Economia

Pilkington rinasce con il super-vetro

  • Abbonati
  • Accedi
IL RILANCIO

Pilkington rinasce con il super-vetro

Qui dentro fa caldissimo. Si fatica a pensare che per cinque anni, e fino a pochi mesi fa, dentro questo capannone nella zona industriale di porto Marghera c’era solo freddo e silenzio. Il caldo di oggi significa che la produzione della Pilkington Italia (oggi di proprietà del gruppo giapponese Nsg) è ripartita a pieno regime, il forno è tornato a produrre senza sosta 600 tonnellate al giorno di vetro e il rumore che si sente là in fondo, alla fine della linea, è il vetro che viene distrutto quando non supera i nuovi controlli di qualità installati lungo la produzione (è il destino di circa il 10% dell’output).

Lo stabilimento veneziano, in continuità con la storica produzione Società italiana vetri e cristalli (uno dei primi insediamenti industriali di porto Marghera) è tornato in vita. In questi anni Nsg, che nel 2002 ha rilevato tutte le attività europee della Pilkington, lo ha preservato, mantenendo un hub logistico per il mercato italiano nonostante il forno fosse spento. Ora la produzione è ripartita, grazie un investimento da 20 milioni nel forno, negli impianti di captazione e sulle linee; nelle scorse settimane il via libera alla concessione portuale ha consentito la chiusura del cerchio: ora le navi che trasportano sabbia dalla Tunisia potranno attraccare direttamente a Porto Marghera, con innegabili vantaggi dal punto di vista logistico.

Il contesto oggi non è più lo stesso di quando la fabbrica era stata chiusa. Qui a Marghera si produce da sempre vetro per edilizia, segmento che negli ultimi anni ha patito pesantemente la contrazione del mercato, e oggi l’output si regge per la maggior parte sui lavori di ristrutturazione e sulla domanda dei serramentisti; le commodities, però, anche nel «vecchio» mondo del vetro, stanno ora lentamente cedendo il passo alle specializzazioni. E anche Pilkington Italia naviga in questa direzione. «Già oggi – spiega Nicolò Padoan, dirigente del sito veneziano -, il vetro per design e arredo ha una parte preponderante nel mix produttivo. In futuro l’incidenza sarà sempre maggiore».

L’azienda - 190 addetti, di cui 60 assunti ex novo pochi mesi fa, quando è ripartita la produzione - non fa mistero sul fatto che le scelte di investimento e produttive future saranno focalizzate non tanto sui volumi, quanto sulla qualità. La nuova frontiera è il vetro bianco extrachiaro, il vetro antiriflesso e altre nicchie ad alto valore aggiunto. L’investimento sugli impianti di captazione rivela questa scelta strategica. «L’impianto è di metà anni Ottanta – spiega Padoan -, ma qualche mese fa abbiamo aggiunto un aspiratore per le emissioni di ossido d’azoto. La produzione di vetro ultrabianco ne rilascia una quantità maggiore rispetto alla produzione tradizionale».

Per intercettare i nuovi mercati serviranno con tutta probabilità ulteriori investimenti nei trattamenti superficiali. La gamma di applicazioni dei vetri del futuro è estesa e riguarda clienti insospettabili come musei e produttori di pannelli fotovoltaici, oltre all’arredamento, al navale, alla refrigerazione commerciale e alla stessa edilizia, grazie alle caratteristiche di efficienza energetica, per la sicurezza, oltre che per caratteristiche estetiche.

© Riproduzione riservata