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Soluzione Mittal per Ilva, il Lussemburgo non ci sta

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Soluzione Mittal per Ilva, il Lussemburgo non ci sta

ArcelorMittal vara il pacchetto di cessioni dei suoi asset europei per evitare una bocciatura dell’operazione Ilva dalll’antitrust, mettendo sulla bilancia 15mila addetti per avere Taranto; il Governo del Lussemburgo leva però gli scudi e scende in campo contro l’ipotesi di cessione dell’impianto di Dudelange. «Chiederò che resti ad ArcelorMittal - ha dichiarato ieri il vicepremier e ministro dell’Economia, Etienne Schneider -.Disapprovo l’eventuale cessione a un acquirente sconosciuto per rispondere alle preoccupazioni della Commissione europea - ha aggiunto -: interverrò sia verso la direzione di ArcelorMittal sia verso la Commissione affinchè il sito resti di proprietà del gruppo».

La conclusione dell’indagine della dg Competition dell’Unione europea, avviata lo scorso 21 settembre è ufficialmente fissata per il 23 maggio. Per Bruxelles l’operazione di acquisizione dell’Ilva porta ArcelorMittal oltre la soglia di concentrazione nel mercato dell’acciaio europeo, in particolare nel segmento della zincatura.

Oltre al Lussemburgo, ArcelorMittal è pronta a cedere gli stabilimenti di Piombino in Italia, di Galati in Romania, di Skopje in Macedonia, di Ostrava in Repubblica Ceca, e alcune linee a Liegi. Lo ha ufficializzato ieri lo stesso gruppo, mettendo nero su bianco il pacchetto di «rimedi» che, con tutta probabilità, porterà entro maggio al via libera dell’antitrust europeo sull’operazione di acquisizione degli asset di Taranto. Si tratta di un ventaglio di proposte ampio, che va oltre il rischio, ventilato inizialmente, di concentrazione nel freddo e risponde alle preoccupazioni europee che avevano portato all’apertura di un’indagine approfondita. Ostrava ha due altiforni attivi e quattro treni di laminazione di cui uno per i lunghi, pure Galati ha un altoforno e non produce solo coils, Skopje verticalizza nel freddo mentre gli asset nel Benelux constano essenzialmente in un centro servizio (quello lussemburghese) e in linee di decapaggio, di laminazione a freddo e di banda stagnata (Belgio). A Piombino ArcelorMittal cederebbe lo stabilimento della Magona, che comprende una linea di zincatura. Il gruppo aveva già raggiunto nelle scorse settimane con il gruppo Arvedi un’intesa di massima per la cessione, con la firma di una lettera d’intenti. Il pacchetto varato ieri potrebbe però, secondo fonti industriali, rimettere in discussione questo tipo di schema.

È probabile che ArcelorMittal non abbia già individuato tutti i compratori per ogni singolo stabilimento. L’operazione non è semplice: Mittal deve evitare da una parte di avvantaggiare i competitor principali, dall’altro deve sbarrare la strada ad operatori di Paesi terzi spesso accusati di pratiche commerciali sleali (è il caso della Cina, che ha già messo un piede in Europa rilevando da un fallimento l’acciaieria di Smederevo, in Serbia). Per evitare i rischi di una cessione frettolosa il gruppo potrebbe quindi avere scelto la strada della creazione di un trust, nel quale fare confluire tutti gli asset. Una delle ipotesi percorribili, inoltre, potrebbe essere la suddivisione del pacchetto in tre tronconi, con Galati accoppiato a Magona (storicamente il sito rumeno riforniva di coils Piombino), Ostrava con Skopje e le linee in Belgio e in Lussemburgo raggruppate.

Uno schema del genere rischierebbe di vanificare gli approcci del gruppo Arvedi, anche se questa eventualità va verificata a livello giuridico. Secondo il parere di alcuni osservatori, comunque, il polo rumeno-italiano potrebbe essere d’interesse per qualche operatore russo (Galati, ex kombinat russo, sorge sul Mar Nero), ma non si esclude che lo stesso gruppo cremonese possa operare in consorzio per aggiudicarsi l’asset. Altri addetti ai lavori sposano invece l’ipotesi di un interesse di Jsw, che potrebbe mollare la presa sulla ex Lucchini, tentato dall’integrazione tra l’afo rumeno e dalla verticalizzazione toscana.

Per il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda le cessioni annunciate da ArcelorMittal sono un passo «atteso da tanto tempo. Credo . ha detto - che l’esame dell’antitrust europeo si concluderà positivamente. Questo era l’ultimo scoglio che rimaneva, poi il nodo è solo l’accordo sindacale».

Nel «pacchetto» varato ieri da ArcelorMittal non viene citata, come è naturale, l’annunciata operazione di uscita del gruppo Marcegaglia da Am Investco Italy (è il veicolo societario, controllato da Mittal, che si è aggiudicato gli asset dell’Ilva). L’opzione resta comunque praticabile (a causa del sito di Ravenna che Marcegaglia porterebbe in dote) e, secondo fonti vicine all’operazione, resta confermata qualora si rendesse necessaria.

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