Economia

Arriva l’eurotassa contro la plastica usa e getta

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LA PROPOSTA UE

Arriva l’eurotassa contro la plastica usa e getta

Saranno presentate ufficialmente oggi a Bruxelles le nuove misure Ue contro la plastica usa-e-getta, misure che prevedono la possibilità di introdurre un’eurotassa sui beni non raccolti, non riutilizzati o non riciclati.
E l’industria delle materie plastiche — i colossi della produzione petrolchimica di materia prima e le 50mila piccole e medie aziende di trasformazione che realizzano i prodotti finiti — si prepara ad affrontare questo scenario in forte cambiamento, un cambiamento spinto anche dalle preoccupazioni dei consumatori sulla bruttura dell’immondizia plastica nei mari tropicali.

Nel mirino dell’Europa ci sono le posate e i piatti di polistirolo, le cannucce, i bastoncini cotonati per le orecchie e soprattutto — parola della commissaria europea alla crescita Elzbieta Bienkowska, intervenuta ieri a Milano alla conferenza dell’associazione europea Eupc e della Federazione italiana Gomma Plastica Unionplast — i bicchierini usa-e-getta, per esempio quelli bianchi di polistirolo o quelli trasparenti di polipropilene. La sfida delle imprese è rispondere con innovazione, mercato e occupazione.

Le anticipazioni
La Commissione europea lunedì potrebbe proporre quattro misure diverse per affrontare il problema dei dieci tipi di rifiuti in plastica che si trovano più comunemente nei mari e sulle spiagge europee. Ancora nessun dettaglio su prevedibili e logiche esenzioni per le plastiche biodegradabili, le quali sono per loro natura l’essenza stessa dell’usa-e-getta senza possibilità di riciclo e di circolarità dell’economia ma al tempo stesso quando vengono disperse nell’ambiente non creano quel disagio delle plastiche convenzionali. Ci sarà il divieto per i prodotti per i quali esiste un’alternativa economica disponibile (come l’Italia che ha imposto i bastoncini cotonati interamente biodegradabili, in genere a base di cellulosa). La seconda misura riguarda gli obiettivi di riduzione nazionali nell’uso della plastica o nel ricorso alla discarica mentre il terzo strumento al vaglio interessa requisiti di progettazione e di etichettatura che facilitino il riciclo. Infine, gli obblighi di gestione dei rifiuti per i produttori dei beni di plastica, in analogia con questo già fa l’Italia con il contributo Conai alla raccolta e al riciclo che tutti i consumatori pagano sugli imballaggi.

I numeri
Se l’Italia è tra i più forti riciclatori al mondo, con un tasso vicino al 45%, ci sono Paesi Ue che gettano la plastica senza ricuperarla. «La domanda di materie plastiche in Unione Europea è pari a circa 49 milioni di tonnellate l’anno, e al momento solo 2-3 milioni di tonnellate vengono riciclate ogni anno. L’obiettivo della Commissione è arrivare entro il 2025 a 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata», dice Bienkowska.

Le 50mila piccole e medie imprese che producono beni di plastica «sono da diversi mesi sotto una costante pressione dei legislatori e dobbiamo quindi affrontare le questioni comuni uniti come filiera», dice Renato Zelcher, imprenditore con la vicentina Crocco Spa (pellicole da imballaggio, come quelle che racchiudono le sei bottiglie di acqua minerale), eletto ieri presidente dell’Eupc, European Plastic Converter.

Ricorda Zelcher gli impegni volontari dell’industria plastica: arrivare nel 2040 al riciclo del 70% dei rifiuti plastici da imballaggi, del 50% del resto. Sono risultati assai più efficaci dei «potenziali interventi di limitazione o di bando che invece spesso danno solo l’impressione di un immediato successo, ma provocano invece danni a volte irreparabili». In molti casi, bandire la plastica potrebbe avere effetti ambientali peggiori di quelli che producono questi materiali. Potrebbero essere sostituiti con materiali con un impatto assai più rilevante sull’ambiente. «Ci sono parti del mondo piene di rifiuti di plastica, per cui dobbiamo prendere azioni forti», diceva ieri Bienkowska, la quale ha precisato che non si sta mettendo al bando la plastica ma l’uso della plastica dove c’è la possibilità di usare un materiale alternativo come la carta.

Precisa Zelcher: «Ripensare la progettazione e la produzione dei prodotti facilitandone riutilizzo e riciclo post-consumo è sicuramente il primo passo in questa direzione ma è necessaria la collaborazione delle istituzioni sul piano normativo-regolamentario e una maggiore educazione del consumatore».

Il flop del detersivo senza imballaggio
Un’osservazione a margine. Tutti difensori dell’ambiente a parole, ed entusiasti sostenitori del supermercato olandese senza imballaggi, ma quando si tratta di attivarsi con i fatti noi consumatori siamo molto più pigri e accidiosi di quanto diciamo: a dieci anni dall’introduzione in Italia dei detersivi alla spina, secondo un’indagine divulgata nei giorni scorsi questo tipo di prodotto si è rivelato un totale flop commerciale e viene respinto dai consumatori italiani.

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