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Il Fondo Bain (Usa) conquista la carta per le banconote

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GRUPPO FEDRIGONI

Il Fondo Bain (Usa) conquista la carta per le banconote

(Marka)
(Marka)

Dopo 130 anni in mano alla stessa famiglia, Fedrigoni passa la mano e cede l’omonima cartiera. Il fondo di private equity Bain ha concluso, ieri, l’acquisizione del 90% del Gruppo Fedrigoni – che qualche anno fa si comprò le carta di Fabriano – tra i maggiori produttori in Europa di carte speciali, etichette e banconote (è l’unico, in Italia, autorizzato dalla Bce a fornire la carta per gli euro). La storica famiglia manterrà una quota del 10% nel capitale della società, attraverso Chiara Medioli, che assumerà la vicepresidenza del Gruppo. «Sono particolarmente orgoglioso – ha detto il presidente Alessandro Fedrigoni – di aver guidato il Gruppo nel raggiungimento dei più ampi traguardi. Nel 2017 ha raggiunto i migliori risultati finanziari della sua storia per fatturato e utile netto».

L’operazione
Un’operazione di poco superiore ai 600 milioni di euro, con un preliminare di vendita che era stato firmato lo scorso 22 dicembre. E un obiettivo, ha spiegato ieri a Il Sole 24Ore Ivano Sessa, managing director di Bain capital private Equity: «accompagnare la prossima fase di crescita di un gruppo di eccellenza, sia sul fronte dei prodotti che dei servizi».

«Puntiamo – ha proseguito Sessa – ad avere un approccio molto operativo e industriale, focalizzato alla valorizzazione del prodotto e dei servizi collegati. Il nostro obiettivo è duplice. Intendiamo sia rafforzare gli aspetti commerciali e di business, in Italia e, soprattutto, nei mercati esteri, sia ad avere una politica di forte crescita delle attività più redditizie, cioè le carte speciali ( tutti prodotti luxury e consumer) e le etichette». Sessa dichiara che l’interesse per la dimensione delle carte “sicurezza” e delle commodity – cioè delle banconote e dei sistemi antifalsificazione ad esso collegati – resterà (anche se si tratta di un segmento a bassa redditività). Mentre sulle carte luxury e le etichette, «il potenziale di crescita e marginalità, già elevato, – ha proseguito Sessa – può crescere ancora, anche attraverso un’accorta strategia di M&A, sia in Europa che nel Nord America».
In relazione alle preoccupazioni dei sindacati per la tenuta dei livelli occupazionali del Gruppo in Italia, Sessa, al momento, non si sbilancia, ma ribadisce «l’ambizione di continuare a crescere, con ricadute positive per tutto il gruppo, sia in Italia che all’estero attraverso la qualità dei prodotti».

I numeri del gruppo
Fedrigoni – in mano all’omonima famiglia sin dal 1888 – ha chiuso il 2017 con numeri da record personale: fatturato a 1,08 miliardi di euro (+2,6% sull’anno precedente) e un utile netto a 72,3 milioni
(+13,9% sul 2016). I recenti investimenti da 54 milioni ha riguardato, tra le altre cose, la ricostruzione dello stabilimento di Pioraco (Macerata), danneggiato dal terremoto nel 2016, la prosecuzione dei piano di investimenti realizzato nella controllata Fedrigoni Brasile Papéis Ltda e GPA Holding, per incrementare la capacità produttiva e l’efficienza, nonchè ulteriori investimenti relativi allo stabilimento di Verona, danneggiato da un incendio nel 2015. Fedrigoni conta, complessivamente, circa 2700 dipendenti in 14 stabilimenti (di cui 8 in Italia, 2 in Spagna, 2 in Brasile e 2 negli Usa) e vende in 128 Paesi.

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