Economia

Sicilia, click day per i bandi Por non funziona, le imprese protestano

  • Abbonati
  • Accedi
bandi Por-Fesr

Sicilia, click day per i bandi Por non funziona, le imprese protestano

(Marka)
(Marka)

Computer che si impallano, schermi che si oscurano, aggiornamenti di pagina che illudono sugli orari. In Sicilia il click day è diventato per gli imprenditori interessati a partecipare ai bandi della Regione per accedere ai fondi Ue un vero e proprio calvario. Anzi peggio. L’ultimo caso risale proprio a qualche giorno fa e ha costretto la Regione siciliana a intervenire prorogando di dieci giorni il termine per le candidature a valere sul bando dell’azione 3.1.1.03 “Aiuti alle imprese esistenti per investimenti in macchinari, impianti e beni intangibili, e accompagnamento dei processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale” . E su Facebook con una punta di malizia c’è chi si è precipitato a commentare: così «le società di consulenza con centinaia di pratiche da inviare avranno tutto il tempo necessario per prepararsi».

Gli imprenditori sono esasperati: dopo aver lavorato per mesi alla preparazione di progetti, avere speso soldi per i consulenti, hanno dovuto arrendersi davanti all’evidenza di un sistema inaffidabile. Perché qui non è in discussione il metodo, il click day appunto, ma tutto ciò che sta dietro a questo sistema pensato per garantire opportunità a tutti e finito con l’essere un fattore di esclusione o meglio di penalizzazione. Di storie ormai ve ne sono tante, ma una la racconta il consulente palermitano Francesco Trapani e riguarda il bando dell’azione 3.5.1 con una dotazione di 30 milioni scaduto ai primi di ottobre dell’anno scorso. L’avviso pubblico prevedeva ”Interventi di supporto alla nascita di nuove imprese sia attraverso incentivi diretti, sia attraverso l’offerta di servizi, sia attraverso interventi di microfinanza – Aiuti alle imprese in fase di avviamento” «e uno - dice Trapani - si immagina che l’obiettivo fosse quello di finanziare start up nei settori ad alto valore aggiunto, magari nell’ambito dell’alta tecnologia. E invece a scorrere la graduatoria si ritrovano aziende del turismo, gestori di case vacanze. Per carità vanno finanziate anche quelle ma il problema è alla fonte: va fatta una selezione evitando di mettere insieme il tutto e il contrario di tutto. Chiediamo che la domanda sia valutata per la sua qualità. Così si ingolfa il sistema e si mettono in difficoltà gli uffici prova ne sia che fin qui non è stato erogato un euro».

Che sia necessario un intervento lo si capisce dalle parole del presidente di Sicindustria Giuseppe Catanzaro: «Questo sistema non garantisce sempre pari condizioni tra tutti i potenziali partecipanti al bando pubblico - dice -. E la testimonianza viene da chi vi ha partecipato: alcuni nostri associati, infatti, anche per il bando scaduto nei giorni scorsi, ci hanno segnalato rallentamenti nelle fasi immediatamente precedenti e successive all’apertura dello sportello. Ritardi che finiscono con l’avere pesanti ricadute sull’assegnazione delle risorse. Sarebbe opportuno garantire una maggiore efficacia ed efficienza delle risorse pubbliche valutando i progetti da finanziare non sulla base di un sistema a volte malfunzionante, ma su criteri di ammissibilità e selezione oggettivi volti a supportare investimenti produttivi capaci di generare ricchezza attraverso il lavoro e le imposte pagate. Non è possibile pensare di affidare lo sviluppo a un click».  Un tema che il presidente di Sicindustria ha sollevato ancora ieri a Catania nel corso di un incontro organizzato da Confindustria Catania con il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci il quale, sul punto, si è limitato a rispondere che il sistema del click day garantisce anche le piccole imprese. Peccato, però, che anche il sistema delle Pmi regionali dà un giudizio negativo di questo sistema. «Il sistema del click-day - dice il presidente regionale di Confartigianato Sicilia Giuseppe Pezzati- non può essere uno strumento a cui appoggiarsi per produrre sviluppo. Alcuni nostri artigiani hanno segnalato rallentamenti e accade pure che le pratiche non vengono registrate nell’immediatezza dell’invio. Questo sistema non riesce a garantire trasparenza ed efficienza. È bene rivedere le modalità di assegnazione delle risorse pubbliche».

Ed è sempre Trapani, ormai il portavoce di questo malessere diffuso, a riportare «i numeri del disastro» mettendo in evidenza la scheda fornita dalla Regione sul cosiddetto Ot1 (l’asse su Ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione): «In totale vi sono 269 milioni di euro assegnati con la lotteria dello “sportello”. Si tratta di 269 milioni che finiranno chissà dove, senza una logica, senza un indirizzo - dice Trapani - . Ma la cosa più interessante è forse costituita dai numeri dei potenziali candidati: 3.400 aziende candidate, con piani di sviluppo cantierabili, con credibilità bancaria, pronte ad assumere. Insomma a ben vedere questi dati, sembra di essere in Lussemburgo e o in Germania». Purtroppo la realtà è molto diversa.

© Riproduzione riservata