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Cucina, agli italiani piace «strana»: giapponese, turca e…

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Cucina, agli italiani piace «strana»: giapponese, turca e cinese le preferite

La più cucina più “trendy”? È quella giapponese, la migliore anche per una serata con gli amici o per una cena romantica. Se vai di fretta, meglio la cucina turca o quella cinese. Ma la domenica non si discute: si mangia italiano.

Nonostante i pregiudizi, lo sciovinismo alimentare e l’indiscutibile ritardo con cui i nostri connazionali si sono aperti alle cucine di altre culture e Paesi, anche gli italiani dimostrano di apprezzare sempre di più i piatti e gli ingredienti provenienti da oltreconfine.

A testimoniarlo, una ricerca realizzata da Nielsen Italia su una base rappresentativa di 52 milioni di individui: nei primi tre mesi dell’anno il 64% degli italiani ha mangiato almeno una volta fuori casa e, di questi, il 42% (circa 14 milioni di persone) ha scelto un ristorante o locale etnico, soprattutto cinese, giapponese e messicano.

Scelte guidate dalla curiosità
Il motivo di questa scelta (che per la metà degli italiani rappresenta una valida alternativa alla cucina tricolore) è soprattutto la curiosità: il desiderio di assaggiare piatti che a casa non vengono preparati (46%) e di variare il menu (37%). Ma a determinare questa scelta sono anche l’apprezzamento per un gusto o un sapore particolare (42) e il costo inferiore, mediamente, di queste ristoranti o locali rispetto a quelli italiani (15%). Ma anche l’idea che, in alcuni casi, si tratti di piatti sani o salutistici.

Ristoranti etnici soprattutto al Centro-Nord
Ovviamente, l’apertura verso la cucine etnica non è uniforme del Paese, sia sul fronte della domanda, sia su quello dell’offerta, che si concentrano soprattutto dove è maggiore la presenza di comunità estere, nelle grandi città e al Nord. Negli ultimi cinque anni, infatti, i locali etnici sono aumentati del 45% nel Paese, ma la loro distribuzione ha interessato in particolare Milano (dove le imprese straniere di ristorazione sono il 39,4% del totale), Prato (31,3%), Monza e Brianza (30,6%), Bologna (27%), Lodi e Roma. Pochissimi, invece, sono riusciti a fare breccia in una città come Napoli, dove i locali etnici sono appena il 3% del totale.

Cresce l’acquisto di ingredienti esotici
E il fascino dell’esotico si fa strada anche tra le pareti domestiche: rispetto a cinque anni fa, il 50% degli italiani ha aumentato gli acquisti di ingredienti o condimenti etnici, con una spesa aumentata del 9% nei primi tre mesi del 2018 (rispetto allo stesso periodo 2017). Oltre 20 milioni di italiani cucinano piatti “stranieri” in casa, soprattutto per il piacere di farlo, ma anche perché l’offerta di ingredienti è diventata più diffusa e accessibilie. In particolare, si acquistano riso basmati, cous cous, avocado, papaya e mango. Tra i condimenti, zenzero, curcuma e curry. Sono invece 18 milioni gli italiani che consumano in casa piatti etnici già pronti, soprattutto turchi, giapponesi e cinesi.

Ma il made in Italy rimane la prima scelta
Insomma, pasta e pizza addio? Non proprio: per la gran parte degli italiani la cucina made in Italy resta la prima scelta, ma certamente i nostri connazionali sono diventati un po’ meno provinciali e più disposti a sperimentare cibi nuovi e diversi. E non si tratta di una moda passeggera: il 70% ritiene infatti che si tratti di una nuova strada che si è aperta, a cui si stanno lentamente adeguando anche imprese alimentari, grande distribuzione e piccoli commercianti.

DAL MESSICO AL SOL LEVANTE
Fonte: Nielsen

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