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Il papà del robot infermiere: «Ora mi servono 50 milioni»

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HI-TECH

Il papà del robot infermiere: «Ora mi servono 50 milioni»

«R1 è pronto. Per passare dal prototipo del robot cameriere o infermiere – bianco latte e occhi (laser) vispi – alla sua messa in produzione servono dai 50 ai 70 milioni di euro. Quindi partiamo, destinazione Silicon Valley».

Come spiega Giorgio Metta, vicedirettore scientifico dell’Iit (l’Istituto italiano di Tecnologia), anche chi riesce, con successo, a fare ricerca scientifica in Italia, ha sempre (anche se per pochi giorni) la valigia pronta. Perchè non di soli prototipi può vivere la ricerca scientifica italiana. E anche quando questi ci sono grazie anche ad investimenti generosi – come i 100 milioni l’anno destinati all’Iit, l’Istituto italiano di tecnologia – lo “scoglio”, in molti casi, rimane quello di passare dalla tecnologia alla produzione in scala. Dal prototipo al business.

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Da ieri, c’è anche l’Iit al Maker Faire Bay Area di San Mateo, California, assieme ad una rappresentanza italiana coordinata dall’Ice. Obiettivo – nell’evento che quest’anno attende 120mila visitatori e ospiterà 1.200 makers – incontrare fondi di investimento e venture capitalist, ma anche investitori industriali disposti a finanziare la produzione della nostra tecnologia di robotica umanoide. Ma anche trovare partners o potenziare le partnership esistenti. Anche per riuscire, attraverso scambi tecnologici, ad accrescerne il potenziale di impiego.
Quello dei Makers è un settore a cavallo tra il mondo dell’artigianato e quello del digitale, una “piazza” in cui innovatori e intellettuali, fondi e venture capitalists, start up ma anche grandi imprese, incontrano progettisti e imprenditori che utilizzano tecnologie e software spesso in open-source e strumenti dalle molteplici applicazioni come le stampanti 3D.

«L’Iit (che con quasi 100 milioni di euro di fondi pubblici e 600 titoli di brevetti attivi, ha anche 17 start up costituite e 26 in fase di lancio) – spiega ancora Metta – ha un duplice obiettivo: promuovere l’eccellenza nella ricerca di base e in quella applicata ma anche portarle sul mercato. Noi puntiamo ad attrarre investitori e a cercare partnership con loro. Siamo già andati sul mercato con il nuovo robot per la riabilitazione, l’innovativa protesi di mano che “afferra” gli oggetti quasi come una vera e siamo pronti alla sperimentazione sull’uomo del nuovo prototipo di retina artificiale.
Ad esempio, in Cina, i capitali ci sono. Gli investitori si riuscirebbero a trovare in breve tempo. Ma per i cinesi l’obiettivo è acquistare la tecnologia, intestarsi il brevetto. Senza ulteriore ruolo e coinvolgimento di chi l’ha ideata. Una situazione che non ci soddisfa».

Il comparto trasversale del cosiddetto “Advanced Manufacturing”, dove la manifattura tradizionale incontra meccanica ed elettronica, ha segnato nel 2016 negli Usa importazioni per 9,6 miliardi di euro. Sempre nel 2016, gli Usa hanno importato dall’Italia 336,2 milioni di euro (una crescita del 9,6% rispetto all’anno precedente). Non solo. Portare la tecnologia italiana — meccanica, meccatronica, farmaceutica/life science e aerospazio/difesa – nella “Mecca” dell'innovazione, gli Usa, è anche uno degli obiettivi del Piano di promozione straordinaria del made in Italy, voluto dal ministero dello Sviluppo economico e attuato da Ice. Per intercettare la nuova “corsa alla manifattura” e agli investimenti in reindustrializzazione 4.0 . Ma anche e soprattutto per cercare nuovi partners, creare occasioni di “trasferimento tecnologico” e di ricerca e sviluppo anche con le migliori università degli Stati Uniti.

Proprio a giugno, l’Ice inaugurerà negli Stati Uniti, il primo dei 5 Innovation Days, che si terranno a Detroit, Las Vegas, San Francisco, Houston e Washington e che serviranno a promuovere startup, aziende italiane altamente tecnologiche e brevetti universitari, in cerca di partnershgip e investitori. Un’iniziativa che da seguito alla partnership avviata nel 2015 con il Massachussetts Institute of Technology di Boston, con l’obiettivo di individuare e diffondere prassi e strategie utili a rafforzare la competitività dell’offerta italiana di tecnologia sul mercato degli Stati Uniti.
Nel 2017, nel comparto trasversale della manifattura avanzata, dove la meccanica tradizionale si incrocia con l’elettronica, la robotica e la meccatronica, gli USA hanno importato dal mondo beni per 10,8 miliardi di euro, un aumento del +12,7% rispetto al valore del 2016.

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