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Petrolio, l’Italia aumenta i consumi. Si cercano nuovi giacimenti

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Petrolio, l’Italia aumenta i consumi. Si cercano nuovi giacimenti

Viene dall’Azerbaigian la quota maggiore della benzina e del gasolio che bruciamo nei nostri motori. Nei primi tre mesi di quest’anno quasi un quinto del petrolio importato dall’Italia viene dall’Azerbaigian, con il 19% delle importazioni e 2,9 milioni di tonnellate (+14%). Nella graduatoria dei fornitori seguono l’Iraq e quell’Iran le cui vicende potrebbero provocare effetti importanti sugli approvvigionamenti energetici italiani. Lo osserva l’Unione Petrolifera, la quale ha rilevato che sui carburanti l’Italia ha il gasolio più tassato e il più salato d’Europa. Ma gli italiani aumentano i consumi di metano e di greggio proprio

mentre la Regione Emilia-Romagna, con un cambio di strategia sulla sua storica voglia di attrarre investimenti, frena sui giacimenti a chilometro zero che si nascondono nel sottosuolo emiliano.

Crescono i consumi e le importazioni
Qualche dettaglio. Oltre all’Azerbaigian in posizione di primo fornitore, dai giacimenti iracheni fra gennaio e marzo l’Italia ha acquistato 2 milioni di tonnellate, dall’Iran 1,88 milioni e dall’Arabia, quarto Paese di provenienza, 1,82 milioni di tonnellate.
Nei primi tre mesi dell’anno l’Italia, ricca di giacimenti che non vuole usare, ha acquistato 15,4 milioni di tonnellate di petrolio mentre i consumi sono stati pari a 13,9 milioni di tonnellate (+0,6%).

Più gas bruciato, meno gas estratto
Gli italiani vogliono usare più metano e nei primi tre mesi di quest’anno i nostri connazionali sono arrivati a bruciare 26 miliardi di metri cubi di gas (+1,4%). Domanda: la domanda aggiuntiva di gas viene soddisfatta dai giacimenti nazionali di metano di cui l’Italia è ricca? Risposta: no, da gennaio a marzo dalle riserve nazionali di gas sono stati estratti appena 1,3 miliardi di metri cubi (-8,4%) e la richiesta di gas in più da bruciare viene soddisfatta da una crescita delle importazioni dalla Russia e, via nave metaniera, dal rigassificatore al largo del delta del Po.

Qualche dato dall’Unione Petrolifera
In questi giorni l’Unione Petrolifera, l’associazione confindustriale che riunisce le compagnie del “downstream”, ha aggiornato alcune statistiche del mercato. Ecco alcuni numeri. Nel primo trimestre del 2018 il costo medio del greggio importato in Italia è aumentato del 10,5% rispetto allo stesso periodo 2017, mentre la raffinazione negli impianti è cresciuta dello 0,3%.

Il gasolio più tartassato e più salato d’Europa
Secondo le stime dell’Unione Petrolifera, nel mese di aprile l’Italia si è confermata tra i Paesi peggiori d’Europa con i carburanti più tassati e tartassati. In particolare, nell’area euro l’Italia è in quinta posizione sulla benzina ma addirittura prima d’Europa sul gasolio auto; per quanto riguarda i prezzi al consumo di tutti i paesi dell’Unione europea, in aprile la benzina più cara è in Olanda ma l’Italia è la più salata per il gasolio.

Tutti i nuovi giacimenti allo studio, da Ancona alla Sicilia
Il ministero dell’Ambiente ha dato nelle ultime settimane il via libera ambientale a diversi progetti su giacimenti.
Alla compagnia emiliana indipendente Gas Plus è stato dato il via libera nell’entroterra di Ancona con l’attivazione di un pozzo di metano a Santa Maria Nuova.
Nel Canale di Sicilia tra la costa di Ragusa e Malta la Northern Petroleum ha appena conseguito un parere ambientale positivo nella perforazione del pozzo esplorativo Vesta.

L’Eni nella verifica di assoggettabilità a Via ha concluso l’iter per aumentare nel giacimento Gela la capacità di iniezione del pozzo Gela 18 e nella verifica di ottemperanza ha conseguito l’approvazione ambientale per nuovi lav ori per aumentare l’estrazione dal vecchio giacimentio Annamaria e per la prescrizione A18 nel giacimento Bonaccia in Adriatico .
La Stogit (Snam) nelle province di Cremona e Bologna potrà potenziare gli storici stoccaggio di gas di Ripalta e di Minerbio, che è l’hub italiano del mercato del metano, mentre a Vasto ha conseguito una verifica positiva di ottemperanza per una delle prescrizioni sullo stoccaggio di metano da realizzare nel vecchio giacimento esaurito di Fiume Treste.

