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Gaetano Stella: «L’Europa premia chi vuole innovare o…

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intervista

Gaetano Stella: «L’Europa premia chi vuole innovare o aggregarsi»

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Facciamo il punto sull’accesso ai fondi Ue da parte di professionisti insieme a Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni e componente neo eletto del Cnel che di recente ha incontrato Monika Panayotova, viceministro per la presidenza bulgara del Consiglio dell'Unione europea.

Quali notizie arrivano dall’Unione europea?

A dispetto delle anticipazioni che davano in diminuzione le risorse per le Pmi, l’Italia almeno in teoria, avrà più finanziamenti rispetto al passato. Questo perché sono stati aggiunti nuovi parametri, con le vecchie regole infatti il taglio delle risorse avrebbe riguardato anche noi. In pratica avremo più soldi perché siamo un Paese in “sofferenza”, e questa non è una bella notizia. Ora parte il confronto con gli altri Stati membri e i numeri potrebbero cambiare.

Qual è il bilancio della programmazione finanziaria 2014-2020?

Luci e ombre. Intanto i professionisti hanno avuto accesso a questi fondi solo dal 2016, quando abbiamo ottenuto dalla Ue la conferma che anche i professionisti, svolgendo un’attività commerciale, possono accedere ai fondi per le imprese. Un’apertura che non è stata colta da tutte le regioni, alcune sono state più virtuose, come Emilia Romagna, Toscana o Sardegna, e ci hanno permesso di presentare dei progetti a misura di professionista, altre meno. Di recente la Sicilia ha aperto un bando con fondi Ue per 15 milioni per sovvenzionare il tirocinio per accedere alle professioni ordinistiche; ora abbiamo proposto un progetto analogo alla regione Veneto che speriamo vada in porto.

In altre regioni, invece, le condizioni per accedere ai bandi erano, nei fatti , escludenti per i professionisti, quando per esempio prevedevano tra i requisiti l’iscrizione alla Camera di commercio.

Ha riscontrato altre difficoltà di accesso?

Il meccanismo Ue chiede dei partenariati e una pianificazione che poco si adatta ai professionisti, soprattutto se piccoli. A questa complessità si aggiunge il fatto che per accedere ai fondi Ue le professioni si sono mosse in ordine sparso, ognuna per sé, invece di fare rete e cercare alleanze. Inoltre gli stessi professionisti devono cambiare approccio culturale, perché non hanno colto la filosofia sottostante ai finanziamenti comunitari: la Ue non finanzia l’acquisto dei computer o dei software, ma può finanziare un processo di aggregazione o la digitalizzazione, i fondi servono a far crescere la competitività e in molti non l’hanno capito.

Si riuscirà a superare le complessità registrate con gli stanziamenti 2014-2020?

Dipende. La mancanza di semplificazioni non è un problema solo italiano. Per accedere alle risorse Ue viene chiesta una documentazione articolata e i bandi non sono sempre facili da interpretare. L’eccessiva burocratizzazione, prevista per evitare abusi, rende la macchina complessa e farraginosa, un problema che riguarda tutti, non solo i professionisti che seppur abituati al “burocratese” si sono trovati in difficoltà.

Conprofessioni ha organizzato corsi di europrogettazione nelle principali città della penisola anche grazie a un accordo con la Camera di commercio belgo-italiana. Un’attività di formazione sul territorio per spiegare come partecipare ai bandi e formare personale ad hoc. Ora ne sappiamo molto più di prima e questo ci pone in una situazione diversa rispetto passato.

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