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Accordo Nestlé-Starbucks, le ricadute sul mercato italiano del caffè

L'alleanza globale tra Nestlé e Starbucks è la prova che il mercato del caffè è vivo. E cresce in tutto il mondo. Anche in Italia, dove l’intera filiera vale oltre 5 miliardi di euro. E il settore è fra i più vivaci del food&beverage. La Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, attende con trepidazione per settembre il debutto del colosso di Seattle a Milano in piazza Cordusio, nell'ex palazzo delle Poste. Un battesimo importante visto che il fondatore del primo tempio della miscela yankee Howard Schultz trasse ispirazione per la sua impresa proprio da un viaggio in Italia. Oggi conta 29 mila store con 100 milioni di clienti alla settimana.

Un patto fra giganti
«Quello tra Nestlé e Starbucks è un patto fra giganti, fra chi ha capacità, storia e potere economico – dichiara Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe – che creerà posti di lavoro e rilancerà la reputazione dei pubblici esercizi, capaci di attrarre investimenti di questa portata. Ma l'elemento più interessante è la combinazione fra il modello di business della catena americana di caffetterie con quello della multinazionale svizzera, incentrato sulla vendita di prodotti, che rafforza entrambi i marchi, lasciando immaginare scenari ancora più vasti». Una mossa con la quale in Italia dovranno fare i conti tutti i big del caffè, a cominciare da Lavazza. Che nel retail è fra i leader nazionali con Nestlé- Nescafé -Nespresso, Mondelez Italia, Kimbo, Segafredo Zanetti, Illy.

Il caffè come il petrolio e l'acciaio
Sui mercati mondiali il caffè pesa come il petrolio e l'acciaio. L'economia di molti paesi (Brasile, Vietnam, Colombia, Indonesia, Etiopia) dipende interamente dalle esportazioni dell'oro verde. La produzione complessiva è di circa 6,8 milioni di tonnellate, 115 milioni di sacchi, di cui tra i 77 e i 92 milioni destinati all'esportazione. Quasi il 70% della produzione è costituita dalla qualità Arabica, mentre la Robusta rappresenta il 30 per cento. I consumi mondiali pro-capite superano di poco i 4 kg annui, ma arrivano a 5,20 in alcune aree d'Europa. La Germania sfiora gli 8 kg, mentre il Portogallo si ferma a 2,37 kg. In Finlandia numeri più alti: con 11,4 kg a testa risulta la nazione che registra i maggiori consumi.

Da Nestlé a Starbucks, da Lavazza a Illy, i big nella partita mondiale del caffè

Produzione (ed esportazione) italiana
L'Italia, con oltre 800 aziende coinvolte e una produzione dal valore di quasi 4 miliardi di euro (1,3 dall'esportazione), è il secondo paese in Europa, dopo la Germania, per volumi totali di produzione ed esportazione di caffè torrefatto. Come risulta dall'annuario Coffitalia 2018 (Beverfood), secondo i dati del Comitato italiano del caffè, aumentano le importazioni di caffè verde (più 10% nel 2016): 581 milioni di chilogrammi. Oltre la metà proviene da Brasile e Vietnam. A seguire India, Uganda, Indonesia e Colombia.

Le esportazioni di caffé torrefatto crescono del 10 per cento. Ma negli ultimi 10 anni sono più che raddoppiate. Rappresentano il vero volano di crescita dell'industria italiana del caffè. I Paesi comunitari assorbono più del 70% (Francia, Ger¬mania e Austria), il resto va a Stati Uniti, Australia e Federazio¬ne Russa. Recente lo sbocco su Europa Orientale, Emirati Arabi Uniti e in Cina, paesi dove il consumo di caffè non è una consuetudine.

Da nord a sud 149mila bar
Novantasette italiani su 100 consumano quotidianamente caffè. La maggior parte preferisce la moka, ma 149mila bar sparsi sul territorio nazionale preparano in media 175 tazzine al giorno, pari al 32,5% del fatturato complessivo di un esercizio di medie dimensioni. La domanda si fa sempre più sofisticata: i consumatori sono interessati alla provenienza, alla lavorazione, alla torrefazione e alla macinatura dell'Espresso. La lieve ripresa dei consumi fuori casa (bar, ristoranti, pizzerie) rilevata da Fipe nell'ultimo rapporto annuale fa riferimento a nuovi format e al consolidamento di stili di vita alternativi di cui il bar, più dinamico, versatile e sensibile rispetto ad altre tipologie di locali, è espressione. «Un competitor come Starbucks farà benissimo al nostro settore – conclude Stoppani - con le sue formule hi-tech, la sua offerta completa per assortimenti ed eccellenze e i suoi servizi aggiuntivi che si traducono in qualità, innovazione, comfort ed emozioni».

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