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Negozi aperti il Primo maggio: l’Italia si divide in due

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Negozi aperti il Primo maggio: l’Italia si divide in due

Commercianti in ordine sparso e sindacati pronti allo sciopero. Come ogni anno – dopo l’entrata in vigore della legge sulla liberalizzazione del commercio introdotta dal governo Monti nel 2012 – nel giorno della festa dei Lavoratori si ripete il medesimo copione, con l’Italia spaccata in due tra favorevoli e contrari alle aperture dei negozi il Primo Maggio (e più in generale durante le festività nazionali).

Secondo Federdistribuzione, l’associazione che rappresenta le imprese della distribuzione moderna e organizzata (Dmo), quasi la metà degli associati (il 49%) ha deciso di tenere aperto anche il primo maggio (l’84% lo ha fatto lo scorso 25 aprile), con una percentuale particolarmente elevata (58%) per quanto riguarda le catene di prodotti non alimentari. Scelta che rispecchia, secondo la federazione, la volontà di «andare incontro alle nuove esigenze della collettività», ovvero ad abitudini di acquisto e consumo in trasformazione, come dimostra il fatto che 12 milioni di persone entrano nei punti vendita della Dmo ogni domenica. A maggior ragione in uno scenario che vede la crescente competizione dell’ecommerce, «una vetrina aperta sette giorni su sette e 24 ore su 24».

Sulla stessa linea Confimprese: secondo il presidente Mario Resca, chiudere nei festivi sarebbe «un enorme regalo ad Amazon». Di parere opposto, invece, i sindacati del commercio, con Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs, che per oggi hanno proclamato sciopero in Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia e Liguria. Parziali stop, a livello territoriale, anche in Lombardia, e appelli all’astensione in Piemonte, Emilia-Romagna e Umbria. I sindacati, sottolineando che le aperture nei giorni di festa non hanno prodotto «né occupazione aggiuntiva di qualità né aumento dei consumi», chiedono alle forze politiche di abrogare la legge Monti sulle liberalizzazioni, in favore sia dei lavoratori, sia dei piccoli esercizi, penalizzati dalle politiche del “sempre aperto”. Contraria al sempre aperto anche la Confesercenti, che ha commissionato a Swg un sondaggio sull’argomento, rilevando che «il 59% degli italiani si dice favorevole a una limitazione delle aperture delle attività commerciali durante le principali festività nazionali».

Tra le grandi catene, oggi saranno aperti (del tutto o parzialmente) gruppi come Carrefour ed Eurospin, mentre resteranno chiusi, oltre alle Coop, anche i punti vendita Esselunga. Auchan e Conad, invece, lasceranno la decisione ai singoli manager o imprenditori.

Per quanto riguarda i piccoli esercizi, invece, è impossibile fare un monitoraggio, spiega il delegato per le politiche del commercio di Confcommercio, Enrico Postacchini: «Il tema dell’apertura durante le festività è spinoso, diverso da quello delle aperture domenicali, che ormai sono assodate». Si tratta, secondo Postacchini, di trovare un equilibrio tra le nuove esigenze dei consumatori e la necessità di tutelare le piccole imprese, che in questi anni hanno subito il contraccolpo delle aperture straordinarie della grande distribuzione. «Si potrebbero individuare, entro le 12 giornate di festività nazionali comprese in un anno, sei o sette giorni, a scelta di ciascuna impresa, in cui restare chiusi – dice Postacchini –. Sarebbe un segno di equilibrio e un allinearsi a quanto già avviene in molti Paesi dell’Europa. Si salvaguarderebbero i piccoli e si favorirebbero le start up».

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