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Gelati Motta, Froneri investe 30 milioni (e assume) a Ferentino

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ALIMENTARE

Gelati Motta, Froneri investe 30 milioni (e assume) a Ferentino

«C’è Gigi? E la Cremeria?». È stato uno dei claim pubblicitari più celebri degli anni Novanta e, a quanto pare, tornerà molto presto sugli schermi degli italiani, riveduto e corretto. Trovata di marketing che punta sull’effetto nostalgia? Molto di più: un vero e proprio ritorno alle origini per i gelati Motta che passa attraverso un piano d’investimenti da complessivi 30 milioni da qui al 2019.
Il brand fa parte del ricchissimo portafoglio di Froneri, la joint venture del gelato partecipata al 50% da Nestlé e R&R nata un anno e mezzo fa che adesso, attraverso il nuovo piano industriale, punta a fare dell’Italia lo snodo strategico delle proprie attività europee per più di un segmento di prodotto, con tanto di ricadute occupazionali. Ma andiamo con ordine. Prima riorganizzare, poi rilanciare.

Il deal tra Nestlé e R&R creava sovrapposizione tra i siti di Ferentino e Parma: il primo produceva intorno ai 100 milioni di litri di gelato, il secondo qualcosa come 25 milioni di litri. Ma lo stabilimento di Ferentino, realizzato nel 1974 dall’allora Italgel, aveva tutte le carte in regola per esercitare, da solo, una capacità produttiva ancora maggiore: poteva arrivare a 150 milioni di litri a patto di un radicale ammodernamento. E così a dicembre scorso Froneri ha firmato un accordo con le delegazioni di Fai, Flai e Uila per la chiusura dello stabilimento di Parma, in virtù del quale si è aperto l’esodo incentivato per 120 addetti. Il passo successivo è stato concentrare gli sforzi su Ferentino, con investimenti di ammodernamento delle linee produttive all’insegna di tecnologie intelligenti che consentono la piena tracciabilità dei prodotti. Finora, rispetto alla dote di 30 milioni messa sul piatto fino al 2019, sono stati impiegati i primi 15 milioni.

Il cuore della “fabbrica” è un impianto di trigenerazione ad alto rendimento che consentirà di produrre a prestazioni molto alte, per ottenere prodotti più complessi e processi produttivi ottimizzati. E non finisce qui: «A Ferentino – sottolinea Pietro Monaco, ad di Froneri Italia e group chief operations office della joint venture a livello globale – sorgerà anche il polo del freddo di Froneri, destinato ad accogliere i nostri prodotti e, nei periodi dell’anno in cui siamo meno carichi a causa della stagionalità del settore, anche quelli di altre aziende». Froneri, a quanto pare, viaggia a vele spiegate. Il bilancio 2017 si è chiuso con ricavi da 2,5 miliardi, «siamo in anticipo di due anni rispetto agli obiettivi che ci ponemmo al momento della nascita della società», sottolinea Monaco. L’Italia, all'interno dello scacchiere globale della joint venture, esprime 235 milioni di fatturato, «ma conterà sempre di più – dichiara il manager – alla luce degli investimenti che abbiamo in corso».

Per dire: a Ferentino sorgerà il polo europeo per la produzione del Maxibon, gelato di culto degli anni Ottanta che dice ancora la sua sul mercato. Ci sarà una rivisitazione del Mottarello, il più antico gelato industriale italiano, nato addirittura nel 1940: «Adesso – spiega Monaco – sarà un prodotto 100% latte fresco italiano». Stessa “cura” riservate alle vaschette della Cremeria. E il nuovo corso di Froneri che impatto avrà su un perimetro aziendale che oggi conta, tra i siti di Ferentino e Terni, 450 lavoratori a tempo indeterminato e che, con gli stagionali, nei periodi di picco arriva a 1.100 unità? L’ad risponde a colpo sicuro: «Abbiamo in piedi partnership con l’Università di Cassino e la Luiss. La nostra azienda è aperta agli stage e all’alternanza, nelle sedi italiane e straniere. Stimiamo – conclude Monaco - una crescita dei dipendenti del 20 per cento». Dolci prospettive di lavoro in Lazio.

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