Economia

Si riapre la crisi del bianco in Emilia, 300 posti a rischio alla Tecno

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ELETTRODOMESTICI

Si riapre la crisi del bianco in Emilia, 300 posti a rischio alla Tecno

L’incontro tra la proprietà di Tecno Srl e i vertici della Regione Emilia-Romagna è atteso per la prossima settimana: questo l’impegno che il governatore Stefano Bonaccini ha preso con i sindacati, che dopo due anni di segnali negativi usciti dall’azienda di elettrodomestici di Gualtieri (nel Reggiano) – affari in calo, casse in affanno di liquidità e zero investimenti – hanno suonato nei giorni scorsi l’allarme: ad agosto scadono i contratti di solidarietà per i 300 dipendenti diretti (un altro centinaio di persone lavora nell’indotto) e i movimenti in atto nella compagine azionaria preoccupano.

L’imprenditore italo-iraniano Younes Zareipour, che nel 2013 aveva rilevato il 100% dell’allora Tecnogas, il ramo cottura della fallita Antonio Merloni, è fermo ai 35 milioni di fatturato di allora (dopo aver superato i 50 milioni nel 2015) ma puntava a raddoppiarli in pochi anni, attraverso lo sviluppo del business nell’alto di gamma e nel mercato americano. «Ha annunciato l’arrivo di un nuovo socio (come lui italo-iraniano) che porterà finanze, ma nelle visure camerali ancora non si vede, e si è impegnato a stanziare 7,5 milioni di investimenti», spiega il segretario provinciale della Fiom, Sergio Guaitolini. Che ha chiesto però l’intervento di supporto dell’amministrazione regionale, di fronte «all’assenza di un piano industriale e a relazioni sindacali che ci sono sì, ma il nostro interlocutore è un muro di gomma».

La reazione immediata della Giunta regionale di Bonaccini per sostenere il rilancio di Tecno e salvaguardare i 300 occupati va letta alla luce di due fattori: la storia rappresentata dal marchio Tecnogas, da 70 anni sul mercato e che a metà dello scorso secolo ha inventato la cucina moderna, mobile e fornello insieme, arrivando a fatturare oltre 130 milioni di euro; e le ferite rimaste nel territorio della Bassa Reggiana specializzato nel bianco (qui hanno le fabbriche anche Smeg e Bertazzoni) dove la crisi di Terim, seguita a quella dell’Antonio Merloni, ha insegnato ai fornitori una prudenza tale che alla prima tensione bloccano le forniture.

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