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Esso vende all’Algeria la raffineria siciliana di Augusta

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Petrolio

Esso vende all’Algeria la raffineria siciliana di Augusta

La compagnia petrolifera texana Esso vende agli algerini della Sonatrach la grande raffineria di Augusta, sulla costa orientale della Sicilia, in provincia di Siracusa, una delle maggiori raffinerie italiane e il nucleo fondante attorno a cui è nato l’intero petrolchimico siracusano di Priolo e Melilli. L'impianto, creato nel 1949 dalla famiglia di petrolieri milanesi Moratti e di proprietà della Esso da 57 anni, oggi è uno dei grandi poli di raffinazione del greggio del Mediterraneo ed è capace di trattare 8 milioni di tonnellate di petrolio l'anno. Pregiate fra l'altro alcune linee di produzione come quella dei lubrificanti, tra le più avanzate al mondo.

Aspetti positivi e negativi

Se la raffineria ha punti di sicuro interesse per un acquirente, al contrario però da anni si investe poco volentieri in nuove raffinerie in Europa, mercato importantissimo per il consumo di prodotti finiti ma area diventata meno interessante per la raffinazione. Oggi le raffinerie vengono costruite vicino ai giacimenti di petrolio (così come era nata in origine quella di Augusta) e su dimensioni assai più rilevanti.
Inoltre l’Italia è un ambiente diventato ostile per chi investe, come è accaduto per esempio nel luglio scorso quando la Procura di Siracusa aveva sequestrato gli impianti adducendo come motivo ambientale il risultato di una perizia.
Per questi motivi divergenti fra mercato interessante, tecnologie avanzate ma disincentivi locali, non è nemmeno ipotizzabile il valore dell'accordo; a titolo di confronto, la costruzione di una raffineria nuova di quella taglia oggi può richiedere un investimento nell'ordine di qualche miliardo di euro.

Il disappunto dei sindacati e di Prestigiacomo

Forte il disappunto dei sindacati per il modo spiccio in cui ieri è stata resa nota l'intesa, senza dare alcun preavviso. Disappunto anche dell’esponente di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, siracusana, già ministra dell’Ambiente.

Il dettaglio dell’intesa con Napoli e Palermo

Nel dettaglio, l'assemblea dei soci della Esso Italiana, filiale del colosso statunitense Exxon Mobil, ha approvato la sottoscrizione di un accordo con la compagnia petrolifera statale algerina Sonatrach per cedere il ramo d'azienda costituito dalla raffineria di Augusta, dei depositi carburante di Augusta, Palermo e Napoli e degli oleodotti che collegano questi impianti.

Il commento della Esso Italiana

«La decisione è frutto di un'approfondita e attenta valutazione», afferma Gianni Murano, numero uno della Esso. «Il nostro impegno in Italia non viene affatto meno», assicura. La Esso Italiana e il gruppo Exxon Mobil sottoscriveranno con la Sonatrach contratti pluriennali di natura commerciale e tecnologica sulla fornitura di prodotti petroliferi, su attività operative e di sviluppo e sull'uso dei depositi di carburante di Augusta, Palermo e Napoli. L'accordo, dice la Esso, non ha riflessi sulle stazioni di servizio a marchio Esso (bisogna dire che però gran parte dei distributori di carburanti sono stati ceduti a operatori indipendenti), sui clienti, distributori e grossisti di carburanti e lubrificanti, né su altre attività del gruppo in Italia.

La storia della raffineria e del polo petrolchimico siracusano

Con questo accordo, l'ultima parte dell'intero polo siracusano di raffinazione è passato di mano a investitori stranieri. La raffineria era stata creata nel 1949 dalla famiglia M0ratti per trattare il petrolio che ancor oggi si estrae dai giacimenti iblei attorno a Ragusa. Vi erano giacimenti della Gulf, della Bp e dell’Agip. Dapprima il greggio ragusano venne portato via carri cisterna per treno o in autobotte; poi furono posati gli oleodotti. La presenza di altri giacimenti, come quelli di Gela e quelli nel canale di Sicilia, allargò l’area di raffinazione a Gela (Agip) e alla costruzione della raffineria Agip a Priolo e dell’adiacente raffineria Isab della Erg.
Nel '61 gli impianti della Esso a fianco della città portuale di Augusta furono acquisiti dalla Esso e attorno alla raffineria si sviluppò il grandissimo polo petrolchimico siracusano. In anni più recenti l'Isab Erg rilevò la raffineria dell'Agip, unificando e razionalizzando le linee dei due poli petroliferi, e vendette l'attività alla russa Lukoil.

I dati della Raffineria di Augusta

La Raffineria di Augusta è ampia 2,2 milioni di metri quadri, conta 660 dipendenti, può raffinare 8 milioni di tonnellate l'anno di greggio, ha 2 pontili con 7 banchine per l'attracco di un migliaio di petroliere l'anno.

