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Embraco ceduta da Whirpool alla Nidec ma senza lo stabilimento italiano

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Embraco ceduta da Whirpool alla Nidec ma senza lo stabilimento italiano

Il Gruppo Whirpool ha ceduto il business di Embraco ai giapponesi della Nidec Corporation, al netto però dello stabilimento piemontese di Riva di Chieri, dove le attività della multinazionale cesseranno entro l’anno e dove ministero dello Sviluppo economico, Invitalia, sindacati e vertici dell’azienda sono alle prese con il piano di reindustrializzazione che dovrebbe garantire un percorso di reinserimento per i quasi 500 addetti della fabbrica dove si producono compressori per i frigoriferi. L’operazione è stata resa nota questa mattina con due note diffuse in parallelo dai due gruppi.

Il valore dell’operazione, specificano gli americani, è pari a 1,08 miliardi di dollari cash. Per Whirlpool, la cessione della Embraco, che resterà fornitrice del Gruppo, rappresenta un passaggio industriale finalizzato a focalizzare il business sul mercato e allegerire la parte componenti, per i giapponesi di Nidec invece, che a luglio scorso hanno acquistato anche Secop Group, si tratta di un’operazione in grado di ampliare la gamma di prodotti (motori e compressori) destinati al bianco e affiancare al mondo delle lavatrici, lavastoviglie e asciugatrici, il settore della refrigerazione.

Nel comunicato diffuso dalla multinazionale americana Embraco è presentata come una realtà industriale con 11mila addetti e stabilimenti produttivi in Brasile, Cina, Slovacchia, Messico e italia, polo escluso quest’ultimo dalla transazione. Per lo stabilimento italiano dunque al momento nulla cambia. Probabilmente la decisione dei vertici di Whirpool di chiudere le attività italiane di Embraco potrebbe essere collegata all’operazione di vendita subentrata pochi mesi dopo l’annuncio e l’apertura della procedura di licenziamento collettivo. Un intervento di razionalizzazione sulla struttura produttiva di Embraco in grado di rendere più appetibile il dossier.

Lo stabilimento piemontese dunque seguirà un percorso diverso, la trattativa finora portata avanti da sindacati e Mise ha prodotto alcuni punti fermi: il congelamento dei licenziamenti fino a fine anno, il piano di uscite incentivate e volontarie per gli addetti che in questi mesi stanno decidendo di lasciare la fabbrica e l’apertura di un tavolo presso il ministero per costruire il percordo di reindustrializzazione del sito.

Il 17 maggio è in calendario il prossimo incontro, dopo lo slittamento dell’appuntamento previsto per questa settimana. Le imprese interessate a insediarsi negli spazi di Riva di Chieri sarebbero tre secondo quanto riferito dal ministro uscente Carlo Calenda il 9 aprile scorso: un gruppo israeliano-cinese, un’azienda italiana e una multinazionale giapponese. Fonti vicine all’azienda sostengono che il gruppo giapponese interessato non sia Nidec, come di fatto l’aqcquisizione sembra confermare. Ma sicuramente questo resta un aspetto da chiarire.

La vicenda dei licenziamenti alla Embraco ha aperto un fronte europeo, con il Governo italiano che ha chiesto alla commissaria Ue alla concorrenza Marghrete Vestager di verificare l’utilizzo di fondi europei da parte della Slovacchia – dove Embraco sta trasferendo le produzioni italiane – per attrarre lavorazioni a scapito di altri siti. Inoltre in conseguenza della vicenda pè stato istituito in Italia il Fondo per le delocalizzazioni, strumento messo in campo per permettere ad esempio a Invitalia di poter intervenire direttamente nei processi di reindustrializzazione.

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