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L’Italia si conferma patria dei maxiyacht. Vendite ai massimi

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L’Italia si conferma patria dei maxiyacht. Vendite ai massimi

Si rischiara sempre più l’orizzonte dell’industria nautica italiana, dopo la Grande Crisi e il crollo di fatturati del periodo 2008-2012. Il primo trimestre di quest’anno ha visto un aumento del valore della produzione (relativa alle nuove costruzioni) dell’8,7%, destinato ad accelerare: il 2018 si chiuderà con una crescita compresa tra +12 e +15%, secondo il Boating market monitor realizzato da Deloitte e dall’associazione Nautica Italiana, che sarà presentato oggi alla fiera Versilia Yachting Rendez-vous, in corso a Viareggio fino a domenica (con 170 espositori e 100 barche di alta gamma esposte).

Si prenota dunque il quarto anno consecutivo di crescita a due cifre: il 2017 si è chiuso con un fatturato della cantieristica nautica (nuove costruzioni) salito del 14% a 2,3 miliardi di euro. L’export resta determinante per i cantieri italiani, anche se la domanda interna mostra segnali di ripresa (+36% nel 2017), ed è arrivata a pesare il 14,1%, livello mai raggiunto negli ultimi dieci anni. A sorprendere è proprio il fatto che il tasso di crescita medio del fatturato Italia della cantieristica tricolore negli ultimi cinque anni (2013-2017) sia stato superiore a quello del fatturato estero: +11,1% contro +10,8%. Dunque il mercato italiano, che era crollato durante il periodo della crisi, si è “ufficialmente” risollevato, grazie soprattutto alle imbarcazioni di dimensioni più contenute (entro i 14 metri). Nulla di nuovo, invece, dal punto di vista degli sbocchi di mercato esteri: Europa occidentale e America (Nord e Sud) rimangono fondamentali, mentre la cometa del Far East non brilla e non fa ancora la differenza.

Nonostante la crescita che metterà a segno quest’anno, la cantieristica italiana resta comunque lontana dai livelli pre-crisi (nel 2008 la nautica made in Italy produceva 3,6 miliardi di euro, dati Deloitte), che però non devono più essere guardati come traguardo di riferimento secondo Lamberto Tacoli, presidente di Nautica Italiana: «Quello precedente al 2008 era un mondo basato sul debito e sulla “carta”, intesa come sistemi di finanziamento a elevato rischio – afferma Tacoli - mentre oggi il mercato è più sano, meno legato al debito anche se le banche sono tornate a fare contratti di leasing, e apprezza imbarcazioni di dimensione più piccole, entro i 14 metri».

In questo scenario profondamente cambiato, l’Italia mantiene la leadership mondiale in tre segmenti: tecnologia elettronica e accessori (oblò, scalette, passerelle); produzione di gommoni (che oggi raggiungono i 14,16 e anche 18 metri); barche oltre i 24 metri, come quelle esposte a Viareggio nella seconda edizione di Versilia Yachting, organizzata da Fiera Milano con Nautica Italiana e distretto nautico toscano attraverso il centro servizi dell'innovazione Navigo.

Proprio Viareggio, leader mondiale nella produzione di mega yacht e centro di eccellenza della filiera artigianale strategica per la costruzione di una barca, è uno dei distretti italiani che sta ricominciando a marciare dopo i sussulti e gli assestamenti seguiti alla Grande Crisi: «Il 2017 è andato bene – spiega Katia Balducci, presidente di Navigo e della sezione Nautica di Confindustria Toscana Nord (Lucca, Prato, Pistoia) – e soprattutto ha fatto rivedere gli ordini che impegneranno i cantieri per diversi anni, assicurando continuità e stabilità». Ora l’obiettivo, aggiunge Balducci, è “rafforzare ancora la leadership che ci vede detenere il 25% della produzione mondiale degli yacht sopra i 30 metri».

Sul fronte dei nodi ancora da sciogliere per la nautica italiana, in primo piano rimane il tema logistica e infrastrutture (porti, posti barca, servizi, turismo nautico), oltre a quello della rappresentanza di settore, ormai divisa tra Nautica Italiana e Ucina-Confindustria. «Spero che si torni a lavorare insieme proprio nell’interesse del settore - dice il presidente di Nautica Italiana. – Avevo sostenuto la nascita di una federazione di scopo che non si è realizzata, ma i rapporti con Confindustria sono di grande rispetto, le polemiche sono finite, e anche fiere come questa di Viareggio agevolano il riavvicinamento». La strada sembra imboccata. «Auspichiamo un riavvicinamento per il bene della nautica – afferma Katia Balducci che è anche vicepresidente di Ucina – questa segmentazione della rappresentanza non fa davvero bene a nessuno».

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