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L’industria della carta riparte e riconverte verso gli imballaggi e il…

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innovazione

L’industria della carta riparte e riconverte verso gli imballaggi e il riciclo

È finita la crisi? Girolamo Marchi, vicentino, presidente dell’Assocarta, vorrebbe rispondere con un sì di sollievo: nel 2017 le cartiere italiane hanno aumentato la produzione (9,1 milioni di tonnellate, +2,1%) e soprattutto il giro d’affari (7,41 miliardi di euro, +5,9%). Marchi vorrebbe dare cifre intonate all’ottimismo, e invece si mostra molto cauto: «Sono aumentati a dismisura i costi, la cellulosa non ha mai avuto prezzi così alti nella storia, le quotazioni del gas ci rendono poco competitivi, il riciclo della carta rischia di rallentare e di fermarsi», commenta. Ma soprattutto sta cambiando lo scenario di riferimento.

Meno libri e meno giornali

Il settore tradizionale che molti secoli aveva inventato il prodotto carta era l’arte della stampa. I libri, l’editoria e poi i giornali e le riviste erano i settori che trainavano le cartiere. Ma quel mondo pare dissolversi: gli italiani (e gli europei in generale) leggono meno e in modo differente. Oggi si leggono pagine virtuali su schermi touch. Così nel 2017 le carte per usi grafici hanno continuato la discesa di produzione e di domanda.

Non a caso in Italia non c’è più una cartiera che produce carta da giornale, come fu quella Burgo di Mantova che fino a pochi anni fa forniva bobine per le rotative di mezz’Italia. «Ormai i quotidiani italiani sono stampati su carta di importazione», aggiunge Marchi.

La riduzione dei giornali ha un effetto negativo anche sul riciclo della carta. Senza i giornali, peggiora la qualità del riciclo.

Il riciclo in difficoltà

La carta da macero è la materia prima con cui si producono le carte da imballaggio, come il classico cartone ondulato. Nel processo di riciclo la cellulosa che compone il cartone perde le caratteristiche, si sfibra, e a differenza di altre materie prime da imballaggio che possono essere riusate all’infinito invece la carta può essere rigenerata meno di dieci volte, e le perdite di fibre vanno integrate per circa il 20% con nuova materia prima. La riduzione della lettura di giornali ha diminuito la percentuale di carta di qualità nella raccolta di rifiuti e quindi il contributo dato al riciclo dai giornali usati.

Ma c’è anche un altro problema. L’Italia è un Paese a fortissima capacità di raccolta, 7 milioni di tonnellate, da cui si ottengono carte da macero di notevole qualità. Ma più alta è la finezza e la qualità della raccolta e più scarti vengono prodotti: le graffette di fascicolazione, la finestra trasparente delle buste da lettere, l’involto che protegge riviste e pieghevoli, la protezione di plastica a bolle e così via. «Sono scarti che in tutto il mondo vengono riutilizzati come combustibile di qualità per produrre energia. In tutto il mondo — aggiunge il presidente dell’Assocarta — ma non n Italia dove lo impediscono i comitati nimby».

Un aiuto alle foreste (contro i luoghi comuni)

«L'industria cartaria oltre ad essere campione di circolarità con una tasso del 55% (il rapporto tra materiali riciclati e uso complessivo delle materie prime) si distingue da sempre per l'attenzione al capitale naturale come acqua e foresta», afferma Marchi. «L’attenzione al risparmio di una risorsa come l'acqua ha portato negli anni a ridurne e ottimizzarne l'uso attraverso il suo continuo riciclo negli impianti. Inoltre, la cartiera produce un prodotto rinnovabile e compostabile a partire da un elemento naturale come il legname proveniente da piantagioni o foreste gestite in modo sostenibile e ha tutto l'interesse a mantenere le foreste in salute. Le foreste europee sono infatti cresciute tra il 2005 e il 2015 di 44mila chilometri quadri», come l’estensione dell’intera Svizzera.

