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Il piano di Fiera Milano: congressi, nuovi eventi e sviluppo…

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Il piano di Fiera Milano: congressi, nuovi eventi e sviluppo internazionale

«È una strada lunga, che va su e giù. Ma il business fieristico è così e bisogna saper guardare lontano». Fabrizio Curci, dallo scorso settembre amministratore delegato di Fiera Milano, conclude così la presentazione del Piano strategico 2018-2022 dell’ente quotato a Piazza Affari, che prevede nel quinquennio ricavi medi annui tra i 260 e i 280 milioni (contro i 247 milioni del quinquennio precedente), un Ebitda medio annuo di 28-32 milioni e una posizione finanziaria netta, a fine periodo, positiva per 70-90 milioni.

Obiettivi ambiziosi, forti anche dei buoni risultati raggiunti nel primo trimestre 2018 e che poggiano su alcuni asset strategici: il rafforzamento delle manifestazioni direttamente organizzate, considerate a più alto potenziale di crescita (Host, Tuttofood e Homi) e degli eventi di nicchia che fanno leva sui settori in cui il made in Italy è più competitivo; l’arricchimento del portafoglio di kermesse ospitate, puntando ad attrarre le migliori fiere settoriali, forti anche del momento d’oro che Milano sta vivendo; lo sviluppo del business congressuale, che già oggi vede il Centro congressi Mico al secondo posto in Europa per ricavi (dati 2016); l’espansione del business internazionale; il potenziamento dei servizi e delle location.

Una ripartenza dopo il periodo travagliato seguito alle vicende giudiziarie che, l’anno scorso, avevano portato al commissariamento e al cambio di governance. A sostegno del piano industriale arrivano anche i 70 milioni di euro deliberati la scorsa settimana da Fondazione Fiera Milano, azionista di maggioranza dell’ente fieristico, destinati in particolare allo sviluppo delle strutture e dei servizi all’interno del quartiere espositivo e del Mico.

Il contesto economico nazionale e internazionale – a cui il mercato fieristico è strettamente legato – è favorevole, osserva il cfo della società, Marco Pacini: la produzione industriale è in graduale ripresa e le esportazioni nei settori chiave del made in Italy continuano a crescere. Anche lo scenario globale del mercato fieristico è positivo, con stime di incremento costante del 4% fino al 20121, in particolare sui mercati emergenti. Di qui l’interesse di Fiera Milano per uno sviluppo anche oltreconfine: «Andare all’estero è un’esigenza imprescindibile per crescere – dice Curci – ma va governata in maniera prudente e precisa». Due le strade possibili: attraverso acquisizioni, oppure attraverso l’esportazione dei modelli più performanti. «Abbiamo alcuni eventi perfetti per la geoclonazione – conferma Curci –, ma bisogna fare attenzione a non trasportare all’estero le manifestazioni, bensì i modelli, per attivare il business locale attraverso un sistema snello, senza caricarci di costi inutili». Altri lo fanno da anni e oggi raccolgono i frutti di anni di investimenti. Fiera Milano intende inserirsi con maggiore decisione su questa rotta, anche se per ottenere i risultati ci vorrà tempo.

Oltre alla ristrutturazione già in corso della propria presenza all’estero (in Brasile, Sudafrica e Cina), il piano prevede dunque investimenti anche per valorizzare le proprie manifestazioni fuori dall’Italia. Il focus è su Cina e Stati Uniti, in uno scenario scenario internazionale che, spiega Curci, vede una forte concentrazione dell’industria fieristica e il consolidamento dei maggiori player globali attraverso operazioni di M&A. La strategia di internazionalizzazione di Fiera Milano, però, è orientata piuttosto alla creazione di partnership con attori locali, che richiedono investimenti iniziali inferiori e permettono di minimizzare eventuali perdite in caso di errori.

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