L’Emilia-Romagna contro due giacimenti dell’Aleanna
La Regione Emilia Romagna, che invece è sempre stata attenta a promuovere gli investimenti, ha deciso di affiancare i Comuni e i comitati nimby nel contestare i permessi di ricerca di giacimenti Fantozza e Bugia ottenuti dalla compagnia Aleanna.
L’obiettivo delle due ricerche è verificare se vi sono giacimenti di idrocarburi liquidi (petrolio) o gassosi (metano) nel sottosuolo. Ma i cittadini temono che, qualora scoperti, potrebbero avere ripercussioni. Così il comitato No Fantozza ha consegnato all'assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi una raccolta di 3.604 firme contro l’attività di ricerca di idrocarburi.
Il permesso di ricerca Fantozza riguarda lo studio geologico e geofisico del terreno e comprende porzioni di territorio dei Comuni di Campagnola Emilia, Fabbrico, Guastalla, Novellara, Reggiolo, Rio Saliceto e Rolo (in provincia di Reggio Emilia), Carpi e Novi (in quella di Modena).
Il permesso di ricerca Bugia comprende porzioni di territorio dei Comuni di Castelnuovo Rangone, Fiorano Modenese, Formigine, Sassuolo e Rubiera.

Il nuovo rapporto Ispra sull’airgun
Una volta l’anno l’Ispra pubblica un rapporto in cui aggiorna i dati sugli effetti che l’uso dell’airgun produce sull’ecosistema. In dicembre è stato concluso il secondo Rapporto sugli effetti per l’ecosistema marino della tecnica dell’airgun, il quale è stato poi pubblicato due mesi fa.
L’airgun è un dispositivo che sostituisce l’uso di esplosioni e spara potenti bolle d’aria contro il fondo del mare, in modo da produrre nelle rocce quelle vibrazioni che consentono di fare un’ecografia del sottosuolo e di leggerne la conformazione.
Dall’ecografia vengono tratti dati scientifici, ma le compagnie petrolifere ne ricavano anche la visione dei giacimenti nascosti.
Se l’airgun è una tecnologia a impatto ambientale minore rispetto a metodiche più pesanti, tuttavia ora si stanno sviluppando modalità ancora meno impattanti.
In genere l’uso dell’airgun viene contestato da comitati nimby e associazioni no triv, ma anche da enti locali che ne appoggiano le paure, per cercare di impedire le ricerche di giacimenti. Chi non vuole lo sfruttamento dei giacimenti locali denuncia gravi effetti dell’airgun sull’ambiente.
Nel nuovo rapporto ambientale sull’airgun gli scienziati dell’Ispra affermano che «non vi sono evidenze che la sorgente di rumore airgun sia causa di alterazioni sensibili agli equilibri ecosistemici marini. Purtuttavia, studi e osservazioni mostrano la potenzialità che taluni effetti li minaccino».
Secondo la ricerca, può essere stata rilevata una riduzione della pesca, poiché alcuni animali infastiditi dal fracasso dell’airgun si allontanano dalle reti e sfuggono alla cattura, ed è stato dimostrato che l’airgun può ledere gli organi dell’udito di alcuni cefalopodi e fa aumentare la mortalità del plancton. Inoltre si è dimostrato che «il disturbo causato da sorgenti sonore di una certa intensità possa ridurre la frequentazione di aree protette distanti miglia da esse, potendo inficiare il loro scopo conservazionistico».

Greenpeace contro l’Edison
Per cercare di fermare i progetti di sfruttamento dei giacimenti locali anche Greenpeace fa ricorso all’allarme sull’airgun. Dice l’associazione: «La minaccia dei petrolieri ai mari italiani, mai venuta meno negli ultimi anni, si estende ora alle acque dello Ionio, al largo di Santa Maria di Leuca, su un’area che, secondo la Convenzione sulla Biodiversità (Convention on Biological Diversity - Cbd), è classificata come Ebsa, ovvero come particolarmente preziosa per l’ecosistema marino nel suo complesso». Greenpeace ha anche raccolto le sue osservazioni in un documento, intitolato «Troppo rumor per nulla. Un altro assalto degli air gun al nostro mare, tra Adriatico e Ionio».
Nel mirino questa volta c’è l’Edison, che ha chiesto di poter esplorare il sottosuolo marino con l’airgun al largo di Santa Maria di Leuca a sud-est della Puglia.

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