Economia

Con lo smart working addio ai vecchi open space e alle postazioni fisse

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Con lo smart working addio ai vecchi open space e alle postazioni fisse

Chi ha frequentato negli anni passati il quarto piano del complesso di Piazza della Scala a Milano, dove ha sede la Direzione Global Transaction Banking di Intesa Sanpaolo difficilmente, tornandoci oggi, ne riconoscerà gli spazi. È qui che è stato sperimentato “Hive – Il futuro al lavoro” con cui la banca ha rinnovato la sede. Per realizzare Hive, è stato utilizzato lo smart working in modo proattivo, per far evolvere il ‘patto' tra azienda e persone. Sono molteplici le leve utilizzate: c’è quella fisica, con il superamento della scrivania assegnata individualmente, la riduzione al minimo degli archivi cartacei e la valorizzazione dei vincoli architettonici.

Poi c’è quella organizzativa e tecnologica, con l’impiego di strumenti che favoriscono il lavoro flessibile e la programmazione activity based della mobilità e dell’uso di sale e attrezzature. E infine la leva motivazionale, con la responsabilizzazione delle persone nei confronti degli spazi condivisi e l’orgoglio di costituire un modello da esportare all’interno della Banca.

«Con il progetto Hive abbiamo potuto toccare con mano le potenzialità che derivano dal mettere insieme la straordinaria competenza delle funzioni tecniche della nostra azienda con l’entusiasmo e le capacità ideative dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici. Questa realizzazione ci ha consentito di introdurre e apprezzare nuovi modi di lavorare in Intesa Sanpaolo e rappresenta un’esperienza a disposizione di tutto il Gruppo», afferma Roberto Battaglia, responsabile della direzione personale della Divisione Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo.

Il progetto pilota della maggiore banca italiana ha ricevuto insieme a Philips, Econocom e Luigi Lavazza, il premio “Copernico SmartPlaces Awards”, organizzato da Copernico in collaborazione con P4I - Partners4Innovation che ha l’obiettivo di valorizzare e condividere le “next practices” in tema di modelli di organizzazione e trasformazione degli spazi di lavoro.

Molta della trasformazione dei luoghi di lavoro si deve proprio allo smart working che nel nostro paese continua a conoscere una crescita senza sosta, soprattutto nelle grandi aziende. Secondo le ultime rilevazioni dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano oltre la metà delle aziende coinvolte ha già o sta per lanciare delle iniziative di lavoro agile, mentre il 36% del campione ha già dei progetti strutturati. Il passo naturalmente successivo allo smart working è il ripensamento delle modalità con cui si svolge il lavoro, ridefinendo gli spazi. Non a caso, tra le aziende che hanno avviato progetti di smart working, quasi la metà (47%) ha affiancato anche iniziative di ridisegno degli spazi fisici. «L’ufficio del futuro - spiega Mariano Corso, direttore Scientifico di Partners4Innovation - deve rimettere la persona al centro e deve consentire esperienze di lavoro che rispondano maggiormente alle diverse esigenze lavorative (activity based working) e stimolare comportamenti virtuosi coniugando una maggiore efficienza con il benessere, la sostenibilità, la socialità, l'arricchimento culturale e la formazione costante».

La Philips questo obiettivo lo sta perseguendo con la nuova sede di viale Sarca a Milano, che, come spiega Stefano Folli, ceo e presidente di Philips Italia, Israele e Grecia, «è molto più di una sede fisica, è l’apice di un percorso di profonda trasformazione e al tempo stesso un nuovo punto di inizio». «E poiché siamo profondamente convinti che il cambiamento parta sempre dall’interno, abbiamo ridisegnato i nostri spazi, specchio di un’organizzazione e di una cultura aziendale rinnovate - aggiunge Folli -. E lo abbiamo fatto a Milano, dove abbiamo ritrovato un terreno fertile per mettere in pratica le nostre ambizioni». La Econocom, che ha il suo core business nella digitalizzazione delle imprese, nell’Econocom Village ha creato uno spazio dove fisico e digitale si fondono per creare il progresso. Un progresso che è aperto al pubblico e dove si può toccare con mano le ultime evoluzioni tecnologiche. Come spiega il country manager Enrico Tantussi «il village interpreta il fenomeno della trasformazione digitale, che parte da un cambiamento culturale, e riflette il nostro posizionamento quale digital trasformation designer, come ci piace definirci. Stiamo percorrendo la digital revolution e per primi abbiamo voluto trasformare noi stessi, ribaltando l’organizzazione e i processi e favorendo una nuova cultura aperta, con scambi sia al nostro interno sia verso l’esterno». La Luigi Lavazza spa ha invece concretizzato il suo nuovo modello di lavoro nella Nuvola Lavazza, progettata da Cino Zucchi, che costituisce un modello di uffici all’avanguardia, studiati per il benessere dei dipendenti e con il massimo rispetto dell’ambiente. Il nuovo headquarter Lavazza a Torino è un “quadrilatero polifunzionale” di oltre 30mila metri quadrati nel cuore della città, che - attraverso una complessa operazione di riqualificazione di un’area industriale da tempo dismessa - ha trasformato e dato un nuovo volto, riqualificato e smart, al quartiere Borgata Aurora.

Storie diverse, ognuna con una forte identità che rappresentano un superamento dei modelli fino ad oggi fortemente radicati, come la postazione fissa assegnata, l’open space indifferenziato e l’ufficio singolo assegnato per status che mal si sposano con i principi di personalizzazione, flessibilità̀ e virtualità dei nuovi modelli di organizzazione del lavoro. Nell’interpretazione di Jacopo Muzina, head of Business Development & Strategic Partnership di Copernico e Managing Director di Clubhouse, «stiamo assistendo a un cambio di paradigma che possiamo definire From Space to Place. Il significato di ufficio diventa più liquido e aperto, il vero spazio lavorativo è quello che stimola la creatività delle persone, genera relazioni che oltrepassano i confini aziendali, stimola nuove idee e quindi nuovo business».

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