Economia

Sulla via Emilia fabbriche a pieni giri ma occupazione in calo

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CONGIUNTURA

Sulla via Emilia fabbriche a pieni giri ma occupazione in calo

Si consolidano e si allargano i segnali positivi dell’economia emiliano-romagnola, che con il suo +1,9% di Pil previsto quest’anno (dopo il +1,8% del 2017) conferma il suo ruolo di locomotiva del Paese, con un fatturato già oltre i livelli pre-crisi. Ma nello spartito in crescendo presentato da Unioncamere, Confindustria e Intesa Sanpaolo nella consueta conferenza stampa sulla congiuntura regionale (2017 e previsioni primo semestre 2018) non manca qualche nota stonata: perché la produzione industriale cresce sostenuta (+3,2% nel 2017, doppiando il trend dell’anno prima) e coinvolge anche le Pmi, ma il numero di imprese continua a scendere (-1,5%) e nelle fabbriche l’occupazione cala del 2,6%, mentre sale in agricoltura e terziario (+0,3% la media 2017).

«L’industria rappresenta oggi il 26% del valore aggiunto regionale, confermando la vocazione manifatturiera di questa terra – sottolinea il direttore del Centro studi Unioncamere, Guido Caselli – e la sua forte propensione all’export, salito del 6,8% lo scorso anno. Anche il calo di imprese può non essere letto negativamente, poiché riguarda soprattutto ditte individuali e società di persone e si abbina a un rafforzamento degli indicatori di produzione (+3,2) e fatturato (+3,6) industriale». È invece da approfondire il dato sulla flessione di occupati industriali (a fronte, va precisato, di un tasso di disoccupazione al 6,5% che fa invidia a molte regioni), perché potrebbe essere il riflesso non solo dell’aumentata efficienza nelle fabbriche robotizzate e digitalizzate, ma di una domanda di profili che non trova adeguata corrispondenza nell’offerta.

A rimarcare il gap di professioni tecnico-scientifiche di cui sono affamate le filiere emiliane della meccanica, della ceramica, dell’agrifood è anche il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Pietro Ferrari: «Siamo in una regione in cui si fa buona impresa, è fuor di dubbio - afferma – e le aspettative sono di un ulteriore miglioramento nei prossimi mesi (oggi, rispetto a metà 2017, è aumentato di circa 10 punti il saldo da imprenditori ottimisti e pessimisti in tema di produzione ed export) e quel che va evidenziato è che marciano più spedite le medie imprese, quelle tra i 50 e i 250 dipendenti. Dobbiamo però porci domande chiare, come imprenditori e come Paese, su che futuro vogliamo dare ai nostri giovani, a quelli del Sud in particolare. E non possiamo più accettare che a ogni cambio di Governo si blocchino gli iter di opere a medio-lungo termine come il Passante di Bologna, la Cispadana, la Tirreno Brennero, infrastrutture strategiche per sostenere la crescita delle imprese».

Note stridenti arrivano anche dal sistema bancario della via Emilia, perché l’exploit dell’ultimo trimestre 2017 della voce “prestiti all’industria” (+4,9% rispetto al IV trimestre 2016) non basta a riportare sopra lo zero il dato annuale. «Crescono (+2,7%) i prestiti a medio-lungo termine per investimenti in macchinari e mezzi di trasporto, così come crescono i prestiti alle famiglie, anche se il trend espansivo dei finanziamenti per l’acquisto di abitazioni si è arrestato», precisa Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo. Ma il tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti resta in regione sopra la media (3,5% contro 2,9) così come resta allineato verso l’alto il rapporto tra sofferenze e prestiti alle imprese, attorno al 15 per cento.

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