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Ai cinesi l'appalto per il ponte croato con i fondi europei

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Fondi UE

Ai cinesi l'appalto per il ponte croato con i fondi europei

Una gru e un pilone nel sito in cui verrà costruito il ponte che collegherà la cosidetta penisola di Sabbioncello, su cui si trova Dubrovnik, con il resto della Croaziadi Peljesac (Afp)
Una gru e un pilone nel sito in cui verrà costruito il ponte che collegherà la cosidetta penisola di Sabbioncello, su cui si trova Dubrovnik, con il resto della Croaziadi Peljesac (Afp)

In Croazia, a Peljesac, il “ponte sullo stretto” sarà, molto probabilmente, realizzato entro il 2022. Quasi interamente con fondi Ue ma dai cinesi.
Qualche giorno fa la Commissione statale per gli acquisti pubblici della Croazia (Dkom) ha, infatti, respinto due ricorsi alla procedura della gara d'appalto per la costruzione del ponte di Peljesac, sollevati dall'austriaca Strabag e del consorzio italo-turco composto da Astaldi e Ictas issat Sanayi.

Il motivo? La Crbd (China Road and Bridge Corporation), controllata da Pechino, avrebbe vinto l'appalto – indetto da Hrvartske Ceste, le autostrade croate – praticando un'offerta da dumping.

Crbd avrebbe infatti sbaragliato la concorrenza offrendo 280 milioni di euro, contro i 343 milioni di Astaldi e i 353 dell'austriaca Strabag.
Un ribasso del 20%, tanto che nei ricorsi si fa esplicito riferimento all'insostenibilità dell'offerta cinese e alla probabilità che sia stato praticato un «prezzo da dumping».

Il ponte, per altro, rappresenta un'opera strategica, perchè andrà a collegare la cosidetta penisola di Sabbioncello, su cui si trova Dubrovnik, con il resto della Croazia, paese entrato da pochi anni nella Ue, e che a fine 2018 entrerà a far parte anche dell'area Schengen.

Grazie a questo ponte, quindi, sarà possibile superare il cosiddetto corridoio di Neum, ovvero l'accesso al mare della Bosnia Erzegovina, una striminzita lingua di terra stretta tra due lati della costa croata. E che, tuttavia, nell'area ha sempre rappresentato un passaggio obbligatorio di inevitabili controlli doganali.

A questo punto, le due società hanno tempo sino a fine aprile per presentare un eventuale ulteriore ricorso al Tribunale amministrativo della Croazia.
E la volontà ci sarebbe. Anche se la Croazia sembra del tutto intenzionata a chiudere, al più presto, la partita, anche per non perdere il finanziamento Ue a fondo perduto da 357 milioni di euro, che di fatto andrebbe a coprire l'85% dei costi di realizzazione.

La Cina opera ormai da molti anni nel “ghiotto” mercato degli appalti dell'Europa dell'Est. Ma è la prima volta che un'azienda di Pechino conquista un appalto di questa rilevanza finanziato da fondi Ue.

Anche perché se la Ue ha deciso di aprire il settore degli appalti pubblici alla concorrenza internazionale, non gode di altrettanta reciprocità in Russia, Usa, Brasile e neppure in Cina.

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