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«In Italia servono alberghi icona per i turisti raffinati»

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«In Italia servono alberghi icona per i turisti raffinati»

Sir Rocco Forte
Sir Rocco Forte

«L’Italia ha un potenziale enorme, ma deve favorire di più gli investimenti nel turismo, servono più certezze e iter burocratici più snelli per cogliere tutte le opportunità». A parlare è Sir Rocco Forte, nato in Gran Bretagna, passaporto inglese, ma italianissimo nel cuore, nel business e nella lingua. Studi all’Università di Oxford (Pembroke College) negli Anni 60, Sir Rocco coltiva un grande obiettivo dallo spessore storico-umanistico: «Vorrei che i nostri clienti, per lo più internazionali e interessati a cultura e lusso di charme, potessero visitare l’Italia con un Grand Tour attraverso i nostri alberghi». Rocco è figlio di Carmine (Charles) Forte emigrato in Scozia dall provincia di Frosinone ai primi del Novecento e fondatore di attività nel settore della ristorazione e dell’accoglienza.

«L’Italia è meta ideale del turismo internazionale con particolare riuguardo per quello di fascia alta - spiega Forte - . I flussi sono in grande crescita e bisognerebbe intercettarli nella maniera giusta. Per fare questo occorre promuovere, sostenere gli investimenti, a livello locale e nazionale. C’è spesso troppa incertezza sui progetti, serve chiarezza sui tempi, gli investitori vogliono interlocutori adeguati».

L’occasione per un confronto con Rocco Forte è la riapertura dello storico Hotel Savoy di Firenze (proprietà Ferragamo) in questi giorni con il tocco glamour di Laudomia Pucci e la sapiente regia design di Olga Polizzi, sorella di Rocco.

«Puntiamo molto sull’Italia, il prossimo passo è l’apertura a Roma dell’Hotel de la Ville con una importante ristrutturazione d’intesa con Reale Group - spiega Forte. Raddoppiamo la nostra presenza con un nuovo albergo di lusso accanto all’iconico Hotel De Russie, sempre in zona Piazza di Spagna. Il potenziale di Roma è eccezionale, i panorami dalle terrazze sono mozzafiato; il progetto vale una quarantina di milioni». Nell’operazione entra anche un palazzo in Via del Babuino che verrà ristrutturato con residenze a 5 stelle.

E i prossimi sviluppi? Rocco Forte sta valutando numerose opportunità, da 11 strutture vorrebbe arrivare a 25 nell’arco di 4 o 5 anni. «Vogliamo essere presenti a Milano, destinazione in grande fermento, ed anche a Venezia - spiega -. Guardiamo con estrema attenzione al Sud, a Napoli, alla Costiera amalfitana ed alle opportunità in Sicilia dove siamo già con il Verdura resort di Sciacca collegato ad una destinazione golf di rilievo internazionale. Tutto il Sud è di estremo interesse. La Regione Sicilia sta mostrando dinamismo anche se i livelli di spesa delle risorse Ue per promuovere investimenti sul territorio, ad esempio, sono ancora limitati».

E veniamo all’estero: gli hotel Rocco Forte, tutte icone del turismo di lusso, sono presenti in Grand Bretagna, Germania, Belgio, Russia e Arabia Saudita. «La prossima operazione sarà a Shanghai - aggiunge - nell'ambito di un grande progetto di riqualificazione e sviluppo urbano. L’albergo aprirà nel 2020. Ma stiamo anche guardando alle principali destinazioni, come New York e Miami in Usa oppure Parigi. Stiamo studiando anche operazioni nel Golfo persico, visto che siamo già presenti a Jeddah, avevamo un piano di sviluppo in Medio Oriente che è stato rallentato dalle crisi politiche ma l’area è molto interessante. Probabile anche un nuovo albergo in Germania, stiamo valutando Amburgo». Rocco Forte ha siglato una partnership strategica con gruppo Cdp che ha rilevato il 23% del gruppo alberghiero con un aumento di capitale da 73 milioni.

«Siamo una grande piattaforma di valorizzazione del made in Italy - sottolinea Forte -. Guardiamo al food di alta qualità: a Londra per l’Hotel Brown di Mayfais abbiamo come chef Heinz Beck, tre stelle Michelin. Nei nostri hotel in Germania i ristoranti sono italiani. Anche a Jeddah l’offerta gastronomica è italiana».

Nell’arco di un anno abbiamo circa un milione di presenze. Il giro d’affari dell’ultimo esercizio è stato poco meno di 200 milioni di euro, per il 30% relativo all’Italia.

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