Orgoglio algerino

«Sonatrach è estremamente orgogliosa di effettuare in Italia, in particolare ad Augusta, il suo primo investimento internazionale nel settore della raffinazione», afferma Abdelmoumen Ould Kaddour, presidente e direttore generale di Sonatrach. «Ci impegniamo a mantenere i livelli occupazionali, la continuità gestionale, l'eccellenza operativa e gli elevati standard in materia di salute, sicurezza e ambiente. Il nostro obiettivo è una presenza di lungo termine, nell'ottica della sicurezza e dell'impegno per un dialogo costruttivo con la forza lavoro, le autorità e le comunità», aggiunge.
L’Esso collaborerà con la Sonatrach per assicurare una gestione attenta della transizione, con particolare riferimento al personale, alla sicurezza, alle relazioni con le comunità locali e alla tutela dell'ambiente. Nel corso della transizione — assicurano i comunicati ufficiali — l'Esso continuerà ad assicurare una costante attenzione alla sicurezza e all'efficienza delle operazioni, e a garantire il rispetto degli impegni assunti con le autorità. Il perfezionamento del trasferimento del ramo d'azienda è subordinato a una serie di condizioni e vincoli di legge applicabili, inclusi il completamento del processo di consultazione con le rappresentanze sindacali e l'approvazione dell'Autorità Antitrust. La cessione è prevista entro la fine del 2018.
In accordo con la normativa vigente in materia di cessione di ramo d'azienda, è previsto che il contratto di impiego di circa 660 dipendenti della Esso venga trasferito all'acquirente.

Il sindacato insorge: la Uil

«La decisione di Esso di procedere alla cessione della raffineria di Augusta, dei depositi di prodotti petroliferi di Augusta, Palermo e Napoli per un numero complessivo di oltre 700 lavoratori diretti e oltre 900 dell'indotto alla algerina Sonatrac, è inaccettabile». Lo affermano Carmelo Barbagallo della Uil e Paolo Pirani della Uiltec. «Questa vicenda è l'ennesima prova della necessità di regole europee e internazionali che impediscano alla multinazionali di assumere unilateralmente decisioni dalle gravi ripercussioni sociali. Non si può pensare di lasciare un sito importante del Mezzogiorno come quello in Sicilia senza neanche la cortesia di informare sindacati, istituzioni, Governo; queste modalità di informazione vanificano anni di relazioni sindacali corrette. Esso prosegue con la sua exit strategy dall'Italia. Occorre una presa di posizione forte e un'assunzione di responsabilità di tutti per salvaguardare patrimoni industriali e posti di lavoro. Interesseremo immediatamente il Governo per le azioni necessarie e coinvolgeremo i lavoratori in difesa dell'occupazione».

Prestigiacomo preoccupata

«Esprimo preoccupazione per il silenzio che finora ha circondato la trattativa che sarebbe in corso fra la Esso e una presunta società algerina per la vendita della Raffineria di Augusta», dice Stefania Prestigiacomo di Forza Italia. «L'impianto fa parte della storia industriale della Sicilia e rappresenta un insediamento produttivo di primaria importanza per il territorio. Il fatto che una sua cessione, sia pure trattandosi di una compravendita fra privati, possa avvenire a totale insaputa delle istituzioni nazionali e locali mi lascia perplessa. Ho cercato stamani il ministro Calenda per sapere se a livello governativo la notizia era nota e il Ministero dell'Ambiente. Parimenti all'oscuro della trattativa sembra essere il territorio e la Regione».

Il sindacato insorge: i segretari di Siracusa

Stato di agitazione e blocco dello straordinario, e un ciclo di assemblee nella raffineria è la reazione dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Siracusa, Roberto Alosi, Paolo Sanzaro e Stefano Munafò. «A distanza di tre anni dalla vicenda Sk Capital, la zona industriale di Siracusa potrebbe ripiombare nuovamente in quella condizione che tenne molti lavoratori col fiato sospeso per parecchi mesi. Come sindacato territoriale riteniamo prematuro esprimere qualsiasi giudizio sull'opportunità di carattere industriale e strategico di questa operazione. Invece stigmatizziamo il comportamento dei dirigenti aziendali sull'eccesso di riservatezza di tutta questa operazione, che proprio per le modalità con cui è stata condotta, risulta sospetta».

Il sindacato insorge: la Filctem Cgil

«Riteniamo la decisione di Esso, oltre che preoccupante, sconcertante. Una decisione improvvisa che rischia di creare incertezza in una tra le più importanti aree industriali del Paese», hanno affermato in una nota Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil, e Giuseppe D'Aquila, segretario generale della Filctem Cgil Sicilia. «Nella totale assenza di comunicazione ai sindacati, non sappiamo qual è la strategia di Esso in Italia e non conosciamo nulla degli obbiettivi del nuovo azionista. La preoccupazione è alta tra i lavoratori diretti e indiretti, ed è necessaria una informazione dettagliata sull'insieme dell'operazione che ha le caratteristiche di una fuga. Tutto questo non contribuisce a fare chiarezza sugli assetti industriali e le ricadute occupazionali ed economiche sul territorio. Abbiamo richiesto l'attivazione di un confronto al MiSE per comprendere gli scenari che si andranno a definire per questa decisione che riteniamo grave».

I conti petroliferi dell’Algeria

L'Algeria, che dipende in larga misura dalle esportazioni di petrolio e metano, ha faticato a ridurre le importazioni di carburante e a ridurre il deficit di bilancio di oltre il 15% del prodotto interno lordo dopo che i prezzi del greggio hanno iniziato a precipitare nel 2014. La produzione petrolifera algerina è scesa a 990 milioni di barili al giorno in aprile da 1,27 milioni di barili al giorno nel gennaio 2012, secondo i dati raccolti da Bloomberg.

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