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A Bergamo la miniera di zinco che riapre con i dollari dell’Australia

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A Bergamo la miniera di zinco che riapre con i dollari dell’Australia

Mentre in altre parti d’Italia e del mondo occidentale le miniere chiudono i battenti, con inevitabili ricadute occupazionali negative, c’è in Lombardia un caso al contrario. Una miniera “secolare” pronta a ripartire. L’alleanza con un fondo australiano e il conseguente finanziamento da tre milioni di dollari australiani apre le porte alla riattivazione della miniera di Gorno a Oltre il colle nel bergamasco. L’avvio della fase di prima produzione è prevista per il prossimo autunno. Prende dunque corpo e cresce il progetto avviato da tempo dalla Energia Minerals Italia, controllata dalla Azi (Alta Zinc Ltd) per riattivare la miniera di piombo e zinco, aperta nel 1888 dalla società inglese Crown-Spelter cui subentrarono la belga Vielle Montagne, l’Ammi e infine la Samim (Eni) sino alla chiusura negli anni 80.

«Il 13 aprile – spiega Fabio Granitzio, exploration manager di gruppo e direttore di Energia Minerals Italia – abbiamo annunciato un’alleanza strategica con un importante fondo australiano. Si tratta di un gruppo finanziario guidato da Hugh Morgan, un’autorità dell’industria mineraria australiana, spesso definito “a mining legend”. Il fondo è specializzato in progetti minerari mid-tier: per raggiungere questo traguardo il progetto Gorno è stato sottoposto a una approfondita due diligence da parte di professionisti di livello mondiale».

Un passaggio importante, come rimarca il manager, per avviare il progetto che vedrebbe di qui a pochi mesi l’attuazione della cosiddetta fase 1. Ossia il programma di riavvio rapido della miniera basato su una prima attività di estrazione a bassa intensità (250mila tonnellate l’anno di minerale), nelle zone della miniera in cui l’attività è già autorizzata, per poi ampliare le concessioni e incrementare le quantità di minerale estratto. Il materiale estratto (blenda) dovrebbe essere lavorato a Gorno mentre il concentrato trasportato su ferrovia a diversi smelter in Europa, per la produzione dello zinco. Il metallo viene impiegato in vari ambiti: dalla laminazione dei metalli alla produzione delle leghe, dalla galvanizzazione dell’acciaio, per evitare corrosione, alle saldature sino alla realizzazione dei fogli che vavvolgono le batterie. Lo zinco ha anche impieghi in ambito sanitario.

«Arete Capital – chiarisce Fabio Granitzio –, con il consociato Victor Smorgon Group (tutti di Melbourne) hanno concordato di acquistare azioni per 3 milioni di dollari australiani al costo di 1,1 centesimi di dollaro per azione. Il Gruppo Smorgon avrà, a conclusione dell’acquisto, il 19,9% del pacchetto azionario Alta Zinc (Azi) e un rappresentante nel consiglio di amministrazione. Arete e il consocio hanno deciso di partecipare come partner al nostro progetto, finanziando la fattibilità dalla cosiddetta Fase 1».

Non è tutto per il sito minerario in cui si programma l’avvio di quella che in tanti hanno definito “miniera 4.0”. Sito all’avanguardia il cui progetto prevede la realizzazione e installazione degli impianti direttamente in sottosuolo, primo caso per una miniera metallifera, «riducendo al minimo l’impatto visivo esterno» e in cui sono già stati investiti 25 milioni di dollari australiani pari a circa 16 milioni di euro.

Intanto, sempre nel sito di Gorno prosegue l’esplorazione alla ricerca, in alcuni casi riscoperta, di filoni da coltivare. «A marzo abbiamo annunciato la definizione di una ’nuova’ zona mineralizzata in un settore della miniera chiamato Pian Bracca – argomenta Granitzio –. Si tratta in realtà di una riscoperta: questa zona mineralizzata è stata parzialmente coltivata in passato, ma la Samim si è lasciata alle spalle cospicue risorse intatte. A supporto dell’attività di esplorazione la società ha anche coinvolto i dipartimenti di scienze geologiche delle università di Torino e Napoli, allo scopo di studiare alcuni aspetti giacimentologici dei corpi minerari».

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