Economia

La transizione energetica e la fuga di Esso dall’Italia

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analisi

La transizione energetica e la fuga di Esso dall’Italia

Dopo 127 anni di presenza, ormai della Esso in Italia rimane solamente un fantasma pallido. Restano una quota della raffineria novarese Sarpom a Trecate, il nome (ma solamente quello) sui distributori di benzina venduti a terzi, il cherosene negli aeroporti e qualche vendita nei lubrificanti.

Con la vendita della Raffineria di Augusta all’algerina Sonatrach, quello che rimane oggi della Esso in Italia non è più la compagnia petrolifera che negli anni in bianco-e-nero combatteva sul nostro mercato insieme con la Fina, la Mobil (se ne andò nel 1990), la Chevron, la Shell (abbandonò l’Italia nel ’74), la Bp, l’Amoco, l’Aral, la Gulf, la Texaco e la Total.
Erano anni in cui i distributori con il cane a sei zampe si chiamavano Agip e l’Api della famiglia Brachetti Peretti aveva come animale totem un cavallo al galoppo.

Quando nel 1891 decise di aprire una filiale in Italia, la Standard Oil di John Davidson Rockefeller, la cui sigla S.O. veniva pronunciata “es-o”, preferì non adottare il nome internazionale.
Nacque a Venezia nella forma di società di azioni al portatore Siap, Società Italo Americana pel Petrolio e vendeva la benzina Lampo.
Negli anni ’20 sotto le insegne Lampo furono aperte le prime pompe (372 nel 1925, 3.844 nel 1926 e 9.747 nel 1930). Il nome definitivo fu acquisito nel 1972 quando il colosso si denominò Exxon e la filiale Esso Italiana.
La Raffineria di Augusta, in provincia di Siracusa, fu acquistata nel 1961. Allora era conveniente avere raffinerie piccole vicine al mercato di destinazione. Oggi invece conviene avere raffinerie giganti vicino ai giacimenti.

Come hanno già fatto molte altre compagnie petrolifere, l’Esso riduce la sua presenza industriale in Italia. Perfino l’Erg della famiglia genovese Garrone, che vicino alla Esso di Augusta aveva realizzato la raffineria Isab, è uscita del tutto dal segmento petrolifero per concentrarsi sulle fonti rinnovabili di energia.

Per molti l’Italia oggi rimane un mercato di vendita. Non a caso quando un anno fa l’Esso ha venduto i suoi distributori in Italia due investitori indiani, Mohsin e Zuber Issa, ne hanno comprato 1.176.
Un osservatore attento come Giorgio Carlevaro ha commentato sulla staffettaonline: «Un segnale forte sulle sfide poste dalla transizione energetica».

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