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Il robot «gentile» affianca l’uomo anche nelle Pmi

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Il robot «gentile» affianca l’uomo anche nelle Pmi

Troppo, oppure troppo poco. Non c’era modo, con il macchinario tradizionale, di chiudere in modo corretto quel tappo dosatore: solo per uno su 100 l’imbottigliatrice tradizionale era in grado di applicare la forza di serraggio corretta. Problema non banale. E non solo tecnico, visto che alle spalle c’era la commessa appena conquistata con una multinazionale: oltre mezzo milione di euro, quasi il 10% dei ricavi.

Per la Mk di Rho, attiva nella detergenza professionale, la soluzione è arrivata dalla robotica collaborativa, una coppia di congegni che operano in sinergia con il personale e che riescono a gestire la chiusura del flacone applicando sempre la forza necessaria.

Non un caso isolato quello della Pmi milanese, piuttosto la “spia” di un trend che inizia a rendersi visibile, con una prima pattuglia di Pmi che prova a sposare la filosofia dei “cobot”: 110 le installazioni in Italia nel 2016, 230 lo scorso anno. È la via “soft” all’automazione, con meccanismi che possono operare anche in prossimità del personale senza la necessità di gabbie e spazi di sicurezza delimitati, in grado di compiere operazioni ripetitive a costi ridotti.

«L’investimento per noi è stato nell’ordine dei 40mila euro - spiega il direttore commerciale Amedeo Marzetta - e anche se la velocità raggiunta è inferiore a quella delle altre linee il problema che avevamo è stato risolto egregiamente: praticamente il 100% dei flaconi ora è chiuso in modo corretto».

Le stime sulla diffusione dei “cobot” nel mondo vedono una crescita esponenziale nei prossimi anni, anche oltre le performance pure brillanti dei robot tradizionali. Se oggi si stima che solo il 3% del mercato sia “collaborativo”, questa quota è vista lievitare al 34% nel 2015 (Ifr); se ora il business è valutato in 450 milioni di euro a livello globale, già nel 2021 il valore sarà più che quadruplicato (Bis research), con 125mila unità vendute rispetto alle 14500 dello scorso anno.

«L’Italia è partita in ritardo rispetto ad altri paesi - spiega il sales manager di Universal Robots in Italia Alessio Cocchi, ma ora sembra più ricettiva: in particolare sono le aziende che non hanno mai avuto automazione a lanciarsi nella sperimentazione. Altre invece sono ancora spaventate, pensano ai robot tradizionali e vedono problemi di sicurezza nel “liberarli” dalle gabbie».

A non avere timori è stata ad esempio Metalsinter (65 addetti e 11 milioni di ricavi nella componentistica auto), inserendo quattro robot collaborativi per gestire il carico e lo scarico di un forno. Quando a metà maggio il sistema entrerà a regime sostituirà il lavoro di sei persone, due addetti per turno. «L’investimento - spiega il direttore generale Stefano Fontana - è parte di una revisione globale dei nostri processi in un’ottica “lean”, per ricercare più efficienza e produttività. Non un’azione calata dall’alto ma realizzata coinvolgendo il personale. Gli addetti “liberati” da queste attività ripetitive verranno ricollocati in aree a maggior valore aggiunto, nella gestione dei dati, in manutenzione o in altri reparti». L’investimento (300mila euro tenendo conto dell’attrezzaggio dell’intera linea) verrà probabilmente replicato in futuro, estendendo l’uso dei “cobot” ad altre attività. «Quella che vedo - aggiunge il manager - è un’automazione a portata di Pmi e flessibile, in grado di gestire piccoli lotti, che ci permetterà anche di ridurre i tempi di produzione. Per chi come noi opera in un’area competitiva come l’automotive, lavorare sui costi e sui tempi di consegna è fondamentale».

L’automazione è stata una necessità anche per Rupes (50 milioni di ricavi e 150 addetti), “travolta” da picchi di domanda imprevisti per dischi in schiuma di poliuretano utilizzati per lucidare le carrozzerie, accessori di consumo legati ad un utensile venduto in tutto il mondo. «

L’impatto sul personale è difficilmente valutabile - spiega il direttore tecnico Marco D'Incà -, prima c’erano due persone su due turni, ora sono tre per turno ma i volumi nel frattempo sono cresciuti in modo esponenziale».

I robot, inseriti già tre anni fa, agiscono a stretto contatto con gli addetti: uno degli obiettivi era infatti quello di non stravolgere le attività interne, evitando anche gabbie e sensori di sicurezza per robot tradizionali, facendo crescere le potenzialità produttive della linea in modo graduale e flessibile. «Farne a meno ora non sarebbe possibile - aggiunge il manager - e pensiamo di acquistarne altri in futuro. Negli spazi attuali non ci stiamo più ma nel 2019, nel nuovo capannone, potremo programmare altri investimenti». Anche se i valori assoluti restano a livello di nicchia, nelle stime di Universal Robots, azienda danese leader mondiale di settore con oltre il 50% di quota di mercato, il tasso di crescita nel 2018 per l’Italia sarà ampiamente a doppia cifra, con un utilizzo diffuso su più settori. «La robotica collaborativa è fatta di oggetti flessibili e riprogrammabili - aggiunge Cocchi - che possono essere utilizzati su una linea e poi ricollocati altrove: per questo penso che si tratti di una tecnologia congeniale alle nostre Pmi».

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