Emissioni in calo

L'industria cartaria europea ha inoltre risposto alla sfida lanciata dall'Unione Europea di ridurre le emissioni dell'80% al 2050 tracciando il proprio percorso con la Road Map 2050 per raggiungere questo ambiziosissimo obiettivo. L'analisi realizzata da CEPI nel 2011 dimostra che l'industria cartaria, grazie ai suoi prodotti naturali, rinnovabili e riciclabili, avrà un ruolo strategico nel realizzare l'obiettivo europeo sostituendosi a prodotti di origine fossile, sia negli usi tradizionali che per applicazioni innovative.

Diversificare

La crisi delle carte grafiche spinge molti a diversificare verso il segmento del cartone da imballaggio, come fa Burgo (ha avviato da poco le nuove linee ad Avezzano) e la trevisana Pro Gest (che investe per riaprire la cartiera di Mantova tra opposizioni locali). La stessa conversione dai giornali al cartone avviene anche altrove, come in Germania. Il segmento delle carte da imballaggio è cresciuto del +2,8%, spinto da una domanda assai più alta dell’offerta.

E cresce fortemente il segmento delle carte “tissue” (rotoli assorbenti, carta igienica, tovaglioli, fazzoletti), di cui l’Italia è leader europeo con +4,6% di produzione e con una sfrenata capacità di innovare in termini di prodotto ma anche di tutela ambientale.

Indicazioni congiunturali

La produzione realizzata dall'industria cartaria italiana nel 2017 si è attestata sui 9,1 milioni di tonnellate, con un aumento del 2,1% rispetto al 2016, con dinamiche importanti del packaging (+2,8% in complesso) e delle carte per usi igienico-sanitari (+4,6%).
Sostanzialmente sui livelli del 2016 le produzioni di carte per usi grafici (-0,3%) e di altre specialità (-0,2%).
Il fatturato 2017 è stimato in 7,41 miliardi di euro, in aumento del 5,9% sul 2016. Il primo trimestre 2018 registra nel complesso un ulteriore, anche se lieve, miglioramento dei volumi prodotti (+0,2%) —prevalentemente connesso con aumenti importanti visibili nelle carte per usi igienico-sanitari e nelle altre specialità (+3% in entrambi i comparti) — ed un fatturato in crescita del 6%, risultato prevalentemente connesso con la necessità delle cartiere di recuperare i rincari delle cellulose.

Previsioni

Il primo trimestre 2018 registra nel complesso un ulteriore, anche se lieve, miglioramento dei volumi prodotti (+0,2%) e un aumento sensibile dei prezzi per ricuperare i rincari internazionali della cellulosa.

Il divario con l’Europa

«Il risultato 2017 in termini di fatturato è il migliore dal 2011, anche se ancora inferiore ai livelli pre-crisi (7,7 miliardi € del 2007). Tuttavia questa opportunità congiunturale, che potrebbe generare nuovi investimenti e nuova occupazione, viene penalizzata da una marginalità ridotta», aggiunge Marchi. «Ci sono situazioni che distanziano le nostre cartiere rispetto a quelle europee come il differenziale del gas, l'impossibilità di realizzare impianti di riciclo e i costi della CO2». Questi argomenti sono stati trattati nel consiglio direttivo dell'Assocarta che si è riunito a Vicenza in concomitanza con il 49° Congresso Aticelca (Associazione Italiana dei Tecnici Cartari) in corso a Villa Tacchi (Villalta di Gazzo). Secondo l’Assocarta è necessario porre in condizioni di parità le cartiere italiane rispetto ai competitor esteri con l'azzeramento del divario di prezzo del gas tra Italia e Europa, sia attraverso il definitivo varo del meccanismo di riduzione degli oneri parafiscali sia con l'ampliamento delle interconnessioni con il Nord Europa. Secondo Marchi inoltre «l’Italia è così in ritardo rispetto alla media europea nella gestione degli scarti del riciclo che è divenuto urgente realizzare termovalorizzatori che recuperino energeticamente i rifiuti dal processo di riciclo dando attuazione ai principi dell'economia circolare con il varo di misure concrete per recuperare gli scarti».

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