Economia

La svolta digitale di Brembo: 100 milioni per un impianto 4.0

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l’industria del futuro

La svolta digitale di Brembo: 100 milioni per un impianto 4.0

«Vuole conoscere la sua storia? Eccola». L’esplosione di dati e grafici che Alessandro Palla genera con un semplice tocco sul maxi-schermo nobilita in un attimo quello che a noi pare in effetti solo un pezzo di alluminio lavorato. Impressione subito smentita dai 200 parametri che scorrono davanti a noi, tracce indelebili del processo che consentono al chief manufacturing officer di Brembo di consultare in tempo reale ogni variabile della pinza freno sfornata un minuto fa dai robot di Curno: dalla temperatura di fusione alla sua composizione chimica; dai centri di lavoro coinvolti fino al singolo utensile di lavorazione utilizzato.

Partiamo da qui, anche se in realtà per il leader mondiale dei sistemi frenanti si tratta di un primo punto di arrivo all’interno di un lungo percorso, un investimento pluriennale da 100 milioni che andrà a regime nel corso del 2019.

Iter avviato un paio d’anni fa con un’attività di scouting di otto mesi insieme a Bcg, viaggio che ha portato trenta manager a visitare le migliori esperienze globali di Industria 4.0: da Bosch a Siemens; da Bmw a Daimler; da Microsoft fino alle start-up di realtà virtuale della Silicon Valley.

«Per un compito così complesso - spiega Palla - dovevamo avere il coinvolgimento della squadra, oltre che la certezza di imboccare la strada giusta attraverso un benchmarking strutturato: l’attività di “scale-up” da noi non è banale». Anche perché alla complessità dimensionale (19 impianti sparsi nel mondo, 2,5 miliardi di ricavi, 10mila addetti) si è aggiunta per Brembo quella organizzativa, con la necessità di procedere in parallelo su più filoni: connessione e tracciabilità, realtà aumentata, cybersecurity, robotica collaborativa, condivisione dei dati con i fornitori.

La connessione delle macchine (sono già più di 3mila i singoli impianti messi in rete) è stato il primo passo, fornendo la materia di base su cui agire per poi estrarre valore. Perfettamente percepibile aggirandosi tra i reparti che realizzano 2,6 milioni di pinze-freni all’anno: qualche ora passata qui è un corso accelerato nella fabbrica smart, una sorta di master 4.0 sul campo. In fabbrica la carta è abolita, tutto è gestito per via digitale, con maxi-schermi che consentono interrogazioni su più livelli e dati fruibili anche via smartphone. Sono i codici a guidare i robot, che si riattrezzano in automatico per verniciare una delle cinque versioni di pinze richieste da Porsche. Ed è ancora il codice -prodotto a segnalare l’ampiezza prevista dei fori: il tecnico inserisce il tampone, il sistema confronta e restituisce il risultato. Mancano dei pezzi? L’operatore non deve più cercare il caporeparto, perché quest’ultimo ha già ricevuto dal sistema il segnale di allarme, attivandosi presso il magazzino. Il pistone (uno dei 200 parametri controllati) ha un’altezza fuori norma? La macchina si ferma e segnala l’anomalia. Persino la vita utile della singola lama che deve rifinire la pinza è monitorata in tempo reale, così come i dati di vibrazione, temperatura, persino lo spettro di frequenza del rumore. E quando la lama è “in riserva”, poco prima del limite oltre cui i danni diventano probabili, l’utensile è richiamato in officina . «In passato - aggiunge Palla - ci accorgevamo del problema solo ex-post, un componente da mille euro poteva anche fermare un impianto da 100 milioni. Ora i costi della “non” qualità si sono ridotti e a parità di macchine produciamo il 10% in più». Anche nella produzione dei dischi in ghisa, nelle fonderie, la digitalizzazione è pervasiva. Due “tap” sullo schermo e si apre l’impianto in Michigan, dove sono le 4.57 del mattino e la fusione che osserviamo avviene a 1447 gradi. Risparmiando però il 5% dell’energia grazie all’algoritmo generato per supportare l’attività dei tecnici. Brembo ha imboccato la strada 4.0 puntando in prevalenza sulle risorse interne, coinvolgendo fornitori esterni per attività specifiche e puntando anche su Pmi italiane, come ad esempio Alleantia, che ha sviluppato la connessione, oppure Desys per la realtà aumentata. Esperienza quest’ultima visibile a bordo linea, dove il maxi-schermo produce un video che evidenzia passo dopo passo le fasi di manutenzione: se non ti ricordi, basta guardare. «Entro la metà del 2019 - aggiunge Palla - l’intero progetto 4.0 sarà operativo, anche se il lavoro di implementazione non termina qui. È una transizione epocale a cui vogliamo partecipi tutto il personale. Nessuno resterà indietro. Investiamo ed investiremo in formazione, per assicurare a tutti una sorta di emancipazione digitale, aggiungendo queste competenze al know-how di processo e prodotto che gli addetti già possiedono. Un valore da preservare».

Su cui tuttavia occorre innestare anche nuove professionalità, come dimostra la squadra di data scientist entrata in Brembo: due ingegneri, un fisico, un matematico e uno sviluppatore di app. Perché avere i dati in fondo è (quasi) banale. Trasformarli in valore è tutto un altro film.

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