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Jindal alla stretta finale: l’acciaieria di Piombino diventa indiana

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SIDERURGIA

Jindal alla stretta finale: l’acciaieria di Piombino diventa indiana

(Agf)
(Agf)

La trattativa Jindal south west-Cevital per la cessione degli asset della ex Lucchini di Piombino arriva all’affondo finale. Ieri il tavolo del ministero dello Sviluppo economico si è riunito insieme ai rappresentanti istituzionali (presenti il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il sindaco di Piombino Massimo Giuliani) per definire le ultime questioni in vista del passaggio di proprietà dalla holding algerina - che ha rilevato gli impianti dall’amministrazione straordinaria senza riuscire a rilanciarli - al gruppo indiano. Dopo una lunga trattativa, i partecipanti al tavolo hanno deciso di aggiornare la riunione alle 12:30 di questa mattina.

Il prezzo, secondo indiscrezioni, sarebbe lievitato a circa 70 milioni (inizialmente ci si era accordati su 60 milioni). Ma sul tavolo non c’era solo la questione prezzo. Gli indiani hanno condotto in queste settimane una discussione pacata e puntigliosa su diversi aspetti strategici legati all’operazione, quali la logistica e l’ambiente.

Con questa iniziativa Jindal south west si prepara a entrare per la prima volta sul mercato europeo dell’acciaio. Le condizioni logistiche sembrano essere strategiche per la finalizzazione di questo investimento. In queste settimane di trattativa il gruppo indiano avrebbe manifestato la necessità di avere a disposizione più banchina possibile, insieme a una concessione lunga (l’azienda punta a un accordo pluridecennale, indiscrezioni parlano di richieste fino a sessant’anni).

L’obiettivo di breve periodo del piano industriale del gruppo indiano è il riavvio dei tre laminatoi del sito (in questi mesi l’attività del treno barre e del treno vergella si è arrestata, mentre quella del treno rotaie è proceduta a singhiozzo), e per questo motivo il gruppo si prepara a inviare in Toscana una grande quantità di semilavorati (non solo i blumi, che già venivano forniti alla stessa Cevital, ma anche le billette per la vergalla, adattate in India per renderle compatibili con il laminatoio di Piombino). Per non parlare del preridotto, che potrebbe essere trasportato in Italia con il riavvio dell’area a caldo (prospettiva che però si dovrebbe concretizzare, secondo le prime indiscrezioni sul piano industriale, non prima di tre-quattro anni).

Jindal non si accontenterebbe quindi della vecchia banchina della Lucchini. Legata a questa esigenza potrebbe esserci la necessità, manifestata negli incontri, di smantellare rapidamente alcune aree del sito vicine alla zona portuale, che per questo sembrano apparire strategiche soprattutto dal punto di vista logistico (oltre a costituire una fonte di rottame e di lavoro). Centrale anche il tema ambientale, con Jindal a chiedere garqanzie e tutele sulle bonifiche legate alle vicende pregresee.

Il tema occupazionale resta centrale. Dai conti fatti dai sindacati e addetti ai lavori, a regime il piano Jindal darebbe lavoro solo a poco più di 1.500 addetti, a fronte dei circa 2mila attualmente occupati a Piombino. Si prevede da qui al 2021 l’uscita di circa 3-400 persone per ragioni anagrafiche, ma resta un esubero di circa 250-300 persone. A questo si aggiunge la discussione sul fronte ammortizzatori: gli attuali contratti di solidarietà (la rotazione, con gli impianti fermi, è difficoltosa) scadono a fine anno, e sono rinnovabili (nonostante qualche distinguo tecnico) solo fino a giugno dell’anno prossimo.

I rappresentanti dei lavoratori sono rimasti fino ad oggi esclusi dal dialogo per il passaggio di proprietà. I sindacati hanno manifestato in più occasioni la loro preoccupazione per la gestione degli ammortizzatori e pee le ricadute sul piano occupazionale, chiedendo una convocazione al tavolo del Governo per discutere con la nuova proprietà.

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