi del 2018 - ha detto Antonio Cellie, Ceo di Fiere di Parma, che insieme a Federalimentare organizza Cibus - per questo porteremo in fiera i buyer dei Paesi dove il made in Italy sta crescendo di più». Russia, Cina, Spagna, Stati Uniti; ma anche Polonia, Corea del Sud, Giappone. «Quest’anno per la prima volta avremo persino la francese Auchan», ricorda Cellie, non senza una punta di soddisfazione.

La 19esima edizione di Cibus si svolge in concomitanza con Macfrut, la fiera internazionale dell’ortofrutta a Rimini dal 9 all’11 maggio(si veda l’articolo sotto), «e questa sarà un’occasione per importanti sinergie proprio sul fronte dei buyer esteri», ha aggiunto Cellie. A selezionare i partner internazionali ha partecipato anche l’Ice, che nel 2017 all’agroalimentare ha riservato 40 dei 176 milioni di euro del Piano straordinario per il Made in Italy.

Nel’anno del cibo italiano nel mondo a Cibus «saranno presenti 3.100 espositori, cento in più dell’edizione 2016 - ha ricordato Gian Domenico Auricchio, presidente di Fiere di Parma - per ospitarli tutti abbiamo dovuto costruire a tempo di record un nuovo padiglione temporaneo in tensostruttura. Rispetto ai 72mila visitatori della passata edizione, quest’anno siamo piuttosto certi di poter superare quota 75mila presenze».

Mille i nuovi prodotti che saranno esposti a Parma, il cui elenco verrà pubblicato a fine aprile sul sito Cibus.it. Una selezione dei 100 prodotti più innovativi sarà esposta nel Cibus Innovation Corner, una nuova area espositiva della manifestazione. I convegni si concentreranno sui temi della ricerca scientifica e dei consumatori internazionali, e sarà inoltre presentato anche l’Osservatorio Alimentare, una nuova piattaforma digitale dedicata al settore agroalimentare italiano.

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