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Fusione nucleare, Emilia e Toscana contro l’Enea: rivendicano la…

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Fusione nucleare, Emilia e Toscana contro l’Enea: rivendicano la sede Dtt

(Ansa)
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A una settimana esatta dall’ufficializzazione della graduatoria Enea che ha assegnato a Frascati il centro di ricerca europeo per la fusione nucleare (il Dtt-Divertor Tokamak Test facility), premiando la città romana tra nove località candidate, Emilia-Romagna e Toscana passano al contrattacco: le due Regioni, che avevano presentato un progetto comune per ospitare sul lago Brasimone il polo di eccellenza sulle energie del futuro, chiedono una revisione dei punteggi della graduatoria, con un atto formale inviato al presidente dell’Enea, Federico Testa, firmato dai due assessori regionali alle Attività produttive, l’emiliana Palma costi e il toscano Stefano Ciuoffo.

Sotto accusa sono i criteri di calcolo relativi ai requisiti tecnici, economici ed ambientali richiesti dall’Enea, che hanno portato a punteggi opinabili in fatto di dotazione di infrastrutture tecnologiche sul territorio, sul valore internazionale degli aeroporti (con lo scalo di Bologna “pesato” quanto quelli di Pescara, Brindisi e Ciampino), sui costi di insediamento. In ballo ci sono infatti cifre che spostano l’economia e l’attrattività di un territorio come quello appenninico, e non solo: per il centro Dtt si stimano 500 milioni di investimenti comunitari e un indotto attorno ai 2 miliardi di euro, con attività sperimentali di ricerca che per 25 anni attrarranno 250 ricercatori da tutto il mondo e con un indotto solo in fase di costruzione, tra cantieri, forniture e impiantistica, di 1.600 nuovi posti di lavoro.
Sul lago Brasimone c’è già oggi uno dei maggiori centri di ricerca a livello nazionale e internazionale dedicato allo studio e allo sviluppo delle tecnologie nei settori della fissione e fusione nucleare, su un’area di 400 ettari tra strutture sperimentali e boschi, e oltre 100 persone al lavoro.

Legambiente ha brindato alla decisione dell’Enea di localizzare in Lazio il Dtt, temendo le ripercussioni ambientali sul lago Brasimone e ora chiede alla Regione Emilia-Romagna di destinare i 25 milioni di euro promessi per la fusione nucleare ad altre attività di ricerca e start-up sulle energie pulite, sempre nei Comuni di Castiglione dei Pepoli e Camugnano. Le due amministrazioni regionali hanno intanto costituito un “tavolo per il Brasimone” con l’obiettivo di perseguire in modo congiunto tutte le ipotesi di valorizzazione del sito, a partire dal programma del Divertor tokamak test facility e dalla lettera all’Enea di revisione della graduatoria. Che, peraltro, dopo Frascati, vede il Brasimone superato anche da Cittadella della Ricerca (Brindisi) e Manoppello (Pescara).

«Restiamo sorpresi – si legge nel documento scritto dagli assessori Costi e Ciuoffo - nell’osservare che l’Emilia-Romagna e la Toscana vengano considerate a minor potenziale tecnologico di Lazio, Abruzzo e Puglia; nonché, che l’aeroporto di Bologna (7,7 milioni di passeggeri l'anno, di cui il 75% per tragitti internazionali), insieme a quello di Firenze, siano stati paragonati, come aeroporti internazionali, con Pescara, Brindisi e Ciampino, venendo persino penalizzati per una questione di pochi chilometri. Appare discutibile, a nostro avviso, la straordinariamente bassa considerazione dei ridotti costi di insediamento in locali attualmente inutilizzati e facilmente riadattabili, a fronte di oneri derivanti da complesse operazioni di smantellamento necessarie per la macchina Ftu e di quelle strutture attualmente destinate ad altri progetti presso il Centro di Frascati, ancorché sviluppati da gruppi di ricerca altamente qualificati e tematicamente connessi alla fusione nucleare».

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